Lorenzo Jovanotti e la figlia, come due gocce d’acqua. Le foto del cantante con Teresa

foto Guido Harari

ARCHIVIO NEWS AGGIORNATO AL MAGGIO 2005.
Le notizie che seguono sono tratte da quotidiani, settimanali, siti internet e agenzie di stampa. Sono in ordine cronologico, dalla più recente alla più datata.

Lunedм 31 maggio 2005, Alassio – alle ore 21,30 alla Osteria mazzaluna di Alassio, in Vico Berna n.6 Serata tributo dedicata a Fabrizio De Andrи con i “Corbe de coi”, tre ore di musica interamente dedicate al grande Faber. Reduci da una fortunata tournée teatrale con Elisa Giampieri, dove hanno portato sul palcoscenico “L’ho visto di spalle che partiva”, tratto da Storia di un impiegato, i Corbe de coi ritornano alle antiche origini in uno dei locali storici della riviera ligure di ponente.
Paolo Ferrando, voce e chitarra
Corrado Trabujo, violino
Marco Moro, flauto traverso e fisarmonica
Pino Caratozzolo, pianoforte e voce
Fabrizio Dossena, chitarra e voce
info 0182 640387

Venerdм 27 maggio 2005, Castelnovo Sotto – Nell’ambito dell’iniziativa “Musica e Parole” il Progetto per l’autosufficienza in Madagascar, in collaborazione con il Comune di Castelnovo Sotto, presenta una serata dal titolo “Ribelli!”. Canzoni di Fabrizio De Andrи con: Alessandro Paterlini (chitarra e voce), Lorenzo Mellini (chitarra), Rossana Rossi (flauto), Riccardo Spaggiari (percussioni). Testi di Pino Cacucci e altri recitati da Mauro Bertozzi, Anna Bertolini e Stefano Bertocco. Ingresso a offerta. Il ricavato sarа devoluto a Emergency e al Fondo di Solidarietа per il Sud-Est asiatico del Comune di Castelnovo Sotto. , Chiesa della Madonna, ore 21:15.

Genova, 3 settembre 2004 – Un sentiero per Fabrizio – Viene intitolato oggi a Fabrizio De Andrè il sentiero attiguo alla Villa Bozano di Sarissola (Busalla), nella quale il cantautore genovese ha soggiornato in più periodi della sua vita ed alla quale era molto legato. Con la «Passeggiata Fabrizio De Andrè» il comune di Busalla ha così voluto rendere omaggio alla figura dell’artista. L’ iniziativa si deve al Club Fabrizio De Andrè Valle Scrivia, con sede a Busalla presso la società di Mutuo Soccorso «Fra i Liberi Operai». La via campestre, pittoresca e romantica, dalla strada per il Santuario della Bastia si sviluppa fino agli antichi trogoli della vecchia Sarissola. Alla festa di inaugurazione, prevista per le 18 di oggi, intervengono Sergio Di Tonno (Teddy), cultore e studioso del mondo dello spettacolo, Lorenza Bozano, amica di Fabrizio De Andrè e rappressentanti della Fondazione De Andrè di Milano. L’inaugurazione della «Passeggiata De Andrè» è una delle numerose iniziative organizzate nell’ambito della manifestazione «S 2004», popolare «Superfiera Campestre» di Sarissola.

La Spezia, 29 luglio – Genova, Porto Antico 31 luglio – Satya Grà presenta “A forza di essere vento. Un anno dopo”. Spettacolo musicale tra De Andrè, Montale e i Vangeli Apocrifi. Dopo il successo riscosso lo scorso anno, lo spettacolo – omaggio a Fabrizio De Andrè, ritorna in una nuova versione nella stagione estiva 2003 e propone due indimenticabili serate. Con Ensemble Franziska, Pietro Sinigaglia, Four Step Choir, Scuola di Samba Batebalengo, Mara Baronti, Roberto Alinghieri. Progetto e direzione di Gloria Clemente.

Milano, 4 luglioUn Dvd della rivista «A» col film di Bigoni e Giuffrida – Omaggio a Fabrizio De André Un ricordo delle scelte anarchiche e libertarie del cantautore genovese, con un libretto di testimonianze e scritti vari. Anche due interpretazioni originali di Moni Ovadia e Lella Costa nel dvd con parte del ricavato destinato a Emergency. Uno strano prodotto è approdato in diverse librerie e negozi da pochi giorni. Si tratta di un Dvd+libretto, intitolato Ma la divisa di un altro colore, numero straordinario della rivista anarchica A (costo 20 euro, sito www.anarca-bolo.ch/a-rivista), con parte dell’utile ricavato dalle vendite destinato a Emergency e in particolare al Centro Chirurgico di Goderich, in Sierra Leone. È il terzo omaggio a Fabrizio De Andrè dedicato principalmente al suo impegno profondamente antimilitarista e antibellico dopo il dossier Signora libertà, signorina anarchia (24 pagine di articoli e interviste sull’autore di Marinella, pubblicato nel 2000) e il il cd+libretto ed avevamo gli occhi troppo belli (con alcuni discorsi di Fabrizio e l’interpretazione inedita I carbonari, 2001). Nella confezione di Ma la divisa di un altro colore c’è il documentario Faber, realizzato dai registi Bruno Bigoni e Romano Giuffrida nel 1999, dove sono intervistati una quindicina di amici non famosi del cantautore, dal prete che fece da tramite durante il rapimento al Rom che lo aiutò per una sua canzone dedicata agli zingari e due straordinarie e originali interpretazioni (La guerra di Piero cantata da Moni Ovadia che si accompagna alla chitarra e Il girotondo, interpretato da Lella Costa con l’aiuto di Mauro Pagani al flauto traverso e da un coro di voci bianche). Nel libretto, dopo la dedica di Dori Ghezzi e l’introduzione della redazione della rivista anarchica A ci sono un’intervista, quasi sconosciuta, rilasciata da De André ad un periodicoantimilitarista nel 1991, uno scritto del 1914 contro la guerra dell’anarchico Errico Malatesta («io non sono un pacifista. Io lotto, come facciamo tutti, per il trionfo della pace e della fraternità fra tutti gli esseri umani: ma non ignoro che il disarmo non potrà essere realizzato se non attraverso il mutuo consenso e quindi fintanto che vi saranno uomini pronti a violare la libertà altrui si impone a questi ultimi la difesa se non vogliono essere eternamente battuti; so pure che l’attacco è spesso, se non il solo, il più efficace mezzo per difendersi. »), un brano di Marina Padovese sugli stupri e altre violenze contro le donne nei recenti conflitti balcanici; la testimonianza di Teresa Sarti (presidente di Emergency) sull’incontro a metà degli anni ’90 tra lei e Gino Strada da una parte e De Andrè e Dori Ghezzi dall’altra, e altri contributi scritti che analizzano le canzoni di Cohen e del poeta genovese. -da Il Manifesto

Montramito Massarosa, 2-3 luglio, “Ciao Amico Fragile”, omaggio a Fabrizio De André. Mostre di foto, dischi, Manifesti, libri e altro. Proiezione del documentario “Faber”, di Bigoni e Giuffrida, Kinnara in concerto-tributo a Fabrizio De André.

Cagliari, 30 giugno, A quattro anni dalla morte il suo ricordo è più vivo che mai. E lo è altrettanto la voglia di conoscerlo, di saperne di più, di scoprire che cosa davvero Fabrizio De Andrè voleva raccontare e comunicare con le parole ma soprattutto con la musica. «Questo di Cagliari è il più bel convegno su De Andrè dei tanti, tantissimi ai quali ho finora partecipato», dice Franco Fabbri, musicologo e musicista (ex Stormy Six), uno dei relatori più attesi del seminario di studi internazionale «Cantami di questo tempo. Poesia e musica di Fabrizio De Andrè», organizzato dall’ Associazione culturale Portales e dal Dipartimento di Filologie e letterature moderne dell’ Università di Cagliari, aperto tre giorni fa dalla compagna d’ arte e di vita di De Andrè, Dori Ghezzi, e chiuso questa mattina. «Questa volta si è cercato di andare oltre le celebrazioni e i ricordi – spiega Fabbri -, per riappropriarsi di quelle canzoni che ci aiutano a mettere la pulce nell’ orecchio, per far capire che nelle Università la musica serve», anche se nelle aule finora ci è entrata molto poco, al contrario della storia del cinema, della radio o della Tv. Per una sorta di snobismo da parte di chi non si rende conto di quanto la ‘popular music’ (materia di cui Fabbri è docente all’ Università di Torino) aiuti invece a capire fino in fondo la società in cui si vive, fornendone uno spaccato altrimenti difficile da affrescare. Uno snobismo – osserva il musicologo – cominciato con Gutemberg, inventore della stampa, e materializzatosi col passare degli anni nella convinzione che solo quello che è scritto, nero su bianco, sia degno di essere studiato, il resto no, è solo ‘altrò rispetto a una cultura ben definita«. Insiste, Fabbri, sulla musica: perchè il rischio, con un poeta dell’ anima come De Andrè, è che tutta l’ attenzione venga catturata dalle parole, quelle parole che raccontano la vita e in cui, prima o poi, ci si ritrova. E invece, ci sono molte cose che le parole non dicono e la musica sì: »Nella Canzone di Marinella, per esempio – sottolinea il musicologo -, non c’ è traccia dell’ uccisione di una prostituta, fatto di cronaca a cui quella canzone era realmente ispirata; in quel testo fiabesco a metà fra Medioevo e Rinascimento è tutto molto sfumato. Invece, nella musica, quel fatto di cronaca c’ è, perchè ha una coloritura drammatica che riconduce ad altri temi musicali, primo fra tutti quel Deguello di Dmitri Tiomkin, colonna sonora del film ‘Un dollaro d’ onorè, rimasto al primo posto della classifica dei 45 giri per 27 settimane nel 1959: ci sono trombe e chitarre che danno vita a un ritmo malinconico, a tratti dalla cadenza militare. Insomma – conclude Fabbri – la musica non è diversa da letteratura e poesia. E le canzoni sono oggetti culturali perchè fatti di testo e musica, fra loro in relazione tutt’ altro che banale«. Il successo del convegno sta anche nei numeri: 25 relatori che hanno parlato di testi e musica, ma anche del rapporto di amicizia e stima con De Andrè, e l’ aula magna del Polo umanistico, 400 posti, sempre piena. »C’ è stata una notevole ricchezza di interventi, sia dal punto di vista musicale che del testo – dice Giovanni Pirodda, presidente dell’ associazione Portales e direttore del Dipartimento di Filologie e Letterature moderne – I tecnici della musica hanno chiaramente analizzato i procedimenti musicali di De Andrè, dimostrando come l’ apparente semplicità nasconda una notevole complessità, poichè ci sono strumenti ripresi da etnie diverse che si uniscono alla capacità di utilizzare i gesti vocali presenti nella tradizione, nell’ orecchio del pubblico, utilizzandoli come citazioni per ottenere effetti nuovi. C’ è stato poi chi ha analizzato i testi: anche in questo caso, estremamente originali, perchè risultato degli influssi della poesia inglese, delle cantate medioevali, di linguaggi e tradizioni popolari. Il nostro intento è quello di capire il valore della letteratura nell’ epoca della multimedialità – precisa Pirodda – mettendola in rapporto con quello che la circonda, in questo caso con la musica. E devo dire che le canzoni di De Andrè entrano a pieno titolo nella letteratura«. Fra gli altri relatori, Ignazio Macchiarella (etnomusicografo), Mauro Pagani, dalla cui decennale collaborazione con De Andrè sono nate »Creuza De Ma« (’84), »Le nuvole« (’90) e il doppio live »Concerti« (’91), i musicologi Gianluigi Mattietti e Marinella Ramazzotti, e il ricercatore Stefano Sanjust, che ha analizzato uno dei lavori più significativi di De Andrè: »Non al denaro non all’ amore nè al cielo.

Cagliari, 26 giugno, Cantami di questo tempo. Poesia e musica in Fabrizio De Andrè» è il convegno internazionale che si terrà da giovedì prossimo, 26 giugno, fino a sabato 28 a Cagliari, nell’aula magna del polo umanistico dell’università, a Sa Duchessa. Le canzoni del cantautore genovese, che nel 2001 gli valsero un premio speciale alla memoria, attribuitogli dalla giuria del prestigioso Librex-Montale, saranno analizzate da ricercatori e docenti universitari, ma anche da alla moglie Dori Ghezzi, dal musicista Mauro Pagani, legato a De Andrè da una lunga collaborazione. Fra i relatori anche il musicologo Franco Fabbri, Jean Guichard, italianista dell’università di Lione, Gialuigi Mattietti, docente di composizione al Conservatorio di Cagliari, e l’etnomusicologo Ignazio Macchiarella. Il convegno, organizzato dall’associazione culturale Portales e dal dipartimento di filologie e letterature moderne dell’ateneo cagliaritano, comincerà giovedì alle 16, alla presenza di Dori Ghezzi. I giorni successivi l’inizio dei lavori è previsto alle 9.30″

Milano, 13 maggio 2003 Spazio Oberdan, via Vittorio Veneto
ore 20.30: “Faber”, di Bigoni e Giuffrida
ore 22.00: “Parole e canzoni”

Sasso Marconi, 24 aprile 2003 , al Centro giovani “Papinsky”, in via Ponte Albano (ex Putte ist.Agrario 20 mt stazione)Spazio Oberdan, via Vittorio Veneto, ore 20.45: “Faber” di Giuffrida e Bigoni.
Info: malfeda@libero.it 3392309012

Venerdì 11 aprile ore 21 – Facciamo Canzone 2003 – Gran finale per Facciamo Canzone, manifestazione organizzata dal Comune di Bagno a Ripoli per ricordare Fabrizio De André, arrivata al suo quarto anno di vita. Presso il Teatro Comunale di Antella, in via di Montisoni 10, Facciamo Canzone presenta un’altra serata dedicata alla canzone di qualità, con:
1. The Gang in concerto
2. Special guest Del Sangre
3. Esibizione di un gruppo finalista al Rock Contest
INGRESSO GRATUITO.
Informazioni: Ufficio Relazioni con il Pubblico del Comune di Bagno a Ripoli, tel. 055/6390.222.

3 aprile 2003 – Per la serie ‘Ritrattì di Giancarlo Governi, Raitre proporrà alle 23.30 ‘Fabrizio De Andrè – Questa di Fabrizio è una storia verà.
Il programma, ideato e condotto da Giancarlo Governi e scritto con Leoncarlo Settimelli, racconta la biografia del cantautore italiano spesa tra la creatività artistica e una scelta di vita impegnata e coerente.

Genova, 2 aprile 2003 – Via del Campo diventerà la via dei cantautori genovesi mentre il museo intitolato a Fabrizio De Andrè, aperto quattro anni fa da Gianni Tassio, commerciante di dischi e amico dello storico cantautore, sarà inserito nel sistema museale pubblico della città. Sono gli obiettivi di un comitato costituitosi oggi in Regione in vista del 2004 e che sarà presto allargato nell’ arco di una settimana anche al Comune di Genova.
Per ora ne fanno parte lo stesso Tassio, i cantautori locali, i costruttori edili impegnati nel recupero delle facciate della storica via del centro storico genovese, la circoscrizione e la Fondazione Colombo. «È un momento storico per Genova e la sua cultura, non solo musicale – ha commentato il vice presidente della Regione Gianni Plinio -. Abbiamo raccolto l’ appello lanciato da Gianni Tassio che da quattro anni porta avanti personalmente il ricordo di Fabrizio De Andrè e contribuisce, con il suo negozio di dischi in Via del Campo e con il museo, a mantenere viva una zona del centro storico fino a qualche anno fa degradata. A breve preparemo un’ iniziativa in vista del 2004 e faremo del museo un centro di attrazione internazionale». Fra una settimana, ha annunciato Plinio, il comitato si allargherà e coinvolgerà anche il sindaco Giuseppe Pericu e Dori Ghezzi. «Quello – ha detto Plinio – sarà il punto di partenza per pianificare gli avvenimenti culturali legati alla musica dei cantautori genovesi che avranno come teatro un’ area completamente restaurata».
«Sono contento del coinvolgimento che si è creato – ha detto Gianni Tassio – spero che il museo possa essere rilanciato ed entrare nel sistema museale diventando patrimonio pubblico. Il mio obiettivo è fare in modo che soprattutto nel 2004 Genova non dimentichi Fabrizio De Andrè e che via del Campo dopo il recupero architettonico possa essere recuperata anche socialmente».

Sasso Marconi, 24 aprile 2003 , al Centro giovani “Papinsky”, in via Ponte Albano (ex Putte ist.Agrario 20 mt stazione)Spazio Oberdan, via Vittorio Veneto, ore 20.45: “Faber” di Giuffrida e Bigoni.
Info: malfeda@libero.it 3392309012

Venerdì 11 aprile ore 21 – Facciamo Canzone 2003 – Gran finale per Facciamo Canzone, manifestazione organizzata dal Comune di Bagno a Ripoli per ricordare Fabrizio De André, arrivata al suo quarto anno di vita. Presso il Teatro Comunale di Antella, in via di Montisoni 10, Facciamo Canzone presenta un’altra serata dedicata alla canzone di qualità, con:
1. The Gang in concerto
2. Special guest Del Sangre
3. Esibizione di un gruppo finalista al Rock Contest
INGRESSO GRATUITO.
Informazioni: Ufficio Relazioni con il Pubblico del Comune di Bagno a Ripoli, tel. 055/6390.222.

3 aprile 2003 – Per la serie ‘Ritrattì di Giancarlo Governi, Raitre proporrà alle 23.30 ‘Fabrizio De Andrè – Questa di Fabrizio è una storia verà.
Il programma, ideato e condotto da Giancarlo Governi e scritto con Leoncarlo Settimelli, racconta la biografia del cantautore italiano spesa tra la creatività artistica e una scelta di vita impegnata e coerente.

Genova, 2 aprile 2003 – Via del Campo diventerà la via dei cantautori genovesi mentre il museo intitolato a Fabrizio De Andrè, aperto quattro anni fa da Gianni Tassio, commerciante di dischi e amico dello storico cantautore, sarà inserito nel sistema museale pubblico della città. Sono gli obiettivi di un comitato costituitosi oggi in Regione in vista del 2004 e che sarà presto allargato nell’ arco di una settimana anche al Comune di Genova.
Per ora ne fanno parte lo stesso Tassio, i cantautori locali, i costruttori edili impegnati nel recupero delle facciate della storica via del centro storico genovese, la circoscrizione e la Fondazione Colombo. «È un momento storico per Genova e la sua cultura, non solo musicale – ha commentato il vice presidente della Regione Gianni Plinio -. Abbiamo raccolto l’ appello lanciato da Gianni Tassio che da quattro anni porta avanti personalmente il ricordo di Fabrizio De Andrè e contribuisce, con il suo negozio di dischi in Via del Campo e con il museo, a mantenere viva una zona del centro storico fino a qualche anno fa degradata. A breve preparemo un’ iniziativa in vista del 2004 e faremo del museo un centro di attrazione internazionale». Fra una settimana, ha annunciato Plinio, il comitato si allargherà e coinvolgerà anche il sindaco Giuseppe Pericu e Dori Ghezzi. «Quello – ha detto Plinio – sarà il punto di partenza per pianificare gli avvenimenti culturali legati alla musica dei cantautori genovesi che avranno come teatro un’ area completamente restaurata».
«Sono contento del coinvolgimento che si è creato – ha detto Gianni Tassio – spero che il museo possa essere rilanciato ed entrare nel sistema museale diventando patrimonio pubblico. Il mio obiettivo è fare in modo che soprattutto nel 2004 Genova non dimentichi Fabrizio De Andrè e che via del Campo dopo il recupero architettonico possa essere recuperata anche socialmente».

Sabato 15 Marzo – Osnago (LC) Inaugurazione “Spazio Opera Fabrizio De Andre’” V.le Rimembranze – Concero dei “Mercanti di liquore”

CORREGGIO (REGGIO EMILIA), 24 NOV – LA SCRITTRICE ATTRICE MAZZANTINI PER UNA SERA COL MARITO A CORREGGIO – La scrittrice Margaret Mazzantini, premio Strega 2002, è tornata attrice per una sera. È successo ieri a Correggio (Reggio Emilia), dove l’ autrice di ‘Non ti muoverè è salita sul palco del comunale ‘Asiolì con il marito, l’ attore Sergio Castellitto, per ‘Del metallo e della carnè, lettura scenica di testi sul lavoro. Lo spettacolo, con musiche di Nicola Piovani e Fabrizio De Andrè, ha chiuso ‘FestivalStoria 2002’, settimana culturale organizzata da 7 comuni con la Provincia di Reggio Emilia e la Regione. Castellitto ha scelto i brani con la moglie e con Piergiorgio Paterlini e Marco Sotgiu, curatori per ‘Casamattà di questo terzo Festival. Sono state lette pagine, tra gli altri, di Busi, D’ Eramo, Primo Levi, Pennac, Pratolini, Verga. Per la Mazzantini applausi a scena aperta dopo il brano di una ex-sindacalista reggiana: «Fra tante storie inventate che sembravano vere, questa è così vera da sembrare inventata» ha detto Castellitto chinandosi a stringere la mano all’ autrice, Marisa Iori, seduta in prima fila. In platea anche Valentino Parlato, fondatore ed ex-direttore del quotidiano ‘il Manifestò, e Luciana Castellina, protagonista di uno dei dibattiti e autrice con Mazzantini, Sotgiu e Paterlini,di ‘Album’ su La7. Margaret Mazzantini, 41 anni, mancava dalle scene dal 1996, quando portò in tournè con Nancy Brilli la propria commedia ‘Manolà, con regia del marito. ‘Del metallo e della carnè era stato pensato per la manifestazione reggiana, ma, vista la soddisfazione degli autori e il successo di pubblico (teatro subito esaurito e molte centinaia di richieste) non è esclusa una ripresa. (ANSA)

Asti – 24/11/02 STASERA AL DIAVOLO ROSSO CONCERTO DEDICATO AL CANTAUTORE, DOMANI TEATRO – Una piazza per De Andrè sostenuta da una raccolta di firme
Perchè non intitolare una via o una piazza a Fabrizio De André? Soprattutto perchè no, visto che il cantautore genovese ha trascorso alcuni anni dell´infanzia ad Asti, dai nonni. Stasera alle 21,30 al Diavolo Rosso sarà presentata la proposta di dare il suo nome alla piazza dell’ex caserma Colli di Felizzano, destinata a diventare sede dell’università. Interverranno l´assessore comunale per le Politiche giovanili Giuseppe Passarino, il segretario di Astiss Francesco Scalfari e Luigi Viva, biografo e fondatore con Dori Ghezzi della Fondazione Fabrizio De André. Seguirà il concerto di «Geremia & gli amici» (Ettore Vigo, tastiere e cori, Roberto Paravagna, chitarre e voce, Luca Repetti, batteria e cori, Elena Toccalino, voce, Enrico Viotti, violino, Giorgia Vigo, voce, Andrea Mazzarello, basso, Francesca Bottero, flauti e ottavino, Sandro Vignolo, percussioni), dedicato alle canzoni di De Andrè. La serata è organizzata con Rovero Vigneti e Cantine, distilleria e agriturismo di San Marzanotto che offriranno in degustazione vini, grappe e barbera chinata. Il Diavolo Rosso aveva già lanciato una proposta del genere nel novembre di due anni fa; promosse anche una raccolta di firme. Il cantautore genovese ebbe un’infanzia astigiana nel periodo della guerra, dal ’42 al ’45, ebbe cari alcuni astigiani per tutta la vita e lasciò segni astigiani nei suoi brani, dalla «Canzone di Marinella» alla «Guerra di Piero». Se ne parlò in una giornata intitolata «Bicio, in ricordo di Fabrizio De André – un incontro, un film, un concerto», in cui biografi, musicisti, giornalisti e amici ricordarono le radici astigiane di De André e del suo mondo artistico. Domani sera (25/11), con inizio alle 21, al Diavolo Rosso sarà invece la volta del teatro. Di scena la compagnia Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa (recitano Alessandro Curti, Paolo Oricco, Roberta Cavallo, Elena Serra, Maria Luisa Abate, Isadora Pei, Michele Di Rocco) con «Il malato immaginario» di Molière. La compagnia torinese, fondata nel 1986 da Marco Isidori (regista) e Daniela Dal Cin (scenografa e costumista) con Maria Luisa Abate (attrice), è sicuramente tra le più originali e interessanti del panorama del teatro di ricerca italiano degli ultimi anni. Presenterà una propria versione della commedia di Moliére interpretata come visione e gioco, in un allestimento leggero di irresistibile comicità. Ingressi: 9 euro, ridotti 7 euro. (La stampa)

GENOVA, 22 NOV – SUCCESSO A GENOVA PER LA PRIMA DI ‘APPUNTI DI VIAGGIÒ (ANSA) –
Ha raccolto applausi interminabili «Appunti di viaggio, pagine sparse per uno spettacolo futuro», il nuovo lavoro messo in scena ieri sera al Teatro Modena di Genova da Claudio Bisio con la regia di Giorgio Gallione e i testi di Michele Serra e Giorgio Terruzzi. «Appunti di viaggio» è la storia di un impiegato qualunquista che ha attraversato indenne il ’68 da giovane e si ritrova a fare un bilancio della sua vita fra gesti mai compiuti, scelte rimandate, difficoltà nel capire il mondo dei figli catturati nella morsa del consumismo, della televisione, del mito del top e del successo. Televisione che però sarà ancora presente nell’immediato futuro di Bisio che dopo la tournee di «Appunti di viaggio» (dal 26 novembre all’8 dicembre a Roma al Parioli, poi fra il 10 e il 19 dicembre in varie città: Legnano, Castiglion Fiorentino, Siena, Prato, Carrara) tornerà a Zelig: «Stiamo preparando la nuova edizione che debutterà a gennaio in prima serata e pertanto con una maggiore lunghezza a puntata e più ospiti. Saranno con me la Hutzinger e gli altri dell’ultimo Zelig, ma contiamo di proporre anche qualche volto nuovo. Intanto, un assaggio lo offriremo a Natale con uno special». «Spettacolo futuro» fa pensare ad una ipotesi di teatro, a un testo ancora da verificare, strutturare sul piano drammaturgico. In realtà si tratta di una performance assolutamente compatta, scorrevole e divertente, accolta da applausi a scena aperta e da interminabili battimani finali non solo al simpatico attore, ma anche alle bravissime componenti del gruppo strumentale genovese Zelig (Ilaria Bellia, violino, Ilaria Bruzzone, viola, Mariana Carli, violoncello e Francesca Rapetti, flauto). «In effetti – è stato il commento a caldo di Bisio – lo spettacolo c’è già, siamo andati oltre a quello che con Gallione avevamo pronosticato. Certo ci sarà qualche ritocco da fare e soprattutto sarà necessario tenersi aggiornati sulle notizie, sulla quotidianità ». Lo spunto musicale è fornito dal disco di Fabrizio De Andrè (cui Bisio si è già dedicato tempo fa con Gallione nella Buona novella) uscito nel 1973, ‘Storia di un impiegatò. È naturalmente solo un punto di partenza anche se le musiche di De Andrè (e la sua voce) punteggiano lo spettacolo alternandosi alle belle esecuzioni dal vivo del Quartetto Zelig. Gallione e Bisio fanno un’operazione di teatro estremamente efficace giocando anche con le citazioni. Emergono allusioni a Gaber, trovano spazio divertenti cronache di Serra in un’abile miscellanea di comico e di grottesco, con qualche punta di malinconia. Bello il monologo sui bambini di sinistra, simpatica la demonizzazione della TV con l’obbligata presa di distanza di Bisio dagli autori laddove si auspica la fine del mezzo e la condanna a morte di tutti i conduttori.

Cadorago (CO) – sabato 16 novembre ore 21
La Biblioteca di Cadorago (Como) presenta un omaggio a Fabrizio De Andrè
all’auditorium di Via Manzoni
Interpreti G.Sanzari e P.Vimercati
Ingresso gratuito

Roma – Giovedì 31 Ottobre 2002 ore 21.30
“Vicolo De’ Musici – Folkosteria”, nell’ambito del ciclo “Anime salve –
Canzone d’autore” (tutti i giovedì del mese) presenta:
Marcello Canzoniere e Roberto Petruccio (Voce e chitarre) (Voce e tastiere) in:
“Anime salve”
Tributo a Fabrizio De André
“Vicolo De’ Musici – Folkosteria”
Via della Madonna dei Monti, 28 (Roma)
Tel. 066786188
Internet: www.vicolodemusici.it
Ingresso libero

Bagno a Ripoli, 23 settembre 2002 – “Facciamo canzone’: un Concerto nella Scuola con Tiziano Mazzoni Group e Barbara Di Prospero. Facciamo Canzone, la manifestazione organizzata dal Comune di Bagno a Ripoli, in collaborazione con Larione 10-Music & Media ed Ernesto De Pascale, per ricordare Fabrizio De André, prosegue nella sua attività con le istituzioni didattiche e gli studenti di Bagno a Ripoli, e lo fa con un Concerto nella Scuola, che si svolgerà Venerdì 27 settembre 2002, alle ore 11.30, presso il Giardino I Ponti, a Bagno a Ripoli/Capoluogo.
In programma:
· Tiziano Mazzoni Group (Cover di Fabrizio De André);
· Barbara Di Prospero (che eseguirà anche cover di Lucio Battisti);
· Gruppo Uzzo
Barbara Di Prospero, giovane ed emergente cantautrice romana, ha scelto Firenze come base per il lancio della sua carriera, con una band sparsa per tutto il Centro-Italia, che si ritrova periodicamente nel capoluogo toscano. Nella nostra città, si è già esibita diverse volte, in locali importanti come il Tenax, l’Auditorium Flog e Le Rampe, e partecipando, nello scorso maggio, alla terza edizione di Facciamo Canzone, e, in àmbito regionale, alla Festa della Musica di Livorno e, a luglio, all’On the Road Festival di Pelago. Questa estate ha ottenuto importanti successi, vincendo la rassegna Cantautori 2002 e il Premio Speciale Siae, tutti riconoscimenti nazionali che la stanno conducendo alla grande al suo primo disco, previsto per gli inizi del 2003.
Il Tiziano Mazzoni Group propone un estratto dal progetto SHILOQ!, in memoria ed omaggio a FABRIZIO DE ANDRE’, che sta portando in tour per tutta l’Italia. Tiziano Mazzoni è uno dei più autorevoli ed apprezzati interpreti delle canzoni di Fabrizio De André a livello nazionale.
Il Gruppo Uzzo è uno dei complessi maggiormente interessanti emersi fra i partecipanti delle due edizioni del premio Ho scritto una canzone-Grazie a Fabrizio De André, organizzato sempre nell’àmbito di Facciamo Canzone.
Informazioni: Ufficio Relazioni con il Pubblico del Comune di Bagno a Ripoli, tel. 055/6390.222. L’UFFICIO STAMPA – Enrico Zoi www.comune.bagno-a-ripoli.fi.it – E-mail: urp@comune.bagno-a-ripoli.fi.it

Perugia, Sabato 21 settembre – ore 20,30 Chiostro di San Lorenzo (Piazza IV Novembre) SERATA DE ANDRE’
Le musiche, i pensieri e i personaggi dell’artista genovese rivisitate in uno spettacolo-tributo dei Diesisteatrango (teatro musicale ispirato ai protagonisti delle canzoni di Fabrizio De Andrè) Trio Princesa (pianoforte, fisarmonica, voci e percussioni per una rilettura originale del repertorio di De Andrè in chiave jazz). Ingresso 5 Euro. L’incasso della serata andrà a sostegno di progetti a favore dell’istituto per l’infanzia abbandonata “Zmaj” di Belgrado e della Fondazione “Sergio Castro Onlus” di San Cristobal de las Casas, Mexico. Organizzata con il Patrocinio della Fondazione Fabrizio De Andrè e con il contributo dell’Informagiovani-Comune di Perugia

Genova, 21 settembre – Come Lucio Battisti che al culmine del suo successo in Italia tentò, con scarsa fortuna, la conquista dei mercati musicali americani, anche Fabrizio De Andrè, o più probabilmente il mondo discografico che lo seguiva negli anni ’70, fu tentato da una analoga esperienza. Anche se, a differenza di Lucio Battisti, che trascorse sei mesi a New York, De Andrè non si mosse mai da Genova. A rivelarlo è il discografico Italo Gnocchi, titolare di una etichetta indipendente, la On Sale Music, che domani e domenica, alla grande mostra-mercato del disco usato e da collezione in programma alla Fiera di Genova, porterà anche le ‘provè di quanto affermato: una lacca-provino di ‘Leggenda di Natalè e ‘Invernò cantate da Fabrizio De Andrè in inglese. Il cantautore genovese, scomparso due anni fa, registrò questi due brani nel 1969 per lanciarli sul mercato estero, ma poi la cosa non ebbe seguito. Ma alla mostra-mercato del disco di Genova gli appassionati e i collezionisti dei dischi di Fabrizio De Andrè troveranno anche una inedita versione di ‘Cattiva stradà e di ‘Canzone per l’estatè firmata insieme con Francesco De Gregori

ROMA, 16 SET – Ipotesi di un discorso amoroso, bruscamente interrotto, tra il signore dei cantautori, Fabrizio De Andrè, e Napoli. Un pò documentario e un pò filmino familiare, «De Andrè e Napoli», di Federico Vacalebre, edito dalla Sperling & Kupfler (pagg. 176, 18 euro), mostra come tutte le strade deandreiane, persino quelle che conducono a Georges Brassens e Bob Dylan, portano nella città campana. Un libro ricco di storie, anche inedite, come quella dell’incontro con Roberto Murolo (autore della prefazione, insieme a Massimo Ranieri) per una tazzuriella ‘e caffè. Incontro da cui nascerà «Don Raffaè», storia di un boss che fa il bello e il cattivo tempo, anche in carcere. Dopo l’incisione Raffaele Cutolo scrisse a Fabrizio: «Come hai fatto a descrivere così bene la mia condizione?». E iniziò a spedirgli le sue poesie. Il cantautore genovese accennò una lettera di risposta. Poi, per ovvi motivi, interruppe la corrispondenza. Il primo a spingere il cantautore verso Napoli fu George Brassens. «Non sapevo nemmeno io come e perchè – racconta De Andrè – ma impazzivo per Bovio e Di Giacomo. Poi scoprii che la mamma del mio amatissimo Brassens era figlia di napoletani, e che nelle ballate di quello che rimane il mio primo maestro indiscusso, alcuni studiosi avevano ritrovato echi della melodia campana». Napoli delle donne, e di un bambino mai nato. De Andrè negli anni ’60 visse per un periodo a Napoli, in primavera, innamorandosi di una ragazza «partenopea al cento per cento». «Poi – racconta – andai via e venni a sapere che era rimasta incinta. A dicembre mi si presentò il albergo, a Cortina con i miei genitori, per dirmi che aveva perso il bambino: pallida, infreddolita. sembrava davvero uno scricciolo». Fabrizio ricordava quella storia come il suo primo «fidanzamento» e un suo vecchio amico, Giorgio Leone, racconta che il quel periodo De Andrè sembrava volerla sposare a tutti i costi: «È nato con questa mania di sposarsi, tanto che poi ha fatto veramente la belinata di sposarsi presto». Napoli-Bocca di Rosa. Napoli città porosa, disordinata, puttana, mammona così vicina Genova. «È la mia patria morale – disse Fabrizio -, dopo Genova e la Sardegna è forse l’unico posto dove potrei vivere. Per la sua cultura, la sua canzone, la sua asimmetria. Per Murolo, Eduardo, Croce e De Sica». Napoli così vicina ad Algeri. Sarà per questo, scrive Vacalebre, che i testi in genovese di ‘Megu megun’ e «A ?mmà, filiazioni di ‘Creuza de mà destinati a ‘Le nuvolè, saranno scritti insieme a Ivano Fossati durante un soggiorno sulla costiera amalfitana. Napoli e il dialetto, che per De Andrè rappresentava »l’autenticità« e per il quale »il dialetto napoletano è sicuramente il sigillo doc dell’autentica canzone italiana«. »La canzone di Marinella«, cui era molto legato, era per lui »un perfetto equilibrio tra testo e musica, sembra quasi una canzone napoletana scritta da un genovese«. Per ricostruire la storia d’amore e d’anarchia che lega De Andrè a Napoli, l’autore ha intervistato e chiesto contributi a Beppe Barra, Edoardo Bennato, Pino Daniele, Cristiano De Andrè, Massimo Bubola, Raffaele Cutolo, Enzo Gragnaniello, Peppe Lanzetta, Mauro Pagani, Vincenzo Salemme, Lina Sastri, Roberto Murolo. Il volume è arricchito dalle foto napoletane di Fabrizio, a cominciare da quelle con Murolo e Dori Ghezzi. (Elisabetta Malvagna – ANSA)

Pistoia, 7 Settembre – Festa Provinciale dell’Unità. Ore 18.00 Saletta della Musica “La canzone come scrittura: l’esperienza di Massimo Bubola”. Intervengono: Massimo Bubola ; Ernesto De Pascale. Sarà presente Dori Ghezzi. Coordina Tiziano Mazzoni. Ore 21.30 Arena Centrale Gruppo Musicale: SHILOQ! “Da Via del campo a Rimini, per la cattiva strada……cercando Fabrizio De Andrè”. Parole e Musica di De Andrè, Bubola, De Gregori, Fossati, Pagani, Piovani, Reverberi, Bentivoglio SHILOQ! (dall’arabo: scirocco) Milko Ambrogini: contrabbasso Ellade Bandini: batteria Francesco Bocciardi: chitarra acustica, elettrica, lap steel, bouzouki Nico Gori: sax, clarinetto Tiziano Mazzoni: chitarra acustica, classica, voce Stefano Onorati: pianoforte, tastiere, voce Lo spettacolo sarà replicato il giorno seguente presso: Villa Pozzolini V.le Guidoni 188 FIRENZE

Tempio Pausania, 29 agosto – Momenti di panico si sono vissuti stamane nell’ agriturismo dell’ Agnata (Tempio Pausania), realizzato tanti anni fa da Fabrizio De Andrè e dalla moglie Dori Ghezzi al loro arrivo in Sardegna. Un torrente ha superato il livello di guardia e allagato stanze e cantine della nota struttura,
richiedendo l’intervento di due squadre dei Vigili del fuoco.
«Fortunatamente non ci sono danni alle persone – commenta Dori Ghezzi, che ha subito raggiunto l’ agriturismo da Santa Teresa di Gallura, dove si trovava in villeggiatura – Non mi sarei mai aspettata un tempo del genere ad agosto. Comunque, ai danni materiali si pone sempre rimedio».
L’ onda di piena della diga artificiale, costruita dal compianto cantautore genovese per irrigare i terreni della sua tenuta, ha riversato in un torrente migliaia di metri cubi d’ acqua ma non ha causato danni alle campagne adiacenti.

SASSARI, 24 AGO – 50 MUSICISTI NELLA CITTADINA GALLURESE, TRA PUBBLICO DORI GHEZZI (ANSA) – A tre anni dalla sua scomparsa, la città di Tempio ha reso omaggio ieri sera a Fabrizio De Andrè con ‘Quando la musica abbraccia la poesià, la seconda manifestazione-tributo dedicata al grande cantautore ligure che aveva fatto della Sardegna la sua seconda patria. Oltre 4000 persone, con in testa Dori Ghezzi, hanno seguito la serata che si è svolta nelle piazze e negli angoli più caratteristici della cittadina gallurese. De Andrè aveva scelto da molti anni Tempio come sua nuova casa (in queste campagne ha realizzato un agriturismo, tutt’ora tra i più noti e frequentati dell’isola) e per rendergli omaggio il Comune sardo e l’associazione ‘Ottocentò hanno ideato una manifestazione musicale itinerante nelle vie e le piazze del centro storico con nove gruppi e 50 musicisti. Tra chitarre, fiati, percussioni e quartetti d’archi, i musicisti hanno rielaborato con diversi stili le canzoni più belle di De Andrè. «Fabrizio era ed è un tempiese a tutti gli effetti – ha ricordato l’assessore allo Spettacolo del Comune di Tempio, Gianni Addis – con questa iniziativa abbiamo voluto far rivivere, a quanti lo amavano e a chi non ha avuto la fortuna di conoscerlo, la sua poesia, la sua musica e la sua arte, senza alcuna retorica».

Tempio Pausania, 24 agosto – A tre anni dalla sua scomparsa, la citta’ di Tempio (Sardegna) ha reso omaggio a Fabrizio De Andre’ con la manifestazione “Quando la musica abbraccia la poesia”. Secondo l’ANSA quattromila persone, con in testa Dori Ghezzi, hanno seguito la manifestazione musicale itinerante nelle vie e le piazze del centro storico con nove gruppi e 50 musicisti.

TORINO, 20 AGO – AL GRINZANE FESTIVAL, UNA NO-STOP ANCHE PER MARIA CORTI (ANSA) – Una notte di veglia, sospesa tra canzoni e poesia così come avrebbe voluto il cantautore a cui è dedicata: Fabrizio De Andrè. Sarà il figlio Cristiano, assente dalle scene da sei anni, a ricordarlo nel Parco del Castello di Costigliole d’Asti, il 22 agosto, nell’ ambito del Grinzane Festival. Sarà l’ occasione per presentare in anteprima il video inedito di Guido Harari sull’ autore di «Marinella», di «Bocca di Rosa» e di ballate che rendevano gli emarginati e i perdenti i veri vincitori della vita. Sarà notte di musica, ma anche di riflessione su un artista che ha lasciato il segno nella cultura italiana tanto da aver avuto diritto di cittadinanza sui testi scolastici. La notte degli amarcord sarà anche un ponte tra il passato e il futuro, rappresentato dal concerto di Cristiano che eseguirà brani tratti dal suo nuovo album «Scaramante» e, in ultimo, tre a sorpresa, come tributo all’ indimenticabile papà. Risuoneranno melodie mediterranee che faranno da sfondo anche all’ appuntamento del giorno dopo, il 23 agosto quando, nel Castello di Cortanze, in prima nazionale, sarà presentanto lo spettacolo «Michelangelo», tratto dal romanzo «La grande ombra» di Filippo Tuena. Il mare nostrum sarà il filo conduttore della veglia che seguirà, in memoria di Maria Corti che affrontò i miti mediterranei ne «L’ ora di tutti», ne «Il canto delle sirene» e nel «Catasto magico». Ne parleranno Guido Davico Bonino, Marziano Guglielminetti e Bice Mortara Garavelli. (ANSA).

ROMA, 12 LUG – Fernanda Pivano, Michele Serra e Cesare G.Romana, «De Andrè il Corsaro» (Interlinea, pp 56, 10 euro).
Arriva ora in libreria ‘De Andrè il corsaro« che non vuol essere la solita biografia, l’ennesima ricostruzione storica ma solo un ritratto e un omaggio al poeta della canzone Fabrizio De Andrè da parte di Fernanda Pivano, Michele Serra e Cesare G.Romana. Il libro trae spunto da un ciclo di conferenze tenutesi a Borgomanero (NO) cui si aggiunge il testo della Pivano che traccia un parallelo tra De Andrè e Dylan.
»Ci siamo affidati – scrive Giovanni Cerutti nell’introduzione – a persone che lo hanno conosciuto in modi e momenti diversi e con intensità diverse, chiedendo loro dei racconti«. Ne esce così un ritratto inconsueto». Così Fernanda Pivano – ha spiegato Cerutti – si commuove nel ricordare Fabrizio come una persona buona perchè ‘perchè l’anarchico deve cominciare con l’essere buono. “Fabrizio era un buono, accidenti se era buon”. O Michele serra lo descrive come un ‘signore seduto sul divano, con una camicia di jeans, i blue jeans, la sigaretta in mano, un bicchiere da qualche parte, immancabile, pieno di robaccia, però era la sua robaccia, quindi.
Il libro ha in copertina una foto di De Andrè scattata da Guido Harari. Fabrizio è stagliato sullo sfondo del porto vecchio di Genova: un tono di rosso avvolge tutta la foto risultando quasi un tutt’uno della figura e dello sfondo, in un lento allontanamento che è la metafora di tutta la vita e l’arte di De Andrè e anche di questo libro

GARESSIO (CN), IL CENTRO STUDI GAREXIUM PRESENTA – “Con Fabrizio De Andrè alla ricerca dell’uomo” – III edizione –
Le giornate di studio di quest’anno saranno incentrate su: “Tutti morimmo a stento” e si svolgeranno non solo a Garessio, ma anche in altri comuni del circondario.
Ecco il programma
sabato 20 luglio 2002
Castello di Casotto: “Fabrizio De Andrè / Tempo sopra tempo” – Mostra fotografica di Guido Harari
Priola: “Giustizia e pena di morte” – Conferenza Musicale – ore 21
domenica 21 luglio 2002
Ormea – “Guerra e povertà” – Convegno multiforme – ore 16
Garessio – “Concerto per Fernanda Pivano” – Piazza Battuti Parvi – ore 21

MASSA MARITTIMA, Esteve, la Chitarra di Fabrizio De André, rivive domenica 14 luglio 2002 in uno straordinario concerto nella piazza del Duomo di Massa Marittima. Sarà il grande chitarrista Armando Corsi, a far suonare nuovamente ad Esteve le note dei maggiori successi dell’indimenticabile cantautore genovese. Armando ed Esteve, saranno accompagnati da Antonella Serà al canto e alle percussioni e da Mauro Arcari ai fiati, in un concerto che promette emozioni intense in ricordo di uno dei più grandi artisti della canzone italiana.
Inizio dello spettacolo ore 21.30 | Ingresso 10 €
In collaborazione con la Fondazione De André e Gianni Tassio di Via Del Campo

MILANO, ai Filodrammatici in scena la Spoon River di De André. EDGAR Lee Masters, Albert Camus, Mark Twain. E ancora Giovanni Testori, Fabrizio De André e Michele Serra. Lo slogan potrebbe essere: «Raccontare il presente senza dimenticare il passato». L’intento del Teatro Filodrammatici di proporre la contemporaneità con uno sguardo a ieri, caratterizzerà anche la prossima stagione, quando musica e parole vivranno le une accanto alle altre. Le date degli spettacoli sono ancora da definire. Fa eccezione la prima, quella del 24 settembre, che vedrà Valeria Moriconi in una serata dal titolo «Due donne», ovverosia «Emma B. vedova Giocasta», scritto da Alberto Savinio, e il «Diario di Eva» di Mark Twain. Due diverse figure che rappresentano la grande varietà dell’emisfero femminile. Giancarlo Dettori ha pensato di trasferire sulla scena il romanzo «La peste» di Albert Camus, assecondato da Ugo Ronfani, che ha curato l’adattamento teatrale, e dal regista Claudio Beccari. Nell´opera la coralità dello scritto di Camus si trasforma nel monologo interiore del dottor Rieux narratore delle molteplici facce del male nel mondo. Sarà inoltre presentato in prima nazionale «Spoon river», dalla raccolta di Edgar Lee Masters, in cui il testo si fonde alla musica, quella di Fabrizio De André. Ancora note e parole per il calabrese «Roccu u stortu» di Francesco Suriano, storia di un soldato di ventura della guerra del 1915-18, proposta dalla Compagnia Krypton con le musiche originali del «Parto delle nuvole pesanti». «La grotta azzurra» di Roberto Mussapi, con Miriam Mesturino diretta da Nanni Garella, è un monologo in versi dedicato alle donne che puliscono le toilette degli autogrill, un racconto in cui anche la realtà più nuda è visitata dalla magia. Con «Rose rosse per una signora in blue» di Israel Horovitz per la regia di Attilio Corsini, torna la musica, presente anche in «Stramilano», spettacolo con Adriana Asti che presta la sua voce a scrittori e musicisti milanesi o amanti di Milano, incorniciata dalle scene mutevoli pensate da Lele Luzzati e Roberto Rebaudengo. Dopo l’omaggio a Dino Buzzati e a Gadda, il Filodrammatici quest’anno celebra Giovanni Testori (a dieci anni dalla morte) con le sue «Erodiadi». Le riprese della stagione sono due: la fortunata «Trilogia di Belgrado» di Biljana Srbljanovic, e «Che tempo fa» di Michele Serra, entrambe con la regia di Massimo Navone.
MYRIAM D´AMBROSIO, La Stampa – 2/7/02 sezione: Vivere Milano Pag. 7

La Spezia, Satya Grà presenta A FORZA DI ESSERE VENTO, Sei mesi dopo con le parole e i suoni di Fabrizio De André. Dopo il successo riscosso nella stagione invernale, “A Forza di essere vento”, lo spettacolo “ omaggio a Fabrizio De André¨ ritorna nella stagione estiva realizzata dal Teatro Civico della Spezia, all’aperto e con tre repliche: Giovedì 11 luglio – Venerdì 12 Luglio – Sabato 13 Luglio sempre alle 21,30 in Piazza del Bastione, Ingresso 8€. Lo spettacolo torna nella stessa veste: commistione tra musica, canto, recitazione, scorrendo fra i suoni e le parole di De Andrè, passando per i Vangeli Apocrifi e la poesia di Montale, sempre accompagnati dall’incanto del mare. Tre serate all’insegna della commistione delle arti e dei generi artistici, per uno spettacolo dal ritmo sostenuto giocato tra musica, canto e recitazione prendendo le movenze dall’indelebile patrimonio lasciatoci dal grande cantautore. “Lo dobbiamo alle sensibilità di quelle mille persone che la sera del 12 gennaio scorso hanno gremito il Teatro Civico regalandoci un piccolo trionfo, e ancor più alle centinaia che quella sera non riuscirono ad entrare e che da allora attendono la replica. Lo dobbiamo a noi stessi, orfani inconsolabili del grande Fabrizio, per non cedere alla tentazione di cristallizzare un successo, ma per continuare a rischiare, a far battere il cuore, il nostro, il vostro. Lo dobbiamo a De André, continuare a raccontare” In campo alcune delle migliori forze artistiche locali, secondo il progetto di Gloria Clemente, che ha curato anche tutti gli arrangiamenti: Ensemble Franziska: violino Erica Mazzacua; viola Marta Rovinalti; violoncello Francesca Rossi; clarinetti Stefania Gussoni, Alessandra Rossi; clarinetto basso Paola Angeli; sax soprano/voce Cristina Alito; sax tenore, flauto, voce Ilaria Biagini – Four Steps Choir Batteria Mauro Balestri; Basso elettrico G.Franco Antuono; Pianoforte Antonio Antognetti;chitarra Davide Dell’ Abbate – Scuola di Samba BateBalengo – Mara Baronti racconta dai Vangeli Apocrifi – Roberto Alinghieri legge Montale – Pietro Sinigaglia canta le canzoni di De André. “Quello di stasera è un viaggio, intrapreso via mare, scelta naturale di collegamento tra la nostra città e il cantautore, mare contenitore e veicolo, simbolo per eccellenza del viaggio, luogo di risonanza per ogni voce. Così è stato facile accostare le corde calde e asciutte del maestro a quelle silenziose di Montale, che tanta lirica ha dedicato al mare ligure, il suo mare. Per chiudere il cerchio abbiamo scelto la voce profetica del Gesù marinaio, pescatore di uomini, come nella splendida Suzanne, per raccontarlo con freschezza attraverso i testi dei Vangeli Apocrifi, ai quali De André ha dedicato un album bellissimo, La buona Novella. Certamente tutto questo è un pretesto. Un pretesto per raccontare ancora un’altra storia possibile, o forse l’unica percorribile da questa umanità confusa: quella di chi “viaggia in direzione ostinata e contraria per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità. Siate marinai finchè il mare vi libererà”
Gloria Clemente

Domenica a Lerma premiazione del concorso per le scuole nell´ambito de «L´isola che non c´è»
«Quel che non ho e avrei voluto avere» Riflessioni in prosa e poesia di scolari e alunni delle medie di LERMA

Che cos´è che non ho e che avrei voluto avere? Un fratello maggiore che mi difendesse o una sorella minore da pettinare come una bambola. E che cos´è che non avrei voluto avere? La mancanza di una famiglia che mi volesse bene. E molte sono comunque le cose che non ho e che, tuttavia, non mi interessa neppure avere. Intorno a questi interrogativi hanno scritto riflessioni in prosa e in poesia gli alunni delle scuole elementari e medie dell´Ovadese e dell´Alta Val Lemme che hanno partecipato al concorso di scrittura creativa legato alla terza edizione de «L´isola che non c´è», indetto dalla Pro loco di Lerma, presieduta da Claudia Zanetti. I lavori sono stati consegnati ai componenti della giuria (docenti, giornalisti, scrittori e pittori) che si riuniranno ufficialmente domenica 30 giugno per decidere i vincitori la cui proclamazione ufficiale avverrà in serata, a partire dalle 20,45, nella piazzetta del Castello Spinola di Lerma, nell´ambito dello spettacolo musicale che costituisce un omaggio all´opera di Fabrizio De Andrè, proposto da Massimo Ceriotti, Luca Volontè e Salvo Correri. Le riflessioni di questi ragazzi, al di là del concorso, possono costituire un punto di partenza per uno studio che coinvolga psicologi, insegnanti, genitori ed educatori in genere, perché spiegano, a cuore aperto, le cose che non hanno ma che non vorrebbero per niente e quelle che, avendo, apprezzano moltissimo. Costituiscono un punto di riferimento fondamentale i genitori. La famiglia è importante: una famiglia che voglia bene, che circondi di attenzioni, ma anche – e lo dice più d´uno – che sappia opporre dei «no» («se fossi padre sarei anche più severo» ammette un allievo). È fonte di rammarico, spesso, l´essere figli unici, «fin troppo coccolati» riconoscono; vorrebbero un fratello o una sorella con cui poter giocare o condividere dei pensieri. O, almeno, degli amici veri e sinceri. Ma anche degli animali – il cane, il gatto o l´uccellino – da avere vicini al momento della colazione, al ritorno da scuola, all´ora di andare a dormire. Hanno piena la consapevolezza dei mali del mondo questi ragazzi. Ed è per questo che c´è chi dice, ricorrendo al paradosso, che ciò che non avrebbe voluto avere è una casa accogliente, famigliari e parenti affettuosi, amici con cui giocare. Non avrebbe voluto avere la possibilità di viaggiare e la scuola in cui studiare, acqua e cibo in abbondanza, pioggia, sole, pace e amore. Tutto questo quel ragazzo non avrebbe voluto avere. Soltanto così avrebbe potuto sentirsi veramente come un bambino afghano, africano, israeliano, palestinese. Sono consapevoli, questi ragazzi, ed è bello il modo spontaneo con cui lo scrivono, di essere fortunati. Certo, desideri ne hanno, ma non sono mai legati a cose frivole. Se hanno un bisogno è legato agli affetti, se hanno un sogno è legato alla pace, se hanno un obbiettivo è sentirsi più sicuri di se stessi, se hanno un´esigenza è di sentirsi sostenuti nei momenti difficili. Se hanno una speranza è che la pace e l´amore prevalgano per avere una vita quasi perfetta.
da 27/6/2002 La Stampa, sezione Alessandria, Pag. 43

CERIALE (IM), 22 GIUGNO 2002
LA SEZ. DEMOCRATICI DI SINISTRA “L. GOGLIO DI CERIALE”
PRESENTA SABATO 22 GIUGNO 2002 ORE 21.00 in piazza della Vittoria CANZONI E PAROLE PER RICORDARE UN AMICO, UNA SERATA DEDICATA A FABRIZIO DE ANDRE’ CON LA PARTECIPAZIONE DI MARCO POZZI ESECUTORE DEI BRANI MUSICALI. OSPITE DELLA SERATA DON GALLO comunità di “San benedetto al porto – Genova” ingresso libero Le offerte raccolte saranno in parte devolute alla comunità “SAN BENEDETTO AL PORTO – GENOVA”

ROVIANO (RM), Comunità Giovanile Roviano Il tributo 2002: Fabrizio De Andrè
Quest’anno rivisiteremo la vita, la canzone e la poesia di uno dei più amati cantautori italiani, precocemente scomparso ma sempre più spesso ricordato: Fabrizio De Andrè. Prevediamo che tale evento ci permetta di ottenere un altissimo consenso del pubblico e per questo stiamo strutturando una manifestazione e una che possa sostenere l’afflusso di più di cinquemila persone. L’evento che si svolgerà venerdì 23 e sabato 24 agosto 2002 a Roviano avrà un programma di elevato spessore artistico e un’organizzazione curata al dettaglio:
– Mostra Fotografica-Ricordi in collaborazione con la Fondazione Fabrizio De André e con la famiglia.
– Scenografie e Mega Screen nell’area Area Concerti
– Esibizione da pomeriggio alla sera di gruppi emergenti e di cover band. Per serata di sabato avremo la partecipazione esclusiva della PFM che riproporranno pezzi del loro amico e collaboratore.
– Sarà allestita anche una grande area ristorazione e un’area commerciale per l’intrattenimento del pubblico
(fonte: buonenuove.net, 17/06/2002)

ROMA, PRESENTAZIONE DEL LIBRO “ Il cantico del sognatore mediterraneo “
Nella Sala del Trono di Palazzo Barberini a Roma, alla presenza del Ministro delle Comunicazioni, sarà presentato il libro di Pierfranco Bruni dedicato a Fabrizio De André. Un libro che ha fatto molto discutere e appassionare per i temi trattati e per l’impostazione che pone in evidenza non solo il cantautore dal punto di vista musicale ma soprattutto ne sottolinea il significato letterario. Il libro apre una prospettiva nuova sul mondo dei cantautori. Infatti Pierfranco Bruni sottolinea l’importanza delle matrici letterarie riscontrate in De André e riscontrabili in molti altri cantautori. L’aspetto letterario e non solo musicale è, appunto, il centro dal quale partono delle direttrici per un confronto culturale a tutto tondo, sul rapporto musica – poesia. Il libro di Bruni avanza delle tesi che sollevano una questione di fondo: quanta poesia c’è nella canzone d’autore a cominciare proprio dal De André studiato attraverso dei parametri e delle comparazioni con i linguaggi poetici che hanno dominato il mondo delle lettere? Un altro tema stimolante e pregno di significati identitari è certamente quello del Mediterraneo non solo sul piano musicale ma su quello della poetica.
Parleranno del libro insieme all’autore, il giornalista Nuccio Fava, la scrittrice e psicologa Rosa Romano Tuscani, l’editore Sandro Sancineto e il critico d’arte Giuseppe Selvaggi. L’appuntamento è fissato per le ore 18 di venerdì 14 giugno prossimo.

Roma, 13 giugno – La destra sdogana Fabrizio De Andrè e Francesco Guccini?
Cantautori di sinistra, che, a sorpresa, ora cominciano ad ammirare anche a destra. In un incontro a Roma della «Compagnia dell’anello», gruppo storico nel panorama della musica di destra, si sono sentite parole di apprezzamento per Guccini. E in un altro convegno, annunciato per domani, venerdì 14 giugno, sempre a Roma, verrà presentato un libro dedicato a De Andrè, scritto da un autore dichiaratamente di destra, Pierfranco Bruni, a cui ha assicurato la sua partecipazione uno dei più noti esponenti di An, il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri. Il libro di Bruni, intitolato «Fabrizio De Andrè. Il cantico del sognatore mediterraneo» (Editrice Il Coscile), è destinato a far discutere. Di fatto il cantautore genovese viene sdoganato dal punto di vista estetico. L’autore dell’opera infatti non pone in evidenza solo De Andrè dal punto di vista musicale, ma soprattutto ne sottolinea il significato letterario. Bruni apprezza infatti l’importanza delle matrici liriche dell’autore di «Bocca di rosa», al punto da concludere che De Andrè va considerato un riferimento certo per la poesia del Mediterraneo.

PARMA “Concerto per Fabrizio De Andrè ” ( 3 edizione )
PARMA CITY BLUES ENSEMBLE Presenta:
“Tutti morimmo a stento” (1968)
“Tutti morimmo a stento” (1968) è il primo concept album di Fabrizio De Andrè. Molto conosciuto dai “fans” del cantautore, resta in penombra per chi De Andrè conosce più per gli ultimi lavori. Le canzoni dell’album non furono mai eseguite dall’autore nei suoi concerti dal vivo.
Parma City blues in versione Ensemble ( musicisti, narratori, coro bambini) lo ripropone il 15 giugno in due spettacoli (ore 18,30 e ore 21,30 al Teatro al Parco. Ingresso libero a prenotazione obbligatoria (info 0521-237126) Lo spettacolo è stato realizzato grazie al contributo di :Proges, servizi integrati alla persona – Teatro al Parco – Cad Gatto Nero – III Circoscrizione – Assessorato alla cultura e alle politiche giovanili

MAGGIO 2002 ROMA, 30 maggio 2002 DUE SCUOLE DEDICATE A FABRIZIO
Due scuole storiche del quartiere Monteverde a Roma si fondono e il nuovo nome è’Scuola Media statale Fabrizio de Andre. Sabato grande festa per inaugurare le nuove targhe alla presenza, tra gli altri, della compagna del cantautore, Dori Ghezzi, di Walter Tocci, dell’assessore alla cultura del Comune di Roma, di preside, vice presidi, insegnanti, studenti e genitori. Parteciperanno con i loro stand molte associazioni di volontariato , tra le quali Emergency, Amnesty, Inter Sos e San Egidio che raccoglierà le firme contro la pena di morte, tema portato avanti dalla scuola per tutto l’anno. La scelta è caduta su Fabrizio de Andrè, spiegano dalla scuola che resta a via della Nocetta, all’interno di Villa Pamphili, per il peso culturale del cantautore, i cui brani sono ormai citati in numerosissime antologie ma soprattutto per le scelte socio-culturali di De Andrè molto vicine all’impostazione dell’istituto. La media della Nocetta è nata, più di vent’anni fa, prima della legge sull’integrazione dei ragazzi handicappati a scuola, per aiutare e sostenere i ragazzi disabili del quartiere ma anche con famiglie disagiate. È stata una delle prime scuole medie a tempo pieno di Roma, dotato di pulmini che, via via negli anni, ha sempre più sviluppato la sua missione sociale accogliendo tutte le tipologie di ragazzi per portarli, anche attraverso moltissime attività extrascolastiche, ad un livello di maturità, cultura e socializzazione definito ‘buonò dagli esperti ma soprattutto dagli alunni. Oggi sono 40, su poco più di 300, gli alunni con handicap e la multietnicità è di casa: ebrei, cinesi, musulmani, filippini, indiani, tutti integrati e uniti sugli stessi valori che De Andrè ha cantato nelle sue canzoni.

GENOVA, 30 maggio 2002 UN MURALES A GENOVA
Un murales di otto metri raffigurante Fabrizio De Andrè è stato realizzato nelle scorse settimane dagli studenti del liceo artistico Paul Klee all’ interno del centro commerciale L’ Aquilone di Genova. Per domani, nella piazza attigua, è in programma un concerto con la chitarra del cantautore a cui interverrà anche Dori Ghezzi. Per il murales, che riporta anche un verso inedito del cantautore genovese, gli studenti si sono ispirati ad alcune foto scattate da Reinhold Kohl, amico personale di Faber. Domani, invece, sarà inaugurata la targa di marmo che intitola il piazzale esterno del centro commerciale al cantautore genovese, e che dovrà diventare uno spazio a disposizione dell’ intera Valbisagno. Alla festa, a cui è prevista la partecipazione di Dori Ghezzi, si esibirà la cantante Antonella Serà, accompagnata dal gruppo femminile ‘Le Muse ensemblè, che per l’ occasione suoneranno anche la celebre chitarra Esteve appartenuta al cantautore.

APRILE 2002 OSIMO (ANCONA) 3 aprile 2002 – Tre anni dopo la morte di Fabrizio De Andrè e un periodo di “astinenza totale” dalla musica, Cristiano De Andrè torna sul palco con il suo nuovo tour “Scaramante” – che debutta questa sera a Osimo – tratto dall’ omonimo album. “Non ho suonato, ho cercato di non ascoltare musica – racconta Cristiano De Andrè all’ Ansa durante una pausa delle prove – e sono addirittura arrivato al punto di pensare di abbandonarla del tutto e di dedicarmi ad altro. La musica suscita emozioni e io non avevo bisogno di emozioni, quanto di riflettere e di accettare nuovi dolori (la morte di mio padre) e nuove gioie (la nascita della mia quarta figlia, Alice)”. “Scaramante” è uscito lo scorso novembre, circa sei anni dopo il precedente “Sul confine”, il quinto della sua carriera. In seguito, dal 1996 in poi, Cristiano ha partecipato al tour “Anime salve” del padre come arrangiatore e polistrumentista. Dopo la morte di Fabrizio nel 1999, c’ è stata una censura di due anni, “poi mi è tornata la voglia di suonare, di scrivere e comporre, di tirare fuori, appunto, delle emozioni”. Anche per questo giudica “Scaramante” un album “terapeutico”, che è stato scritto “di getto, in un solo mese, mentre il lavoro di arrangiamento e limatura è stato più lungo”, con l’ assistenza di collaboratori fidati di Cristiano e di Fabrizio, come Mauro Pagani e Oliviero Malaspina. La scaletta del concerto comprende brani tratti dall’ ultimo Cd, da ‘Buona speranzà a ‘Lady barcollandò, da ‘Fragile scusà a ‘Un’ antica canzone, ‘Sapevo il credò, ‘La diligenzà, ‘Le quaranta cartè, ‘Sempre Ana”, ‘Il silenzio e la lucè, più una selezione dei successi precedenti (il successo sanremese ‘Dietro la portà, ‘La notte di San Lorenzò, ‘Sul confinè) e un tributo a Fabrizio De Andrè con tre pezzi a sorpresa, di cui Cristiano non vuole rivelare il titolo, lasciandosi solo sfuggire che “si sarà sicuramente qualcosa di ‘Creuza de Ma”. E ancora un altro omaggio al padre con ‘Sempre Ana” e ‘Il silenzio e la lucè, “brani esplicitamente dedicati a lui in cui esprimo l’ ipotetica speranza di poterlo rincontrare da qualche parte, in qualche tempo”. Cristiano annuncia un concerto “di musica, con luci teatrali” ma senza effetti speciali, “un pò acustico, un pò etnico e un pò elettrico”. Sul palco una schiera di musicisti di gran lustro: Mario Punzi alla batteria, Roberto Melone (basso), Giovanni Imparato (percussioni), Rocco Zifarelli (chitarra), Carlo Giardina (tastiera) con la direzione artistica di Stefano Melone. Non ci sarà invece la sorella minore di Cristiano, Luvi, figlia di Fabrizio e Dori Ghezzi, che dopo aver partecipato anche lei agli ultimi tour del padre, ha fatto la corista per il fratello in ‘Le quaranta cartè, ma solo in sala di incisione. “Luvi ha 24 anni e non ha ancora deciso cosa vuole fare – commenta Cristiano – mi sembra che la musica non le interessi poi più di tanto, anche se io insisto molto. Peccato, perchè è brava”. Il titolo “Scaramante” è stato “rubato” al film di un regista amico di Cristiano, Daniele Pignatelli, e si riferisce – spiega il musicista – “da un alto alla scaramanzia dall’ altro è un neologismo per definire cose non più amate”. Il tema di fondo non sarebbe dispiaciuto a Fabrizio: “la scaramanzia come antidoto alla mancanza di certezze, che ormai non vengono più nè dalla politica nè dalla religione, le quali anzi creano guerre. Così non ci resta che incrociare le dita e sperare in un nuovo futuro, in un nuovo Rinascimento per superare il secondo Medio Evo che stiamo vivendo”. Le prossime tappe del tour sono a Milano, Napoli, Bologna, Firenze, Riccione, Sassari e Nuova Gorica (Slovenia), con chiusura a Genova il 13 maggio. (Ansa)

GIUGNO 2001 – MILANO – Campo Rom di via Idro Conferenza stampa su cd Fabrizio de Andre’ ”ed avevamo gli occhi troppo belli”, con Dori Ghezzi, Moni Ovadia, Antonio Ricci, Paolo Rossi (ore 11.30)

MUSICA: DE ANDRE’, DA ANARCHICI UN ALBUM PER RICORDARLO (ANSA) – MILANO, 12 GIU – Anarchici e zingari, parte dell’umanita’ che attraversa l’ opera di Fabrizio De Andre’, si ritrovano insieme, a due anni dalla sua morte, per ricordarlo con un album, ‘Ed avevamo gli occhi troppo belli’, collage di canzoni, parole, pensieri, edito dalla rivista anarchica ‘A’ e presentato oggi in un campo rom alla periferia di Milano. Anarchici con gli occhi lucidi, ricordando le bevute in osteria con Fabrizio ”che versava il vino bianco nella tazza del caffe”’, zingari pieni di dignita’, amici come Don Gallo, Antonio Ricci, la compagna di una vita, Dori Ghezzi, riuniti per presentare un’ operazione intellettuale, testimonianza del senso sociale e libertario della poetica del cantautore. Il cd, realizzato col contributo di Dori Ghezzi, contiene 8 brani live tra cui l’ inedito ‘I carbonari’, eseguito da De Andre’ nel concerto al Palasport Evangelisti di Perugia il 12 aprile ’97 sulla base del leit motiv del film ‘Nell’ anno del signore’ di Luigi Magni (1969). L’ album contiene anche una versione di ‘Se ti tagliassero a pezzetti’ in cui il cantautore-poeta sostituisce la parola ‘anarchia’ all’originaria ‘fantasia’: ”Signora liberta’, signorina anarchia”. Musica, ma soprattutto parole caratterizzano il cd che contiene sei tracce ‘parlate’, registrazioni dei discorsi tenuti da De Andre’ su temi come la solitudine, i transessuali, i rom, gli indiani, i gay. Completa la confezione, che non sara’ in vendita nei negozi ma solo su Internet (www.anarca-bolo.ch/a-rivista) e nelle librerie anarchiche, un libretto di 72 pagine, con interventi critici sulla poetica di De Andre’. ”Sono felice per quest’ operazione piu’ sociale e culturale che commerciale – ha affermato Dori Ghezzi – e Fabrizio lo e’ con me perche’ e’ coerente coi valori fondamentali della sua vita”. Non erano solo troppo belli, ma soprattutto ”sempre aperti” gli occhi di De Andre’ per Antonio Ricci, che ha detto: ”vedendo il processo di santificazione per Baglioni c’e’ la paura che diventino tutti uguali, passerotti e libertari, mentre bisogna lottare per non rendere Fabrizio un ‘santon’, un personaggio da presepio, proprio lui che si imbarazzava a salire sul palco per non essere sopra agli altri”.

FONDAZIONE DE ANDRE’ CERCHERA’ INEDITI DI FABRIZIO (V. ‘MUSICA: NATA IN VIA DEL CAMPO FONDAZIONE. ‘) – GENOVA, 18 FEB – Novita’ discografiche di inediti di Fabrizio De Andre’ potrebbero arrivare nei prossimi mesi grazie alla Fondazione costituita oggi a Genova a suo nome. ”La Fondazione servira’ anche a raccogliere tutta la documentazione, i dischi, i manoscritti lasciati da mio padre, oggi ancora sparsi in varie sedi”, spiega Cristiano De Andre’. Il figlio del famoso cantautore genovese a settembre tornera’ sulla scena musicale con un nuovo album: un disco molto particolare, il primo di Cristiano dopo la scomparsa di Fabrizio, sul quale il musicista non vuole fare anticipazioni. Cristiano De Andre’, non esclude l’ esistenza di alcune opere inedite di Fabrizio, oltre alle canzoni che hanno visto in questi anni la partecipazione del cantautore a incisioni con Francesco De Gregori e Ivano Fossati (”Questi posti davanti al mare”), Francesco Baccini (”Genova Blues”), Max Manfredi (”La fiera della Maddalena”) e altre. ”Soprattutto in occasione di Creuza de ma, che mio padre scrisse con Mauro Pagani – dice Cristiano – qualcosa nel cassetto potrebbe essere rimasto. Finora la ricerca e’ stata occasionale, con la Fondazione si potra’ lavorare invece con metodo e rigore, nella speranza di recuperare altri momenti del suo lavoro”. Intanto un nuovo emulo di De Andre’, il cantautore Claudio Roncone, con il Cd autoprodotto ”Rosso e nero” sta spopolando nel negozio di Via Del Campo di Gianni Tassio. (ANSA).

NATA IN VIA DEL CAMPO FONDAZIONE DE ANDRE’ – GENOVA, 18 FEB – E’ nata stamani a Genova, in un palazzo del Quattrocento di via Del Campo, la Fondazione Fabrizio De Andre’ che si propone di aiutare i musicisti genovesi e far rinascere il centro storico. Tanti genovesi si sono stretti attorno a Dori Ghezzi e ai figli Luvi e Cristiano, che hanno poi assistito alla scoperta di un bassorilievo di ardesia dedicato al cantautore. L’ atto costitutivo della Fondazione e’ stato sottoscritto in un palazzo di via del Campo, il carrugio dell’ angiporto che ispiro’ la ballata piu’ famosa di Fabrizio De Andre’. Hanno ospitato la cerimonia della firma gli uffici di Emanuele Remondini, l’ imprenditore genovese del settore trasporti che con Gianni Tassio, titolare del vicino negozio di musica trasformato in una sorte di museo deandreiano, ha dato il via alla gara di solidarieta’ che ha fatto tornare a Genova la chitarra acustica di Fabrizio, la mitica Esteve del 1997. Lo strumento, che accompagno’ De Andre’ negli ultimi tour prima della sua morte avvenuta due anni fa, era stato messo all’ asta da Dori Ghezzi pro-Emergency. Cristiano De Andre’, alla fine della cerimonia, ha assistito in piazzetta alla scoperta del bassorilevo di ardesia dedicato al padre, realizzato dallo scultore Marco Rossi. Poi, incitato dai fan, ha imbracciato la chitarra del padre regalando ai tanti genovesi presenti gli accordi di ”Via Del Campo”. Commossa dall’ affetto dei genovesi, che hanno fatto la fila per sottoscrivere l’ adesione alla Fondazione, Dori Ghezzi ha ringraziato tutti. ”E’ il piu’ curioso regalo di compleanno mai fatto a Fabrizio (nato proprio il 18 febbraio del 1940, ndr) – ha detto la vedova del cantautore genovese – chissa’ che cosa ne pensera’. Qualche dubbio l’ abbiamo avuto, prima di aderire all’ iniziativa, Fabrizio non era certo un artista che amava mettersi in mostra, poi alla fine abbiamo pensato che una iniziativa come questa, nata per aiutare i musicisti genovesi e a far rinascere la citta’ vecchia che tanto amava, l’ avrebbe condivisa”. (ANSA).

GENOA; GIRO DI CAMPO PER CHITARRA DI DE ANDRE’ – GENOVA, 11 GEN – Giro d’onore domenica allo stadio Luigi Ferraris per la chitarra di Fabrizio De Andre’ acquistata in un’asta dai commercianti di Via Del Campo anche grazie a un’offerta del Genoa e dei tifosi. Prima dell’incontro con il Treviso, la chitarra fara’ il giro di campo nelle mani dei protagonisti dell’asta accompagnata dalle note di Via Del Campo. E’ stato lo stesso Genoa cricket and football club a dare l’annuncio dell’iniziativa spiegando che l’appuntamento allo stadio e’ alle 14.15 e che il giro di campo della Estevan di De Andre’ sara’ commentato in diretta da Radio Nostalgia e ripreso da Telecitta’, le due emittenti che hanno contribuito alla raccolta dei 168 milioni e mezzo con cui e’ stata vinta l’asta. La chitarra sara’ portata in campo da tre rappresentanti di Emergency, l’associazione umanitaria a cui sono andati i fondi raccolti, da Gianni Tassio, in rappresentanza di Via del Campo e da due tifosi rossoblu’ d’eccezione, i comici Paolo Kessisoglu e Luca Bizzari, accompagnati da alcuni tifosi del club Ottavio Barbieri.

Da La Repubblica Resta a Genova lo strumento musicale appartenuto per anni al grande cantautore De André, la sua chitarra, agli amici di via del Campo. L’asta benefica online vinta per un soffio. Quotazione finale: 168 milioni e 500 mila lire GENOVA – La chitarra di Fabrizio De Andrè resta a Genova. Gli amici di Via del Campo, la strada del vecchio quartiere vicino al porto a cui il cantautore ha dedicato una delle sue più belle canzoni, hanno vinto l’asta online (organizzata a scopi benefici) offrendo 168 milioni e 500 mila lire. E battendo sul filo di lana un altro “candidato”, col nome utente Simon76.it, disposto a spendere fino a 168 milioni e 300 mila lire. Insomma una vittoria per i fan più affezionatialla memoria di Fabrizio, che da tempo si erano mobilitati per evitare che la chitarra andasse lontano dalla città, dalle radici del cantautore. A farsi promotore dell’iniziativa è stato Gianni Tassio, che nella strada oggetto della canzone ha un negozio di dischi e di rarità. A mettere all’asta lo strumento, indimenticabile “compagna” dell’artista, è stato il sito di vendite online Qxl. L’allarme, sull’eventualità che la chitarra “emigrasse” definitivamente dalla città di De André era stato lanciato già a metà dicembre; ma solo oggi, giorno finale dell’asta, si è avuto la certezza che i “ragazzi” di via del Campo ce l’avevano fatta. Grazie ai generosi contributi di anonimi donatori, di imprenditori locali, di manager (tra cui il direttore sportivo del Genoa) e anche di un finanziamento della Regione, che ha contribuito con diverse decine di milioni. Ma il gioco al rialzo è durato fino agli ultimi secondi, col prezzo dello strumento che da una quotazione di 76 milioni e 100 mila lire in tarda mattinata, è arrivato fino a 168 milioni e 500 mila finali. L’importo verrà destinato al gruppo Emergency, che da anni si batte contro l’utilizzo di mine antiuomo. Serviranno a costruire un ospedale a Freetown in Sierra Leone. La chitarra era stata messa a disposizione del sito dalla compagna di De Andrè, Dori Ghezzi, nell’ambito di un’asta benefica a favore dell’associazione. All’iniziativa hanno aderito anche Ligabue, Zucchero, Piero Pelù e Jovanotti mettendo in vendita per Emergency pezzi importanti della loro storia di artisti. (6 gennaio 2001)

Dal Mattino di Napoli NEL CD “AMORE NEL POMERIGGIO”, ARRANGIAMENTO DI BATTIATO E Francesco De Gregori canta “Il cuoco di Salò” Una vicenda d’amore e disfatta per aggiornare “Le storie di ieri” del ’74, cantata anche da Faber Diverso anche in questo da tanti colleghi cantautori, Fabrizio De Andrè ha sempre praticato la strada delle collaborazione, dai New Trolls alla Pfm, da Massimo Bubola a Mauro Pagani e Ivano Fossati. Con Francesco De Gregori nell ‘estate del ’74, oltre a tradurre il Dylan di “Desolation row”, scrisse a Tempio Pausania quattro canzoni (“La cattiva strada”, “Oceano”, “Dolce luna” e “Canzone per l’estate”), comparse su “Volume ottavo”, insieme con “Le storie di ieri”, uno splendido brano che parla di Salò, del Msi, del fascismo in doppiopetto, delle poesie di Mussolini e di un bambino che smette di giocare e di inseguire gli aquiloni. Chissà quanto delle “Storie di ieri” ci sarà in “Il cuoco di Salò”, uno dei brani più attesi di “Amore nel pomeriggio”, il nuovo album di De Gregori nei negozi il 19. Arrangiato da Franco Battiato ( uno dei due ospiti d’onore dell’album: l’altro è il premio Oscar Nicola Piovani, che firma anche lui gli arrangiamenti di una canzone, oltre a suonare il brano), il pezzo racconta di un cuoco che nell’Italia repubblichina vede sfilarsi davanti una parata di belle donne. Amore e disfatta, insomma, nell’Italia fascista: non aspettatevi un inno militante, ma una cosa di sinistra sì, Moretti e i fans del principe della nostra canzone d’autore saranno contenti. Registrato da Roma, Vicovaro, Milano e Londra, “Amore nel pomeriggio” è prodotto da Guido Guglielminetti, da anni braccio destro musicale del cantautore romano e ora promosso anche a coautore: Guglielminetti firma infatti col Principe due canzoni dell’album. Tra i musicisti coinvolti Toto Torquati all’organo Hannond. L’ultimo disco di De Gregori in studio, “Prendere e lasciare” è del ’96, poi è uscito il live “La valigia dell’ attore”.

BOOM DI SITI INTERNET DEDICATI AL GRANDE CANTAUTORE Tornano su disco quei primi pezzi. Dori Ghezzi a Milano per presentare un libro Francesco Bardi Due anni dopo su Internet si moltiplicano i siti dedicati a De Andrè e nelle librerie i libri su di lui, anche se il testo indispensabile rimane “Amico fragile” di Cesare G. Romana per la Sperling & Kupfer. Nei negozi di dischi è da poco arrivato “Peccati di gioventù”, un’antologia che, come dice il titolo, raccoglie la sua primissima produzione, da successi come “La canzone dell’amore perduto” (melodia tratta Telemann), “La canzone di Marinella”, “Amore che vieni amore che vai”, “La guerra di Piero” e “Carlo Martello”, a brani di difficile reperimento come “Delitto di paese” (una traduzione da Brassens), “Per i tuoi larghi occhi”, “La città vecchia” e “Il fannullone”, firmata con Paolo Villaggio. Il secondo anniversario della morte di Fabrizio non sarà ricordato da celebrazioni particolari: non sarebbe stato nello stile del cantautore, non è nello stile di Dori Ghezzi, Cristiano e Luvi De Andrè. Dori il 10 parteciperà però alla presentazione, alla Fnac di Milano, di “Uomini e donne di Fabrizio De Andrè”, il bel libro di Alfredo Franchini ristampato dalla Frillini: presentazione bis, il giorno dopo ma senza la Ghezzi, in una libreria del centro storico di Genova, magari per festeggiare il “ritorno a casa” della chitarra dell’amico fragile. Genova, anche se Villaggio è scontento della via che il Comune ha intitolato all’amico, si sta dando da fare per ricordare De Andrè: l’ex New Trolls Vittorio De Scalzi ha incluso nel suo concerto di Capodanno due brani scritti da Fabrizio per uno splendido album della sua band, “Signore io sono Irish” e “Faccia di cane”, mentre il Carlo Felice ha ospitato l’allestimento della “Buona novella” con Bisio, le Voci Atroci, Lina Sastri e Leda Battisti ora atteso al Piccolo di Milano. E Napoli, patria adottiva del cantautore dopo la Sardegna? Nel prossimo disco di Peppe Barra, titolo annunciato “Guerra”, ci sarà una “Don Raffaè” in stile “Cicerenella” che va ad aggiungersi a quella già incisa da Enzo Moscato.

UN TRIO DI MONZA Gli eredi? Occhio ai Mercanti di Liquore Difficile dire se esista un erede di De Andrè, qualcuno capace di esprimersi nella linea da lui tracciata, se non al suo livello. Certo è che tra chi s’ ispira dichiaratamente a Fabrizio ci sono i Mercanti di Liquore, bel trio di Monza che trae spunto dalle pagine migliori della canzone d’autore italiana ricordando a tratti anche Endrigo, Ciampi, Lolli e Guccini. ma riconoscendo all’autore di “Creuza de ma” il ruolo di grande maestro. Nel loro primo album, un lavoro acerbo ma interessante, non a caso spiccavano insieme a un pugno di composizioni originali (ma in stile), sentite versioni di brani di De Andrè come “Jamina”, “Il suonatore Jones”, “Andrea”, “Una storia sbagliata” (scritta con Massimo Bubola e dedicata a Pier Paolo Pasolini), “Bocca di rosa”, “Il testamento di Tito” e persino l’ antichissima “La città vecchia”.

Viados, lucciole, commercianti e tifosi del Genoa partecipano all’asta per una sua chitarra: la riporteranno nel centro storico. Se De Andrè ritorna in via del Campo Atti d’amore, non celebrazioni I funerali di Morena, “graziosa” dagli occhi color di foglia Federico Vacalebre “Io mi dico è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati” (Fabrizio De Andrè) C’era una volta via del Campo e oggi non c’è più, è una via di Genova come un’altra. Se n’è andata con De Andrè nella notte tra il 10 e l’11 gennaio di due anni fa, o forse solo ieri dopo aver accompagnato per l’ultimo saluto la sua vecchia regina, Morena, la graziosa dagli occhi color di foglia, uomo per caso, donna per scelta che ispirò “Via del campo”, una delle prime canzoni di Fabrizio. Eppure i superstiti della vecchia via del centro storico nel dire addio al travestito amica hanno reso l’unico omaggio possibile all’amico fragile Fabrizio in nome dell’umanità dolente e delle “Anime salve” al cui fianco il cantautore aveva scelto di vivere. Ursula, rivale di mille marchette, alla notizia della morte della “graziosa” ha abbandonato in lacrime l’angolo dove batteva da ormai trent’anni, mentre altre compagne di marciapiede d’un tempo improvvisavano una colletta per i fiori. E nella chiesa di San Siro c’era don Luigi, per cui lei era una fedele più che una peccatrice, e chi si preoccupava dei cani e dei gatti raccolti da Morena, 61 anni, all’anagrafe Mario Dorè,noto alla polizia anche per storie di ricettazione. Per un attimo via delCampo, vico dell’Untoria e vico della Croce bianca sembravano ancora quel triangolo della trasgressione, quella promessa di sesso, peccato, amore e solidarietà che conquistarono il giovane rampollo della Genova bene De Andrè. E come l’avrebbe fatto ridere vedere il rito religioso iniziare con ritardo di una mezz’ora per le difficoltà di far entrare in chiesa l’enorme bara: la bellezza di un tempo ormai pesava quasi 120 chili. Ormai in via del Campo non ci sono più le botteghe e le trattorie che videro le notti bianche di Fabrizio con Morena e le altre principesse dell’amore mercenario. Ma commercianti, prostitute e trans dei vicoli genovesi si sono mobilitati per acquistare la chitarra di De Andrè (una Esteve del’97) donata da Dori Ghezzi a Gino Strada, che dopodomani la metterà all’asta su Internet (www.qxl.it) in favore di Emergency, l’associazione che assiste le vittime civili delle guerre nel mondo. La mobilitazione degli ultimi che vogliono “riportare quella chitarra a casa” ha spinto il Comune a contribuire alla sua maniera, trovando sponsor tra cui unl unapark e i tifosi del Genoa, la squadra del cuore di Fabrizio: 40 milioni, da aggiungere ai 30 stanziati ieri dalla Regione, ai 40 di un imprenditore, ma soprattutto ai contributi di viados e lucciole eternamente grate per “Via del Campo” e “Princesa”. L’iniziativa di solidarietà è stata lanciata da Gianni Tassio, titolare di un piccolo negozio di dischi in via del Campo trasformato in una sorta di museo dedicato al cantautore. Domani sera, veglia nella piazzetta davanti al negozio di Tassio per capire quanto raccolto sul conto corrente “Bocca di rosa” e prepararsi al rilancio finale. Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior, cantava Fabrizio. Questa di via del Campo è una storia vera, un atto d’amore per Faber, un fiore alla sua memoria, un canto randagio.

Dalla Gazzetta di Parma Dal titolo “Amico fragile”, si terrà sabato 13 gennaio al teatro “Magnani” di Fidenza Un concerto tributo a Fabrizio De André Fabrizio De André: mito musicale del nostro tempo, ma non solo; nelle sue canzoni, è impressa in modo indelebile una parte della nostra storia. In lui, dichiaratamente distaccato dalla vita e dal pensiero partitico, per un lungo periodo si sono identificate alcune frange dei giovani italiani. L’immortalità delle sue opere sottolinea il grande e attualissimo contenuto dei suoi testi, l’originalità delle melodie e degli arrangiamenti, il folclore e la sofferenza della sua terra, il suo grande impegno nel sociale. E’ sulla base di questa premessa che un gruppo di musicisti fidentini, affiancati da una nutrita schiera di collaboratori, supportati dal contributo tecnico-artistico dell’associazione “Fidenz@ Cultura” e in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune, sta in questi giorni ultimando i preparativi per un recital-concerto dal titolo “Amico Fragile – tributo a Fabrizio De André”, che andrà in scena al teatro “Magnani” il 13 gennaio prossimo, in occasione del secondo anniversario della morte dell’artista. L’idea nasce da Roberto Maghenzani (apprezzato chitarrista locale e voce principale nello spettacolo), dalla sua grande passione per l’opera di De André sin dalle origini, dall’inevitabile contaminazione musicale ma ancor più dall’ammirazione con cui l’autore genovese seppe denunciare in tempi non sospetti, in toni poetici ma con grande determinazione, le principali e più scottanti questioni sociali, quali la corruzione e l’emarginazione. Lo spettacolo si baserà su diciannove brani di De André, opportunamente selezionati per dare al testo complessivo un senso logico, diviso in due tempi: l’uno più posato in cui lo spettatore, con l’ausilio di una voce narrante che introdurrà in modo didascalico il brano, sarà immerso in un’atmosfera di riflessione; l’altro più trainante caratterizzato da alcune tra le canzoni più famose e di maggior successo. Tutto questo legato da una coreografia discreta, una scenografia e un gioco di luci essenziali ma efficaci; la proiezione di una selezione di diapositive, inoltre, darà maggior risalto al contenuto simbolico e metaforico del messaggio proposto. La pittrice salsese Nelly Putignani, infine, esporrà nel foyer del Teatro Magnani alcune sue opere, riguardanti la vita e le opere dell’artista scomparso. Ecco, nel dettaglio, i componenti del cast: Gianni Alviti, Barbara Antonioli, Fiammetta Antozzi, Roberto Ballotta, Gilberto Berzolla, Germano Boschesi, Roberto Cacciali, Ennio Cantoni, Fiorenzo Fuscaldi, Luca Giavarini, Roberto Maghenzani, Monia Maini, Manuela Mambriani, Fabrizio Montanini, Cristina Moroni, Francesco Pezzali, Ilaria Rigoni, Giorgio Valesi.”

LA MORTE DI MORENA, ISPIRATRICE DI VIA DEL CAMPO GENOVA, 3 GEN – ”Via del Campo ci va un illuso, a pregarla di maritare, a vederla salir le scale, sino a quando il portone e’ chiuso’. E il portone della vita, per Morena, il travestito che ispiro’ la canzone di Fabrizio De Andre’ ‘Via del Campo’, si e’ chiuso definitivamente stamani, quando nella chiesa genovese di San Siro e’ stato celebrato il suo funerale. Morena, il cui vero nome era Mario Dore’, aveva 61 anni e da tempo soffriva di diabete. La sua vita e’ stata travagliata sino alla fine, tanto che la funzione di questa mattina e’ stata celebrata con mezz’ ora di ritardo perche’ non si riusciva a farne passare il voluminoso corpo attraverso la porta di casa, a pochi metri di distanza da via del Campo. ”Era una persona buona e religiosa – ha detto don Luigi Traverso, parroco di San Siro, che la conosceva da parecchi anni – e se poteva si adoperava per aiutare chi era piu’ in difficolta’ di lei”. Morena non praticava piu’ ‘la vita’ da anni, e, dopo aver venduto anche il banco di frutta che aveva acquistato, si arrangiava con piccole attivita’ di ricettazione. ”Era un personaggio controverso ma amichevole – prosegue don Luigi – e della canzone di De Andre’ non amava parlare troppo spesso”. A darle l’ estremo saluto, questa mattina, e’ accorsa molta gente del centro storico, comprese alcune sue ‘colleghe’, da cui Morena era amata e rispettata. (ANSA).

DICEMBRE 2000 Omaggio a Battisti e De Andrè A Chiavari (Ge) una mostra sulle cover della storia del rock. Organizzata dalla galleria d’arte Fluxia, in corso Daniele 135, la mostra avrà come motivo conduttore il ritratto e resterà aperta dal 13 gennaio 2001 al 28 dello stesso mese. Previsto un omaggio a due grandi interpreti della storia musicale italiana recentemente scomparsi: Lucio Battisti e Fabrizio De Andrè. Il secondo tra l’altro celebrato nella terra che gli ha dato i natali. E’ questa la testimonianza che la poesia musicale non ha tempo e che quella che si chiama leggera non è un’arte musicale minore, ma un’espressione di pensiero in grado di risiedere sull’altare dell’indimenticabile.Dopo il successo della prima edizione che ha visto esposte le cover più belle dei 33 giri della storia del rock, la mostra torna quest’anno esponendo le copertine di due esponenti eccellenti del medesimo campo musicale: David Bowie e Lou Reed. Celebrati anche musicisti jazz come Miles Davis, Don Cherry, Charlie Mingus e John Coltrane. Non dimenticato il settore femminile con il ricordo, tra le altre, di Janis Joplin e Patti Smith. L’inaugurazione della mostra è prevista per le ore 18 del 13 gennaio. Mentre l’orario d’apertura è nei giorni feriali fra le 16 e le 19.30 e nei festivi tra le 18 e le 19.30.

La chitarra di Bocca di Rosa La chitarra di Fabrizio De Andrè è in vendita e un avvocato genovese, che in questa storia interpreta inesorabilmente la parte del cattivo, ha offerto 40 milioni per poterla appendere nel salotto di casa come un quadro d¹autore o una reliquia. Ma De Andrè non è un¹esclusiva per fans danarosi. Appartiene a tutti quelli che lo hanno amato. Per cui avviene una di quelle cose che uno s¹immagina solo nei film di Natale. Il negozio di dischi di via del Campo, la strada del centro di Genova che nel resto d¹Italia è solo il titolo di un album di De Andrè, lancia una questua per sfilare la chitarra all¹avvocato ed esporla in vetrina, dove tutti potranno tenerla d’occhio e sentirla un po¹ loro. Alla faccia della spilorceria, nel negozio entra un bel po¹ di Genova, con un deca o un cinquantone in mano. E arrivano a sorpresa anche loro: le prostitute di “Bocca di Rosa” e gli omosessuali attempati di “Princesa”. Sfilano davanti alla cassetta delle offerte fra sguardi obliqui ma non sempre ostili e versano quel che possono: spesso un fragrante centone. Però l’asta sta per finire e i 40 milioni restano un miraggio. Chi abita a Genova e dintorni, adesso ha un posto dove andare. Nella patria dei fanatici senza memoria, dove persino Gassman è già stato dimenticato, questa colletta di popolo per la chitarra di un poeta è un massaggio che scalda i cuori, e Dio sa quanto ne abbiamo bisogno.

DE ANDRE’: GAY E PROSTITUITE, UNA COLLETTA PER LA SUA CHITARRA GENOVA, 27 DIC – Le prostitute di via del Campo e dintorni, i vecchi gay del centro storico genovese: partecipano tutti alla colletta per aggiudicarsi la chitarra di Fabrizio De Andre’ all’ asta benefica organizzata via internet. Il mondo che il grande cantautore genovese amava raccontare con affetto,senza disprezzo o commiserazione, e’ ormai mobilitato. E’ il negozio di dischi di Gianni Tassio, una sorta di museo alla memoria di Fabrizio, che ha sede proprio in via del Campo,il luogo dove sconosciuti ammiratori, abitanti del centro storico, omosessuali e lucciole tra questi, portano i loro contributi: ciascuno secondo le proprie possibilita’, chi 50.000 lire, chi 100 o 200 mila. ”Vengono qui certi simpatici vecchi gay – racconta Tassio – che non si arrendono all’ idea che la chitarra di Fabrizio finisca chissa’ dove. Fabrizio ha parlato di loro in ‘Princesa’,una delle canzoni dell’ ultimo album ‘Anime salve’: a loro e’ piaciuta tantissimo”. Il prezzo della chitarra di De Andre’ e’ destinato, dunque, a salire: i collegamenti al sito dell’ asta sono stati finora oltre 5.000, un professionista genovese, sembra un avvocato, avrebbe offerto 40 milioni di lire per aggiudicarsela. E ora anche il Comune di Genova ha deciso di scendere in campo: l’assessore al commercio Mario Tullo pare abbia trovato alcuni sponsor e domani, in una conferenza stampa, annuncera’ il suo rilancio. (ANSA).

CHITARRA DE ANDRE’ IN VENDITA ON LINE: VIA DEL CAMPO LA VUOLE Genova, 14 dic. – La mitica “Rogers”, la chitarra che ha usato Fabrizio De Andre’ negli ultimi concerti e’ all’asta su Internet, ma un gruppo di amici su iniziativa di Gianni Tassio che ha un negozio di musica in via del Campo al 29, luogo abituale per Fabrizio, sta cercando in tutti i modi di acquistarla. Tassio e’ un vecchio amico di De Andre’ e in sua memoria ha allestito un bellissimo museo sul grande cantautore genovese, un luogo della memoria frequentato da migliaia di cultori di De Andre’. In un voluminoso libro sono raccolte migliaia e migliaia di firme e di dediche in ricordo di De Andre’ che come e’ noto mori’ l’11 gennaio del ’99. Sono tanti i nomi noti e meno noti che hanno ricordi di vita legati a De Andre’. Il libro di dediche si apre il 4 febbraio con poche parole di una collezionista che esorta Gianni Tassio a continuare cosi’ che andra’ bene. Poi sfogliando le pagine troviamo un pensiero di Milva datato 26 ottobre. Al termine della visita al museo ricco di foto, dischi originali, cd, gadget e cartoline Milva aveva scritto: “per Gianni, luogo della memoria e dell’attuale. Ricordo con grande affetto il nostro Fabrizio al quale rubai una Sally che feci in lingua tedesca”. Ma c’e’ anche una dedica toccante di un giovane ferito in un incidente e uscito dal coma ascoltando la musica e le parole di De Andre’. Un ragazzo piacentino che e’ venuto a dicembre scorso a sentire la Buona Novella al teatro Carlo Felice. La storia di questo ragazzo era arrivata a conoscenza di De Andre’ che in uno dei tanti concerti in Italia lo aveva chiamato sul palco ed abbracciato. Nell’asta saranno vendute oltre alla chitarra di De Andre’ anche una di Ligabue, di Augusto Daolio dei Nomadi e di Ivan Graziani. Il museo relizzato da Gianni Tassio e’ aperto tutti i giorni della settimana e rappresenta ormai un punto di riferimento per tutti i fans e gli estimatori del grande cantautore genovese. Gianni Tassio e’ naturalmente uno di questi ma alla domanda sul perche’ De Andre’ se ne sia andato a vivere in Sardegna risponde con un mezzo sorriso in dialetto genovese:”per non farsi ciu rompi u belin”.

MUSICA: VIA DEL CAMPO PARTECIPA AD ASTA CHITARRA DE ANDRE’ GENOVA, 14 DIC – Via del Campo vuole la chitarra di Fabrizio De Andre’ messa all’asta da Emergency: i commercianti del carrugio genovese che ha dato il titolo a una delle piu’ belle canzoni del cantautore hanno fatto una colletta e oggi entrano con un’offerta di circa 9 milioni nella gara su Internet per acquistare la preziosa Rogers di De Andre’. La semiacustica degli anni Settanta con cui il cantautore genovese ha suonato in decine di concerti, e’ stata donata da Dori Ghezzi a Emergency, il gruppo di medici guidati da Gino Strada che con il ricavato della vendita finanziera’ altri interventi umanitari in giro per il mondo. L’asta e’ in corso sul sito internet www.qxl.it e terminera’ il giorno dell’ Epifania alle 15.00. ”Non vogliamo che la chitarra finisca lontano da Genova – ha spiegato l’ideatore della colletta, Gianni Tassio – via Del Campo e’ il luogo ideale per custodire la memoria del nostro amatissimo Fabrizio”. Fan tra i piu’ appassionati, Gianni Tassio ha trasformato il suo negozio di dischi di via Del Campo in un vero e proprio museo dedicato all’artista genovese. A partire dall’ 11 gennaio 1999, quando fu raggiunto dalla notizia della morte di De Andre’, ha infatti raccolto centinaia di libri, dischi, spartiti. ”Qui siamo tutti super appassionati di De Andre’ – spiega – appena ho lanciato l’idea mi hanno seguito in dieci e oggi altri sono pronti ad appoggiarci ”. Appena saputo dell’asta da un amico che aveva offerto 1 milione e 600 mila lire (”se nessuno scopre il sito realizzo un sogno” gli ha detto) Tassio ha fatto il giro dei negozi della via ed ha raccolto ”sulla parola” una decina di milioni di lire. ”Ma oggi – ha spiegato – appena hanno letto la notizia sul Secolo XIX sono venuti qui in negozio anche i non residenti. Un avvocato mi voleva dare 200 mila lire, alcune signore erano pronte a offrire centomila lire a testa. Ho detto di no, non saprei come gestire quel denaro”. Se il prezzo sale, pero’, anche una colletta allargata potra’ servire: ”per questo chiedero’ informazioni ad un esperto, cosi’ come abbiamo chiesto aiuto al Comune di Genova – ha spiegato Tassio – Se partecipa potrebbe esporre la chitarra nell’atrio del municipio o in occasione di eventi dedicati a De Andre”. I commercianti di via del Campo sono invece d’ accordo a custodire la chitarra un po’ per uno: ”una volta qui da me, un’ altra in trattoria, poi all’antico caffe’ – spiega Tassio – l’importante e’ averla qui nei vicoli amati da Fabrizio”. Tra i concorrenti di via Del Campo potrebbero esserci i fan tedeschi – ”sono molti perche’ De Andre’ era molto apprezzato in Germania” – e un giovane di Piacenza a cui Tassio potrebbe pero’ lasciare via libera: ”e’ uscito dal coma ascoltando De Andre’ e vorrebbe proprio comprarsi quella chitarra”.

INTERNET: ALL’ASTA STRUMENTI DI 7 CANTANTI PER EMERGENCY MILANO – Sette grandi musicisti uniti per sostenere un progetto umanitario di Emergency attraverso un’eccezionale asta online, in esclusiva su QXL.it, che fara’ appassionare tutto il mondo del web e della musica. A partire dal 7 dicembre 2000 fino al 6 gennaio 2001 tutti gli appassionati avranno la possibilita’ di aggiudicarsi strumenti si 7 personaggi che hanno contribuito a rendere grande la storia della musica italiana: Augusto Daolio, Ligabue, Fabrizio De Andre’, Ivan Graziani, Piero Pelu’, Zucchero e Jovanotti. La base d’asta e’ di 100.000 lire per ogni strumento. I fondi raccolri contribuiranno alla costruzione e all’equipaggiamento dlel’ospedale per le vittime di guerra che l’associazione Emergency sta avviando in Sierra Leone.

MUSICA: LEDA BATTISTI, SPETTACOLO DA DE ANDRE’ E NUOVO ALBUM MILANO, 5 OTT – Passionaria, come il titolo dell’ultimo album presentato oggi a Milano, ma fresca come si conviene a un’attrice-cantante che interpretera’ il ruolo della giovanissima Maria nello spettacolo-concerto ‘La buona novella’, tratto da una delle opere piu’ significative di Fabrizio De Andre’, che andra’ in scena il 30 novembre a Genova. E’ questa Leda Battisti, nata a Poggio Bustone (Rieti) 28 anni fa, lontana cugina del grande Lucio Battisti. ”Sento tutta la bellezza di fare una cosa cosi’ interessante,” dice Leda, spiegando che e’ la sua prima volta in teatro, mentre per il cinema e’ stata una delle interpreti della colonna sonora del film ”La Gabbianella e il gatto’. ”De Andre’ – dice la cantante, che sara’ affiancata da Claudio Bisio e Lina Sastri – e’ un artista che ho sempre stimato molto ed e’ un’opportunita’ non da poco andare in scena nella sua citta”’. In un primo tempo sembrava che la figlia di De Andre’, Luvi, dovesse impersonare Maria giovane ma che in un secondo tempo abbia rinunciato per motivi imprecisati. ”Non lo sapevo – dice la cantante – l’ho appreso solo ieri”. ”Il nome di Luvi – precisa il regista, Giorgio Gallione – era nato piu’ di un anno fa nelle chiacchiere che accompagnano un progetto, ma io non ho mai parlato con Luvi e poi non e’ necessario avere sempre uno di famiglia nel cast perche’, grazie a dio, le opere di De Andre’ vivono di vita propria”. L’anteprima dello spettacolo sara’ il 30 novembre al Teatro Carlo Felice, mentre le repliche dal 2 al 10 dicembre al Teatro dell’Archivolto. La realizzazione musicale e’ di Carlo Boccadoro, che lavorera’ insieme all’ensemble ‘Sentieri selvaggi’, un piccolo coro genovese, e ad Andrea Ceccon delle ‘Voci atroci’.La parte centrale spetta a Claudio Bisio, narratore – con una piccola parte lirica – dei vangeli apocrifi cantati da De Andre’; Leda Battisti interpretera’ una Madonna 13enne, messa a confronto con una Madonna adulta, ai piedi della croce, interpretata da Lina Sastri. ”Leda – dice il regista – unisce gioventu’ a lirismo, freschezza a celebrita’; e poi casualmente assomiglia alla Sastri”. Una somiglianza che rende piu’ credibile il passaggio dall’adolescenza alla maturita’ di Maria quando viene cantato dalle due attrici a due voci: ”e’ come se si vedessero allo specchio – aggiunge il regista – una Maria con esperienza, che nello specchio vede riflessa la sua immagine giovanile, quando fu prescelta”.

SCUOLA GENOVESE DEDICA CALENDARIO A CANZONI DE ANDRE’ GENOVA, 5 DIC – Un calendario dedicato a Fabrizio De Andre’, una canzone per ogni mese del 2001 dalla ‘Guerra di Piero’ a ‘Bocca di Rosa’. E’ la nuova iniziativa dell’ Istituto Comprensivo di Scuola Materna, Elementare e Media Statale di Casarza Ligure, alle spalle di Sestri Levante, intitolata dall’ aprile scorso proprio al grande poeta e cantautore genovese. Alla realizzazione del calendario, stampato da una tipografia di Chiavari, che uscira’ nei prossimi giorni, hanno collaborato con disegni e scritti gli alunni delle varie classi dell’ Istituto Fabrizio De Andre’. Il calendario-omaggio a Fabrizio De Andre’ si apre a gennaio con ”La guerra di Piero”, la ballata pacifista che Fernanda Pivano vorrebbe diventasse un nuovo inno nazionale. Febbraio vede protagonista ”Bocca di rosa”, marzo ”La canzone di Marinella”. A ”Creuza de ma” i ragazzi del De Andre’ hanno abbinato il mese di Aprile e dallo stesso, bellissimo album che Fabrizio realizzo’ con Mauro Pagani, hanno scelto ”Siddan capudan pascia”’ per maggio. La seconda parte del calendario comprende ”La citta’ vecchia” (giugno), ”Girotondo” (luglio), ”Il pescatore” (agosto), ”Fiume Sand creek” (settembre), ”Le nuvole” (ottobre), ”Volta la carta” (novembre), ”Spiritual” (dicembre).

‘LA LETTERATURA IN GENOVESE’, OPERA D’ AMORE E STORIA GENOVA, 5 DIC – Come non ricordare ‘Creuza de ma’, notissima canzone di Fabrizio De Andre’, che, con la descrizione di un tipico borgo ligure come Boccadasse e’ divenuta simbolo della genovesita’ e orgoglio cittadino soprattutto dopo la scomparsa dell’ autore? Per quanto la canzone fosse stimata e rispettata, in pochi sarebbero arrivati a considerarla come una vera e propria espressione letteraria, al pari delle poesie di Giorgio Caproni o Martin Piaggio. Da adesso in poi, invece, ‘Creuza de ma’ compare in una seria ed autorevole antologia letteraria, compilata dal filologo Fiorenzo Toso, edita per ”Le mani microart’s”’, intitolata ”La letteratura in genovese”. Un’ opera d’ amore, dedicata dall’ autore ad una terra fortemente ammirata e rispettata e allo stesso tempo un’ antologia dettagliata e precisa su quella che e’ la storia della letteratura ligure. I tre volumi che la compongono trattano, in forma antologica, la storia della letteratura in dialetto, attraverso cui e’ possibile ripercorrere le vicende civili e culturali della Liguria, dalla formazione dello stato regionale (all’ incirca risalente al XII secolo) ai giorni nostri. E’ interessante notare come Toso si rifaccia ad una letteratura ‘alta’, che non lascia spazio a forme espressive come il trallallero o la canzonetta.Nelle pagine dell’ opera di Toso, il cui terzo volume e’ stato presentato recentemente nella prestigiosa sede di palazzo Doria Panphilj a Genova, trovano spazio, oltre ad autori classici, anche sperimentatori e innovatori della lingua, soprattutto in ambito teatrale e narrativo, come Plinio Guidoni e Giorgio Cambiaso, che hanno contribuito a mantenere vivo il dialetto genovese. Non a caso nella parte conclusiva dell’ antologia sono riportate e analizzate anche liriche di cantautori e gruppi musicali contemporanei, come appunto De Andre’, o il trallamuffin’ (neologismo per indicare la musica ragamuffin cantata in genovese) dei Sensasciou (Senzafiato), che hanno saputo proporre e far apprezzare la lingua anche alle nuove generazioni, generalmente poco attente alle tradizioni culturali e linguistiche liguri. Sponsor della pubblicazione e’ la Elsag, l’azienda informatica che, promuovendo iniziative del genere, si dimostra legata al territorio ed al tessuto culturale genovese.

BOCCADIROSA A PONZA, LE ‘COMARI’ CONTRO LE PROSTITUTE LATINA 2 DIC – Decise a tutto pur di allontanare dalla loro isola, Ponza, le eredi di ‘Boccadirosa’. Cosi’ un gruppo di donne, che evocano le ‘comari di Sant’ Ilario’ cantate da Fabrizio De Andre’, ha scritto al sindaco dell’ isola Antonio Balzano. ”Quelle – sostengono – arrotondano il loro fabbisogno di denaro andando a letto anche con uomini sposati”. E lo fanno creando scompiglio nelle famiglie. ”Quelle”, secondo le agguerrite donne di Ponza, sarebbero alcune immigrate che, in inverno, si trasferiscono sull’ isola insieme a connazionali che lavorano, per stipendi da fame, come marinai o come manovali. Le donne invece, a loro dire, ripiegano ”per arrotondare” sul mestiere piu’ antico del mondo portando scompiglio nella tranquilla isola dell’arcipelago pontino.”Non siamo razziste, ma non permettiamo lo sviluppo della prostituzione sulla nostra isola”, dicono risolute le donne. E chiedono alle autorita’ ”di adottare gli opportuni provvedimenti per regolarizzare le presenze a Ponza”. La storia delle novelle Boccadirosa dalla pelle color ebano non e’ destinata pero’ a concludersi come la celebre canzone nella quale la protagonista, costretta ad andare via dal paese, trova ad attenderla nel paese successivo le autorita’ civili e religiose e sfila con loro in una processione dove si confondono ”l’ amore sacro e l’ amor profano”. Il parroco e il sindaco, infatti, hanno gia’ preso le distanze. Il parroco, don Erasmo Matarazzo, ha ammonito i credenti – maschi – nella sua omelia: ”Aprite gli occhi, non confondetevi con i piu’ vecchi mestieri di questo mondo”. Il sindaco ha cercato di sdrammatizzare promettendo, comunque, i controlli e le verifiche sollecitate dal comitato di ”comari”. ”Guai a correre con la fantasia – ha detto Balzano -, e’ vero che a Ponza si e’ verificato un aumento della presenza di immigrati. Con le forze dell’ordine controlleremo se queste persone sono in regola e che tipo di attivita’ svolgono. Se hanno il permesso, vengono a lavorare onestamente e non creano disturbo alla collettivita’, sono i benvenuti. Ponza non e’ razzista, e’ l’ultima cosa che possiamo pensare di questa isola”.

MUSICA: A ‘MONUMEDIA’ VIDEO INEDITO SU FABRIZIO DE ANDRE’ ROMA, 1 DIC – Un video inedito che documenta l’incontro tra Fabrizio De Andre’ e Roberto Murolo sara’ proiettatto il 10 dicembre a Napoli nell’ambito di ‘Monumedia’ e ‘Corto circuito’, due rassegne internazionali in programma nel capoluogo campano dall’ 8 al 10, dedicate ai temi della multimedialita’ e della comunicazione audiovisiva. Monumedia dedichera’ a De Andre’ un incontro curato dal critico musicale Federico Vacalebre. In programma, il video ‘Fabrizio e noi’, una videoantologia di Fabrizio De Andre’ in Rai, un videointervento di Peppe Barra e interventi di Nello Daniele, Alfredo Franchini, Enzo Grananiello.

da La Repubblica: Fossati e Luvi De André un concerto di famiglia. Genova, la figlia del musicista scomparso ha cantato due brani con il grande amico del padre di RAFFAELE NIRI GENOVA – Foto di famiglia (allargata) in un interno. Accanto a Ivano Fossati gorgheggia (bene) Luvi De André. Dietro, alla sezione ritmica, c’è Claudio Fossati. In prima fila, Dori Ghezzi. Accanto, Germana Fossati, 73 anni, mamma di Ivano e nonna di Claudio. Il pezzo è Ragazzo mio, Luigi Tenco, 1966. L’interno è quello del Carlo Felice, la piazza – ovviamente – Genova. Fossati, l’ennesimo caso di nepotismo all’italiana? “Conosco Luvi da sempre, l’ho apprezzata per le sue capacità, l’ ho chiamata a darmi una mano nel disco e ci piaceva l’idea di cantare insieme in pubblico. Ci è sembrato bello farlo nella nostra città”. Luvi, non capita spesso, a una ragazza di 22 anni, di esibirsi da un palco tanto prestigioso due volte in appena quattro giorni: domenica, nel grande concerto che ha visto (quasi) tutti i grandi della musica italiana cantare Fabrizio, lei non era neppure in scaletta. “Fino all’ultimo momento non sapevo se sarei stata in grado di aprir bocca” racconta ora, molto più rilassata. “Ero combattuta: non salire sul palco mi sembrava uno sgarbo, salirci mi sembrava un oltraggio. Mi ha sbloccato la scelta di Rimini, una canzone che a mio padre piaceva moltissimo”. Poi, quattro sere dopo, il concerto con Fossati. “L’emozione? La stessa, anzi un po’ di più, perchè la responsabilità era – se possibile – anche maggiore: quando esci da sola, se sbagli, la colpa è solo tua, sei tu che fai una brutta figura. Ma con Ivano era un’altra cosa: sapevo che se avessi sbagliato potevano esserci delle brutte ripercussioni sul suo concerto, che fino a quel momento era stato un vero e proprio trionfo. Mi sembra sia andata bene”. In realtà, benissimo: Fossati l’ ha lanciata sul palco al momento dei bis (sei, un trionfo), ha proposto con Luvi prima La rondine e poi lo struggente pezzo di Tenco. “Ho cantato Ragazzo mio con il leggio davanti, Ivano mi ha dato ventiquattr’ore di tempo per impararla e non finirò mai di ringraziarlo. Sì, mio padre parlava di Tenco, raccontava anche buffi episodi sui loro esordi, ma di Ragazzo mio mi ricordavo solo la musica e qualche parola. Cosa farò da grande? Boh, adesso me lo chiedono in tanti e non lo so: per ora mi gusto le soddisfazioni di questo periodo”. Una tra le tante: lunedì sera, prima del derby Genoa-Sampdoria, i tifosi avversari canteranno, insieme, Creuza de ma. Un’altra: i giudizi di mamma Dori e di “zio” Ivano. Dori Ghezzi: “Luvi era molto preoccupata, tesa. Domenica sera aveva avvertito il pubblico, “se sbaglio non fucilatemi”. Giovedì invece aveva paura di danneggiare Ivano. E’ andata benissimo”. Fossati: “Su Luvi ero tranquillissimo, piuttosto ero io a non essere sciolto. L’ombra di Fabrizio? Credo che ognuno possa scegliere la propria maniera di ricordarlo, io l’ho voluto fare in maniera silenziosa. Sia chiaro, non c’è l’ombra di polemica: sulla storia di Celentano, ad esempio, penso che Fabrizio si sarebbe messo a ridere e non avrebbe condiviso quei fischi”. Fossati racconta poi di quella notte del’93 quando, alla ricerca di spunti per Anime salve partirono, lui e Fabrizio, in macchina. A Matera una vecchina raccontò quel “mastica e sputa, da una parte il miele, mastica e spunta, dall’ altra la cera” che darà poi corpo a Ho visto Nina volare. Fossati, a quando un disco in dialetto? “Dialetto? Ma quella ligure è una lingua, non un dialetto: mi piacerebbe partire dalle grandi intuzioni di Fabrizio e muovermi su una pista diversa. Ma, lo dico francamente, non so se ne avrò le capacità”.

Da La Repubblica A Casarza Ligure Scuola elementare dedicata a De André GENOVA – Casarza Ligure dedica la scuola elementare e materna a Fabrizio De Andrè. Lo ha deliberato il consiglio di istituto. La scuola ha già ricevuto il decreto autorizzativo dalla prefettura di Genova e il sì della giunta di Casarza Ligure. Manca solo il decreto formale di intitolazione del ministro della pubblica istruzione. “Il cantautore genovese” dice la motivazione “ha lasciato un patrimonio di emozioni, insegnando che la canzone sa trasmettere cultura e rispetto”.

Dal Manifesto Genova per Fabrizio, tra concerti e ragazzi – Pellegrinaggio anche al famoso negozio di Via del Campo – GIOVANNI MARI – GENOVA Sono diversi i modi per ricordare Fabrizio De André a un anno dalla sua morte. Genova lo fa a modo suo: un cartellone locale di manifestazioni, molta nostalgia e tante iniziative spontanee. Lo stesso De André, che a Genova è nato e tra quei vicoli e quelle banchine ha trovato ispirazione, non se ne stupirebbe. In questi giorni in centinaia hanno fatto visita alle sue ceneri sepolte nella città di marmo di Staglieno e tutti hanno lasciato un ricordo: dalle immancabili sigarette appoggiate sulla lapide alle conchiglie di Sardegna, sua terra adottiva. In via del Campo risuonano come l’11 gennaio del 1999 le stesse sue canzoni dalle casse stereo di quel negozio di dischi in cui Fabrizio passava il tempo libero e dove oggi giovani e anziani lasciano lettere e poesie per lui. LE INIZIATIVE. Il Comune ha varato “Dedicato ad un amico”, in programma tra il 14 e il 29 gennaio con mostre, concerti, proiezioni e convegni. Si inizia con ‘Creuze de ma, creuze d’amu’ (stradine di mare, stradine d’amore), mostra d’arte contemporanea con opere di artisti liguri ispirati dalla poetica di De André (Palazzo San Giorgio). Il 25, al cinema Ariston, (dalle 15 alle 21), sarà proiettato Faber, film-documentario di Bruno Bigoni e Romano Giuffrida. “Un viaggio di 60 minuti -hanno spiegato gli autori- alla ricerca di volti, panorami, suoni, rumori, emozioni, parole e ricordi che hanno segnato il sentire e l’agire di Fabrizio”. Il 26 a palazzo Tursi si terrà un convegno-musical-recital con Max Manfredi, Marco Paolini e Vittorio Centanaro con letture, interpretazioni e musica. Un grande concerto-tributo, infine, è previsto sempre a Genova per febbraio sulla scia della performance dell’estate scorsa tra gruppi genovesi che diede origine al cd Aia da respia-Genova canta De André (dove non ci sono Lauzi e Fossati, come abbiamo erroneamente scritto). Tra le iniziative in via di definizione, la costituzione di un museo dedicato a De André al Porto Antico per iniziativa della famiglia. VIA DEL CAMPO. “A Fabrizio, perché con le sue canzoni mi ha aperto gli occhi sulla realtà, e me li ha fatti socchiudere per sognare. Monica”. Il negozio di dischi che, secondo la leggenda – a lungo smentita – sorgerebbe proprio nel palazzo della puttana della canzone, oggi è un luogo della memoria in cui lettere e cartoline di ammiratori si stringono attorno alle collezioni più complete dei suoi dischi. Il titolare, Gianni Tassio, una sorta di biografo: “Nessuno lo sa – ha detto -, ma Fabrizio aveva per secondo nome Cristiano. Nacque alle 13 del 18 febbraio del 1940, fra un mese avrebbe compiuto 60 anni”. Sul banco fa bella mostra il primo 45 giri inciso da Fabrizio, Nuvole barocche del 1958, edizione Karim, venti di copie in tutto il mondo firmato semplicemente Fabrizio. Le cartoline appoggiate allo stesso banco arrivano da mezzo mondo. A STAGLIENO. Sigarette, conchiglie, mazzolini di fiori, rose rosse e bianche, ciclamini, papaveri, biglietti e lettere svolazzanti. Accanto alla porta della cappella, un disegno che raffigura un angelo, con il volto di De André e la chitarra in mano. Sono arrivati in decine, ieri, al cimitero monumentale di Genova. Ragazzi che dopo aver scritto lettere contro il mondo, fumano, lasciano mozziconi tra i mazzi di fiori e restano seduti sui gradini della cappella, semplice, in marmo bianco, con una porta a vetri moderna, all’interno tante rose e un grande girasole. Una lettera: “In questo mondo in cui tutto è destinato a sparire, risucchiato dai vortici di questo tempo bastardo che non guarda in faccia nessuno, il tuo nome è destinato a restare eterno”.

MUSICA: ANNIVERSARIO MORTE DE ANDRE’, CONVEGNO A TRENTO TRENTO, 10 GEN – In occasione del primo anniversario della morte di Fabrizio De Andre’, l’ Universita’ di Trento organizza domani una giornata di studio e una serata di musica per ricordare il cantautore e il suo ruolo sull’ immaginario collettivo italiano di almeno due generazioni. L’ iniziativa e’ promossa dai dipartimenti di Scienze filologiche e storiche e di Sociologia e Ricerca sociale, insieme all’ Assessorato alla cultura del Comune di Trento e con la collaborazione dell’ International Association for the Study of Popolar Music. Una riflessione sui testi e sulla musica di De Andre’ e’ affidata a un docente di letteratura italiana (Niva Lorenzini, dell’ Universita’ di Bologna), a un critico (Marco Neirotti de ”La Stampa”), e a uno scrittore (Cesare Romana, autore della monografia ”Amico fragile”). Franco Fabbri e Luca Marconi illustreranno le forme musicali delle canzoni, mentre Ignazio Macchiarella discutera’ i rapporti tra certi testi di De Andre’ e il repertorio di musica etnica e Piero Milesi, collaboratore di De Andre’ nell’ arrangiamento dei brani, spieghera’ il modo di lavorare del cantautore. La serata musicale (Teatro Sperimentale, ore 20.30, ingresso gratuito) ‘rivisitera” alcune canzoni di De Andre’ con un coro di voci bianche della scuola musicale ”Eccher” di Cles e il musicista Andrea Cera. Infine, in ricordo dell’ amico, Franco Fabbri e Franco Ceccarelli, insieme a Marco Dallari, canteranno alcune canzoni.

Tutte le iniziative per ricordare De André Sia “Il Giorno” che “La Repubblica” ricordano che l’11 gennaio ricorrerà un anno dalla scomparsa di Fabrizio De André, che il prossimo 18 febbraio avrebbe compiuto 60 anni. Scrive sul primo dei due quotidiani Marco Mangiarotti: “La memoria privata, quella riservata al dolore del lessico familiare, si terrà fra poco, per il suo compleanno: il 18 del mese di febbraio. (. ) Ma l’11 gennaio si conta comunque un anno dalla sua morte e lo ricordano in molti. Roberto Cotroneo e Vincenzo Mollica con un cofanetto di immagini e testi, “Caro Fabrizio”. Bruno Bigoni e Romano Giuffrida con il lungo sguardo collettivo sulla sua vita filmato in “Faber”, il documentario presentato al Tenco, a fine novembre, che verrà proiettato l’11 al Centro Congressi in via Corridoni a Milano. Cesare G. Romana, critico, biografo e amico, lo commemorerà quel giorno all’Università di Trento. Lapilli ancor caldi di memoria ritroveremo, con la voce della figlia Luvi, nel prossimo album di Fossati, “Invisibile” (uscita il 28 gennaio). (. ) Mentre l’opera omnia esce in cofanetto con i testi, molte fotografie inedite e sedici Cd. Titolo “Opere Complete”, come quei volumi da biblioteca ricca, stampati in carta buona e fine, che ospitano i grandi della letteratura mondiale. Fabrizio lo merita, come pochi altri autori di canzoni”. A proposito del documentario di Bigoni e Giuffrida, “La Repubblica” informa che “Genova ricorda il suo Fabrizio De André con una grande evocativa manifestazione che si svolgerà dal 14 al 29 gennaio. “Dedicato a un amico” questo il titolo della manifestazione, è organizzata dal Comune, Provincia e Regione con il supporto dell’Autorità portuale, Associazione De Fabula, Buona Voglia e il Centro Culturale Carignano, e si suddivide in diverse iniziative: una mostra, un video documentario e un incontro a cui prenderanno parte, tra gli altri, anche Max Manfredi e Marco Paolini. La mostra verrà allestita nella sala delle compere di palazzo San Giorgio con opere d’arte ispirate alle canzoni del cantautore, nella speranza che il progetto voluto da Dori Ghezzi e dalla famiglia di realizzare una sorta di museo permanente dedicato a Faber nell’area Porto Antico possa diventare realtà. Il documentario, che era stato presentato al Festival Torino Cinema Giovani, dura circa sessanta minuti e rievoca la biografia di De André, rimarcandone le tappe salienti della sua vita, che si sono succedute fra la sua città natale, Milano e la Sardegna. Realizzato da Bruno Bigoni e Romano Giuffrida, il documentario sarà proiettato il 25 gennaio al cinema Ariston di vico San Matteo dalle ore 15 alle 21, e Telepiù bianco lo trasmetterà sabato prossimo alle 22.45. L’incontro avverrà il 26 gennaio a palazzo Tursi, alla presenza di Vittorio Centanaro, Manfredi e Paolini, per ricordare non solo la musica, ma anche le memorie e la poesia di un artista il cui stile rivoluzionò non poco la canzone d’autore. Per febbraio, infine, è in via di definizione il cast di musicisti e poeti che prenderanno parte a un grande concerto-recital organizzato proprio da Max Manfredi, che di De André fu sempre amico carissimo”. Il quotidiano romano pubblica anche alcuni passi delle interviste al cantautore scomparso contenute nel succitato video curato da Vincenzo Mollica.

De André ricordato da libri, dischi e video Mobilitazione per ricordare Fabrizio De André a un anno dalla morte. Proprio l’11, giorno dell’anniversario, Raiuno trasmetterà alle 23 uno speciale di “Taratata” in cui artisti come Battiato, Venditti, Loredana Berté interpreteranno le canzoni di Fabrizio. La Bmg ha raccolto in un cofanetto l’opera omnia del cantautore, mentre gli amici genovesi pubblicano “Aia da respia”, cd che racchiude sue canzoni da loro rivisitate. “Parole e canzoni” è un altro cofanetto con un video e un libro. In primo piano Genova, dove si prepara tra l’altro un grande concerto per febbraio. Mostre e incontri si terranno dal 14 al 29. Momento clou, il 25 al cinema Ariston, la proiezione del documentario-biografia “Faber”, che Tele+ bianco trasmetterà oggi alle 19.55 e martedì alle 21.

MUSICA: DE ANDRE’;’FABER’, IL RITRATTO IN FILM-DOCUMENTARIO – MILANO, 19 NOV (ANSA) – Gli artisti sono gli anticorpi che la società ha contro il potere. L’artista non deve integrarsi. Se gli artisti si integrano ce l’abbiamo nel c. “.Parole di Fabrizio De Andrè non fra le sue più poetiche, ma esemplari della sua morale schiettamente laica, deluso modo di intendere la vita, l’arte, i rapporti con il potere. Le pronunciò qualche mese prima di morire durante un’intervista a Milano, e adesso fanno parte di un film intitolato ‘Faber’ (così gli amici chiamavano De Andrè) che sarà presentato al Festival di Torino il 21 novembre e sarà poi trasmesso da Tele+ Nero il prossimo 8 gennaio. Diretto da Bruno Bigoni e Romano Giuffrida,’Faber’ è un omaggio al grande cantautore e poeta scomparso lo scorso 11 gennaio. Attraverso ricordi, interviste, documenti, versi e canzoni, De Andrè rivive con tutta la sua umanità e il suo straordinario talento. Gran parte del materiale è stato messo a disposizione da Dori Ghezzi: fra i tanti documenti, una drammatica lettera che Fabrizio De Andrè fu costretto a scrivere al padre durante i duri giorni del sequestro: Papà, pare che tu tenga più ai soldi che ai tuoi figli. “. Parole dure e disperate come quelle giornate, rivissute nel film da don Vico, il prete che si offrì come emissario nelle trattative con i sequestratori. Fabrizio ha perdonato tutti – ha ricordato Filippo, il suo fattore – ed ha avuto ragione”. – De Andrè in Sardegna era molto amato, sono in tanti a testimoniarlo. E lui ricambiava il sentimento verso quella terra che gli garantiva uno dei beni per lui più preziosi: la solitudine. In ‘Faber’ c’Š la Sardegna del podere d’Agnata, dove Fabrizio si rifugiava a leggere, scrivere, lavorare la terra, accudire gli animali, dove aveva imparato a conoscere la storia, la lingua e la cultura del popolo sardo. Ma ‘Faber’ racconta anche il De Andrè degli inizi, ragazzo viziato e irrequieto figlio di una cospicua famiglia genovese. Lo ricordano i suoi amici: quelli che studiavano con lui mentre lui pensava alle canzoni e quelli che con lui andavano a vendere i primi dischi quando Fabrizio era ancora, oggi si direbbe, un artista underground conosciuto fra i giovani attraverso il passaparola. Gli amici della prima ora sono i soli a permettersi qualche critica. Il dialetto genovese delle sue ultime canzoni – lo rimprovera uno di loro- era il genovese dell’alta borghesia, non quello del popolo”. L’omaggio a De Andrè si conclude a Milano, una città che lui detestava e dove era costretto a vivere per lavoro. Un lavoro d’artista, il suo, ma anche da artigiano. De Andrè era un uomo del Seicento- lo ricorda Mauro Pagani che lavorò ai suoi ultimi dischi -. Di quel secolo aveva l’ossessione per il dettaglio e per il lavoro di lima: i pezzi bisognava strapparglieli dalle dita”.

In un video il mondo di De André Domani al Torino Film Festival “Faber”, il documentario di Bigoni e Giuffrida dedicato all’artista di ALBERTO FARASSINO TORINO – “Grazie, adesso vado a fumarmi una sigaretta”. Termina così, su uno schermo nero, con una frase registrata alla fine di un concerto, il video Faber che Bruno Bigoni e Romano Giuffrida, con la collaborazione della Provincia di Milano e Telepiù, hanno dedicato a Fabrizio De André e che verrà presentato domani al Torino Film Festival e poi trasmesso l’8 gennaio 2000 da Tele+ nero. A tratti impietoso, crudo, vero fino al dolore. Come quando Fabrizio, durante i giorni del sequestro in Sardegna, scrive al padre: “Papà, pare che tu tenga più ai soldi che ai tuoi figli. “. Parole dure e disperate come le giornate del sequestro, rivissute nel film da don Vico, il prete che si offrì come emissario nelle trattative con i sequestratori. “Fabrizio ha perdonato tutti – ricorda Filippo, il suo fattore – ed ha avuto ragione”. A quasi un anno dalla sua scomparsa vogliamo credere che “Faber” si sia allontanato solo un attimo, che presto possa tornare magari con un nuovo album. E il video di Bigoni e Giuffrida aiuta a coltivare il sogno. Nella maniera più realistica: senza mai farci vedere il suo volto, se non di sfuggita in qualche copertina o foto di famiglia, senza utilizare nemmeno un minuto delle tante sue canzoni filmate. De André non c’è più ed è inutile trasformarlo in un’immagine sacra. Si può, invece, filmare il suo mare, le pietre, i muri e i tronchi della Sardegna, o i vicoli, il mercato del pesce, le case della sua Genova. E naturalmente le Nuvole, che ci sono dappertutto. A Genova parlano i vecchi amici di famiglia, quelli che lo consideravano un ragazzino terribile, e i primi colleghi: un libro-paga di quando prendeva duemila lire a serata, il ricordo di una “Ne me quitte pas” da brividi ma che non ha mai inciso, quell’esame di diritto penale che preparava con Paolo Villaggio, e da cui uscì invece “Carlo Martello”. E non si tratta solo di “beatificazione”: c’è anche, fra gli amici della prima ora, chi lo critica perché “il dialetto delle sue ultime canzoni era il genovese dell’alta borghesia, non quello del popolo”. Alla fine il funerale, e l’applauso che si confonde con quello di un concerto, quando lui (“un uomo solo non mi fa mai paura, è l’uomo organizzato che mi spaventa”) cercava solo un po’ di solitudine.

De André torna nel suo porto antico Dal Secolo XIXI Sanremo. [. ] L’altro omaggio del Tenco a De André è stato ospitare la mostra itinerante di foto,disegni,manifesti,elementi scenografici e pensieri autografi, curata da Pepi Morgia e Vincenzo Mollica:”Andrà in giro per l’Italia -spiega Morgia- e si fermerà a Genova dove rimarrà per sempre.Nel porto antico,infatti,verrà aperto il centro studi dedicato a Fabrizio,dove verranno raccolti tutti gli scritti e le tesi su di lui,ma anche libri,video e oggetti che l’hanno seguito in tournée:come il frac,il leggio,il portacenere e la sedia del concerto.Sempre la stessa,visto che gliel’avevo tagliata a misura per quel modo di tenere piegata la gamba quando cantava.” De André aveva l’abitudine di scrivere ai margini dei libri: in uno di quelli esposti alla mostra si legge questa frase:”Sono stanco di vivere al soldo di questa ragione, che poco si muove. Che non mi commuove.Che per nulla commuove”. Ora, l’associazione che porta il suo nome,di cui fanno parte la moglie Luvi, i figli Cristiano e Luvi, Morgia, Mollica e il giornalista Cesare Romana,vuole riportarlo idealmente a Genova:”Nel porto che ha ispirato la sua musica,nel quale voleva tornare ad abitare -spiega Morgia- e dove ha voluto ambientare la sua ultima fotografia ufficiale. Per noi Fabrizio deve continuare a vivere,e il centro studi sarà il modo migliore per ricordarlo,ma anche per conoscerlo meglio.”

A Genova una via dedicata a Fabrizio De Andrè Da “Il Messaggero”: “Si chiamerà “Via al mare Fabrizio De Andrè” la strada che ilcomune di Genova ha deciso di dedicare al cantautore scomparso a gennaio. La via si trova nella zona del porto, particolarmente amata dal musicista che vi aveva trovato l’ispirazione per le sue canzoni. L’inaugurazione avverrà lunedì sera in presenza del sindaco Pericu e della vedova Dori Ghezzi”.

DOLCENERA, CONCERTO IN MEMORIA DI DE ANDRE’ da La repubblica GENOVA – Si intitola Dolcenera, come una delle sue ultime canzoni, il concerto che Genova dedica stasera a Fabrizio De André nello scenario del Porto Antico. L’omaggio – cui prendono parte 13 formazioni di tutta Italia, ciascuna tradurrà nel proprio dialetto le liriche del poeta scomparso – seguirà alla cerimonia con la quale Genova intesta all’autore di “Marinella” l’attuale via del Mare. Dolcenera è, nella tradizione, la grande madre del Mediterraneo che conosce tutte le lingue delle genti di mare, e il progetto rilancia un’idea cara a Fabrizio che riconosceva ai dialetti del Mare Nostrum la dignità di autentiche lingue. Dalle 21 si alterneranno sul palco, presentati da Paola Maugeri: la genovese Claudia Pastorino, i lombardi Baraban, le pugliesi Faraualla, il cantastorie calabrese Otello Profazio, Antonio Infantino e i Tarantolati di Tricarico (Basilicata), i marchigiani La Macina, l’inglese Allan Taylor, Elena Ledda e Sonos dalla Sardegna, l’ex Tazenda Andrea Parodi, i siciliani Fratelli Mancuso, i napoletani Daniele Sepe e Peppe Barra, Antonella Ruggiero. Dalla serata saranno tratti un cd e un Homevideo che serviranno per creare le basi di una Fondazione De André.

Dori Ghezzi: “Una fondazione difenderà la memoria di De André” Dal Corriere della Sera Dori Ghezzi, a 4 mesi dalla morte di Fabrizio De André, scomparso l’11 gennaio scorso, rompe il silenzio. E lo fa per annunciare che lo spettacolo in onore di Fabrizio, che era stato ventilato per il 20 maggio a Filaforum di Assago, per ora non si farà. E anche per annunciare la costituzione di una associazione che dovrà tutelare l’uso del nome del cantautore in premi e manifestazioni. “Qualche mese fa – spiega – un gruppo di amici di Fabrizio, non solo dello spettacolo, ma anche del mondo del volontariato e della solidarietà, ha proposto alla famiglia di organizzare un evento a lui dedicato. Di fronte alla credibilità delle persone impegnate, da Dario Fo a Franca Rame, da Ornella Vanoni a Sergio Cusani, Cristiano, Luvi e io ci siamo resi disponibili. Il progetto era interessante: un percorso musicale fra i personaggi più significativi della poetica di Fabrizio elaborato da Angelo Aparo, psicologo di San Vittore, intitolato “Insieme per Fabrizio. Amico Fragile”. Poi ci siamo resi conto che i tempi non erano sufficienti ad assicurare la qualità dell’evento. Così si è deciso di rinviare tutto”. Una serie di canzoni di De André doveva essere eseguita da un cast con, fra gli altri, Ornella Vanoni, Franca Rame, Sastri, Vasco Rossi, Antonella Ruggiero, Villaggio e Renato Zero. Contatti erano in corso anche con Sting. “Non era un concerto commemorativo, ma un pretesto per parlare di solidarietà, quella che Fabrizio aveva sempre avuto verso gli ultimi. Lo spettacolo, i cui proventi erano destinati alla beneficenza, si farà in autunno”. Il nome di altri cantautori italiani scomparsi, come Rino Gaetano o Piero Ciampi, è stato associato a premi e manifestazioni validi e non. Come si intende gestire il problema? “Costituirò un’associazione formata da membri della famiglia e da amici per promuovere, coordinare, patrocinare le iniziative legate al nome di Fabrizio. In certi casi anche di impedirle quando non vi siano garanzie di serietà”. Mario Luzzatto Fegiz

11 gennaio 1999

MORTO DE ANDRE’ (ANSA) – MILANO, 11 GEN – Fabrizio De Andre’ e’ morto la scorsa notte a Milano. La notizia della morte del cantautore genovese, avvenuta alle 2:30, e’ stata confermata questa mattina dal figlio Cristiano, interpellato telefonicamente. Fabrizio De Andre’, 58 anni, si e’ spento all’Istituto dei Tumori di Milano, dove era ricoverato da qualche tempo. Da questa estate aveva rinunciato a tutti i concerti in programma.

Al capezzale dell’ autore della ‘Canzone di Marinella’ e di innumerevoli altri successi che hanno segnato di piu’ di 35 anni di storia della canzone italiana, c’erano la moglie Dori Ghezzi, il figlio Cristiano e la figlia Luvi. ”Papa’ e’ morto serenamente – ha detto Cristiano -. Gli eravamo accanto, gli stringevamo le mani”. Da anni musicista come il padre e spesso suo collaboratore nei concerti e nelle registrazioni, Cristiano era riuscito come gli altri congiunti a mantenere uno stretto riserbo sulla malattia di Fabrizio. Ma da diverse settimane la voce che il cantautore fosse gravemente malato si era diffusa nel mondo della musica leggera. In autunno lo stesso De Andre’ aveva pubblicamente annunciato con un comunicato la rinuncia ai concerti gia’ programmati, spiegando di dover essere curato perche’ affetto da piu’ di una ernia del disco. ”La malattia era stata scoperta a fine estate – ha detto Cristiano -. Abbiamo sperato nelle cure, ma purtroppo non c’e’ stato niente da fare: le condizioni di papa’ erano gravi”. La salma e’ stata composta all’Istituto dei Tumori, da dove verra’ presto trasferita per Genova. I funerali, ha detto Cristiano, si terranno nella citta’ natale del cantautore, probabilmente mercoledi’ o giovedi’. (ANSA)

MORTO DE ANDRE’: LA MUSICA PERDE IL SUO FAVOLIERE ANARCHICO (ANSA) – ROMA, 11 GEN – Il mondo della musica ha perso il suo favoliere anarchico, l’uomo cresciuto leggendo ”Flaubert, Balzac, Dostoevskij come se fossero il racconto di un nonno mai conosciuto” che, senza mai liberarsi della sua incurabile allergia alle convenzioni borghesi e al grande circo dei media, aveva portato la canzone italiana sulla strada della musica e della poesia francese e americana per schiuderle gli orizzonti delle culture lontane. Fabrizio De Andre’ e’ stato stroncato da un male crudele. Era nato a Genova, nel quartiere della Foce il 18 febbraio del 1940: apparteneva dunque a quella generazione di artisti, nati a pochi anni di distanza l’ uno dall’ altro, che ha portato la canzone italiana fuori dalle secche della rima con amore e delle strettoie ‘strofa-ritornello-strofa’. Figlio di genitori della borghesia agiata ma legati a una famiglia di solido patrimonio, De Andre’ e’ stato uno studente pigro fermatosi a due esami dalla laurea in legge che ha avuto tra i suoi amici di sempre Paolo Villaggio, Luigi Tenco, Gino Paoli: la musica e’ stata la passione della sua vita. Ha iniziato la sua carriera come chitarrista jazz, in omaggio al suo idolo Jim Hall. Il debutto e’ del 1958, con il singolo ”Nuvole barocche”,la prima affermazione del ’65 quando, appena sposato, firmo’ la storica ”Canzone di Marinella”, all’ epoca portata al successo da Mina. La sua discografia, non ricchissima come non frequenti erano le sue tournée, fa parte da anni dei testi di formazione della cultura che fermenta lontano dall’ Accademia. L’ album del debutto e’ ‘Tutto Fabrizio De Andre”’ del 1966, una raccolta di tutte le canzoni scritte fino ad allora. Dopo aver dato alle stampe ”Fabrizio De Andre’ vol. 1”, nel ’68 ha pubblicato ”Tutti morimmo a stento’, ispirato alle poesie di Francois Villon, seguito da ‘Fabrizio de Andre’ vol. 2” e ”La buona novella”, album del ’70 dedicato ai vangeli apocrifi. Un crescendo creativo che, nel ’71 e’ culminato in ”Non al denaro, ne’ all’ amore ne’ al cielo”, una pietra miliare: e’ il libero adattamento dell’ ‘Antologia di Spoon River’ firmato in collaborazione con Fernanda Pivano. Il passo successivo e’ del ’73, ”Storia di un impiegato”, poetica variazione sul tema di una canzone del maggio francese, seguito l’ anno dopo da ”Canzoni”, celebre episodio di collaborazione con Francesco De Gregori. ”Fabrizio De Andre’ in concerto con la Pfm” e’ la testimonianza di un tour del ’79 che appartiene alla mitologia della musica italiana ma anche il disco di passaggio per la fase in cui De Andre’ ha prodotto album frutto di una straordinaria ricerca sulle tradizioni della musica popolare e di culture ‘lontane’ a cominciare da ‘Fabrizio de Andre’ dell’ 81, dove vengono accostate la cultura sarda e quella degli Indiani d’America.Il capolavoro, uno dei dischi chiave dell’ epoca e’ ‘Creuza de ma’, un album, non a caso amatissimo da David Byrne, che nell’84 ha largamente anticipato la moda della musica etnica. E’ un magico viaggio nei suoni mediterranei guidato e prodotto da Mauro Pagani e cantato in dialetto genovese che non puo’ mancare nel novero dei 10 titoli ‘da isola deserta’ della musica italiana (e non solo). Il seguito e’ ‘Le nuvole’ del ’90: il titolo, come in Aristofane, allude ai potenti che oscurano il sole. Nelle canzoni ‘il potere’ parla in italiano, il popolo in dialetto genovese, napoletano e siciliano. La sua biografia sarebbe incompleta senza la storia del rapimento subito nel ’79 insieme a Dori Ghezzi, alla quale era sposato dall’anno precedente: un sequestro durato quattro mesi e raccontato nel brano ‘Hotel Supramonte’. Ma anche senza ricordare il suo lavoro di traduttore di canzoni di George Brassens – il suo idolo di gioventu’ – Jacques Brel, Leonard Cohen e Bob Dylan che scrisse a De Andre’ per fare i complimenti per ‘Avventura a Durango’, traduzione di ‘Romance in Durango’. Per non parlare delle tournée, un incubo per un artista che aveva il terrore del pubblico. Eppure dal vivo nei tour con La Pfm ma soprattutto in quello di ‘Creuza de ma’ con Mauro Pagani ha regalato le stesse emozioni che aveva affidato alla magia della registrazione. (ANSA)

MORTO DE ANDRE’: NIENTE CAMERA ARDENTE A MILANO (ANSA) –
MILANO, 11 GEN – Non sara’ allestita una camera ardente per Fabrizio De Andre’ presso l’Istituto per la cura dei tumori di Milano. Si e’ appreso infatti che i familiari del cantautore genovese morto la scorsa notte non desiderano che vi siano visite alla salma prima di funerali, o comunque prima del trasferimento a Genova. La salma di De Andre’ si trova ora nella sala mortuaria dell’Istituto, dove e’ stata trasferita questa notte alle 3 dal reparto ‘solventi’. Verra’ portata a Genova dopodomani, quando saranno concluse tutte le procedure burocratiche per l’autorizzazione al trasferimento. (ANSA)

DE ANDRE’: OSTAGGIO DELL’ ANONIMA NELL’ ‘HOTEL SUPRAMONTE’ (ANSA) – CAGLIARI, 11 GEN – Fabrizio De Andre’ aveva scelto la Gallura come buen retiro. Non la costa dei vip ma quella piu’ autentica e incantata dell’ interno. E questo amore non e’ stato scalfito neppure dal rapimento di cui resto’ vittima, assieme alla sua compagna, Dori Ghezzi, vent’ anni fa. Il 27 agosto 1979 De Andre’ venne sequestrato mentre si trovava nella sua casa nelle campagne di Tempio Pausania. Dopo quasi quattro mesi di prigionia, ristretto in quello che aveva chiamato in una sua canzone l’ ”Hotel Supramonte”, venne liberato dai carcerieri in cambio del pagamento del riscatto: circa 600 milioni di lire. Il rapimento di Fabrizio De Andre’ e Dori Ghezzi, che all’ epoca avevano rispettivamente 39 e 31 anni, fece sensazione: dalla tenuta dell’ ”Agnata” in Gallura vennero portati via da uomini armati e col viso coperto e rilasciati in tempi diversi: la cantante fu liberata il 20 dicembre dello stesso anno, il cantautore il 22 dicembre, dopo il versamento del riscatto. Riacquistata la liberta’ la coppia non abbandono’ la Sardegna. Il cantautore tenne, pero’, sempre alto il ricordo della sua vicenda nella memoria collettiva della gente e nell’ aprile di due anni fa durante il suo tour ”Anime Salve” dedico’ a Silvia Melis, la giovane sequestrata il 19 febbraio e liberata dopo 215 giorni di prigionia, proprio ”Hotel Supramonte”, brano che rievoca i quattro mesi trascorsi con Dori Ghezzi nelle mani dell”’Anonima sequestri”. (ANSA)

MORTO DE ANDRE’: COSSUTTA, SENZA DI LUI ITALIA PIU’ POVERA (ANSA) – ROMA, 11 GEN – ”Con la morte di Fabrizio De Andre’ la cultura del nostro paese si impoverisce gravemente”. E’ quanto afferma in una dichiarazione il presidente del Pdci Armando Cossutta commentando la notizia della morte del cantautore genovese. ”Perdiamo uno dei piu’ grandi autori della musica italiana – osserva ancora Cossutta – di quella tradizione di ricerca che ha fatto del recupero delle lingue locali, delle narrazioni del cuore del Mediterraneo, il senso della propria crescita, tanto da far emergere questo patrimonio e consegnarlo nelle mani di donne e uomini di ogni generazione, di tutti i paesi”. ”Con Fabrizio De Andre’ – conclude Cossutta – se ne va il senso di un impegno civile, politico. Le sue canzoni resteranno come preziosa eredita’ per tutti”. (ANSA).

DE ANDRE’: PAOLO VILLAGGIO ‘ANARCHICO E GRANDE POETA’ (ANSA) – GENOVA, 11 GEN – ”Era intelligente, geniale, allegro, spiritoso, squinternato, un po’ vanitoso, snob: non era triste, come voleva l’immagine pubblica che gli avevano dipinto addosso. Era un anarchico, grande poeta”. Paolo Villaggio, uno degli amici d’ infanzia di Fabrizio De Andre’, lo ricorda cosi’, in maniera scarna, ma profonda, a tinte forti, quasi volesse sottrarsi alla retorica che circonda talvolta la morte di personaggi celebri. Paolo Villaggio e Fabrizio De Andre’ erano cresciuti insieme, a Genova, entrambi figli di buona famiglia. ”I nostri genitori erano molto amici – racconta l’attore – si vedevano spesso e insieme andavamo in vacanza, in montagna, in un paese vicino a Cortina d’ Ampezzo, al mare, in campagna”. Crescendo, l’ amicizia d’infanzia s’era consolidata anche in virtu’ di una ”comunanza ideale e caratteriale”. ”Avevamo caratteri simili – prosegue Villaggio – eravamo tutti e due squinternati, entrambi ‘pecore nere’ delle rispettive famiglie. Abbiamo cominciato insieme a lavorare facendo intrattenimento sulle navi della Costa Crociere, c’era anche Berlusconi. Negli anni non abbiamo mai smesso di vederci, andavamo in barca insieme, ci piaceva far da mangiare insieme”.

DE ANDRE’: ARBORE, PRIMO A UNIRE SEMPLICITA’ E RAFFINATEZZA (ANSA) – ROMA, 11 GEN – Uno ”spartiacque fondamentale” nella musica italiana: cosi’ Renzo Arbore definisce Fabrizio De Andre’, ”il primo – spiega – a coniugare felicemente la semplicita’ della musica popolare con la raffinatezza dei testi”. Il merito di De Andre’, secondo Arbore, e’ stato quello ”di rivolgersi senza mediazioni ma anche senza compromessi ad un pubblico in grado di apprezzarlo, soprattutto in virtu’ della costante semplicita’ delle melodie, come nel caso della ‘Storia di Marinella’, tutto basato su due soli accordi”. Questa caratteristica ne ha fatto il padre ”di molti epigoni che invece ai compromessi si sono poi piegati e che – aggiunge Arbore – mi piacerebbe che oggi, a differenza di come hanno fatto con Battisti, con la scusa del silenzio e della privacy, ne riconoscessero il ruolo”. Diversa, per Arbore, ”la seconda fase musicale di De Andre’, quella che comincia con ‘Creuza de ma’: li’ ha mescolato i generi attingendo alle radici folk della musica della sua terra. E’ stata – conclude Arbore – un’ ulteriore lezione del grande cantautore, uno dei pochi per cui valga davvero la pena di spendere la parola ‘poeta”’.

DE ANDRE’: FAMILIARI CHIEDONO RISPETTO PRIVACY (ANSA) –
MILANO, 11 GEN – ”La famiglia di Fabrizio De Andre’ ha chiesto il riserbo piu’ assoluto e noi, come per tutti i nostri pazienti, dobbiamo rispettare questa decisione anche nel caso di un malato che e’ un personaggio pubblico”. Non si riesce a sapere di piu’ da Edoardo Majno, direttore sanitario dell’ Istituto dei Tumori, che ha confermato che Fabrizio De Andre’ e’ morto nelle prime ore del mattino. Majno ha aggiunto che i familiari del cantautore hanno fatto sapere che dopo i funerali daranno informazioni alla stampa. Fabrizio De Andre’ e’ stato ricoverato per oltre due settimane nel reparto ‘solventi’, all’ ottavo piano dell’ istituto milanese. (ANSA).

DE ANDRE’: AL CARLO FELICE L’ ULTIMO CONCERTO A GENOVA (ANSA) – GENOVA, 11 GEN – Iniziarono tutti e tre con un’ indimenticabile interpretazione di ”Creuza de ma” gli ultimi concerti di Fabrizio De Andre’ a Genova, la sua citta’ natale. Era il dicembre del 1997, al teatro Carlo Felice, seimila spettatori in tre serate. ”Creuza de ma” in genovese, da lui stesso indicata come omaggio all’ ”etnia ligure” e cantata dopo poche parole al pubblico. De Andre’ aveva ricordato la sua attenzione verso il Mediterraneo nella fase della composizione e l’ importanza dei dialetti. Quindi un accenno a Pier Paolo Pasolini, proprio sul dialetto, con quella sua voce che quando era rivolta alla platea non era poi cosi’ sicura come quando cantava. Nelle prime file i suoi amici, salutati uno per uno: Giorgio Forattini, Beppe Grillo (”tuo fratello era il mio migliore amico in gioventu”’, gli disse), Renzo Piano e tanti altri. Per loro De Andre’ aveva acquistato un centinaio di biglietti. Con De Andre’ sul palco erano saliti undici elementi, tra cui i suoi figli, oltre alla presenza discreta della moglie Dori Ghezzi. ”Jamin-a” e ”Sidun” i primi ”pezzi”, seguiti dalle canzoni impegnate degli anni Sessanta e quelle recenti: ”Princesa” dedicata alla trans brasiliana, ”Khorakhane”’ per i piccoli Rom; infine le storiche, ancora genovesi, ”Citta’ vecchia”, ”Bocca di rosa”, ”Via del campo”, ”La canzone di Marinella”. ”Il pescatore”, l’ ultimo bis. (ANSA)

DE ANDRE’: I FUNERALI MERCOLEDI’ A GENOVA (ANSA) –
ROMA, 11 GEN – I funerali di Fabrizio De Andre’ si svolgeranno mercoledi’ a Genova, con ogni probabilita’ nella Basilica di Carignano, che domina i vicoli del centro storico. Lo hanno anticipato fonti vicine alla famiglia. (ANSA).

DE ANDRE’: LAUZI,’ERA UN LIRICO DELLA POESIA’ (ANSA) –
GENOVA, 11 NOV – ”Era un lirico della poesia italiana, era un grande signore sia della vita che della musica”: cosi’ Bruno Lauzi ricorda Fabrizio de Andre’, un artista con il quale ha condiviso un periodo ”magico” della musica, l’ epoca della famosa ”scuola genovese” dei cantautori. ”E’ stata un’ epoca fondamentale, straordinaria, che ha visto fiorire talenti indipendenti l’ uno dall’ altro ma nello stesso tempo legati. Ne siamo stati i fondatori e i sopravvissuti” ricorda Lauzi. Ma la famosa ”scuola genovese”, afferma, ”e’ stato un equivoco”: ”Non c’ e’ stata nessuna scuola. Nessuno era stato il maestro dell’ altro. E’ stato piuttosto l’ effetto dirompente di diversi talenti”. ”Ognuno di noi – dice ancora Lauzi – forse traeva suggerimenti dagli stessi dischi o dagli stessi artisti, ma non ce lo dicevamo. De Andre’, Paoli ed io ci ispiravamo alla canzone francese, Luigi Tenco a quella americana, Umberto Bindi alla musica classica. De Andre’ comunque era un uomo straordinario, di una straordinaria eleganza nella musica e nel suo modo di porsi”. (ANSA).

DE ANDRE’:VENDITTI,’DOPO BATTISTI UNA BRUTTA FINE MILLENNIO’ (ANSA) – ROMA, 11 GEN – ”Dopo Lucio Battisti se ne va Fabrizio De Andre’: questa fine millennio procura brutte notizie e pessime sensazioni”. Antonello Venditti affida a questa considerazione l’amarezza ”per la morte di un amico caro, una persona eccezionale”. ”Troppo colpito” per poter parlare della ”immensa statura artistica di Fabrizio”, Venditti si sofferma brevemente sul ricordo di un ”amico, che lascia dietro di se’ tanto dolore”. ”Con Fabrizio – ha detto il cantautore romano – il legame non si e’ mai allentato. Ho seguito la sua malattia, e ho sperato con lui. Ci siamo sentiti anche pochissimo tempo fa. Avevamo un rapporto profondissimo, sono veramente senza parole. Eppoi – ha concluso Venditti – a che servono le parole? Cio’ che ha fatto Fabrizio De Andre’ in trent’anni, e cio’ che ha rappresentato per la nostra musica sono fatti che parlano da soli”. (ANSA).

DE ANDRE’: MOGOL, ‘UOMO DI GRANDE GUSTO E TALENTO’ (ANSA) –
ROMA, 11 GEN – Mogol ricorda Fabrizio De Andre’ come ”un uomo di grande gusto e di grande talento” e dotato di ”un timbro di voce straordinario”. ”Di lui – ha detto il paroliere in un’intervista al Tg2 – conservo un’immagine veramente unica, nel senso che mi ha colpito molto, oltre all’artista, l’uomo”. Mogol ha rivolto l’ultimo pensiero alla moglie del cantautore, Dori Ghezzi: ”Con lei avevo ed ho un’ottima relazione. E’ sempre stata, a mio parere, una consorte straordinaria”. (ANSA).

DE ANDRE’: PINO DANIELE, GIANNA NANNINI, FAZIO, OTTONE (ANSA) – ROMA, 11 GEN – Silenzio, commozione, incredulita’ sono le sensazioni suscitate nel mondo della musica e dello spettacolo dalla morte di Fabrizio De Andre’: ”Se ne e’ andato un grande della nostra cultura”, ha detto Pino Daniele, che col cantautore genovese condivideva un rapporto di ”stima e grande rispetto”. Gianna Nannini, legata a De Andre’ da ”lunga, profonda conoscenza”, e’ sconvolta: ”Era un punto di riferimento, una sorta di padre ispiratore. Sono sconvolta, per vent’anni non ci siamo mai persi di vista, e ultimamente ci eravamo visti spesso. Credo che Fabrizio lasci un vuoto, incolmabile”. Profondamente provato dalla scomparsa di De Andre’ e’ Fabio Fazio, grande fan e amico del cantautore. Coerente con la volonta’ di restare al riparo dalla retorica o dalle dichiarazioni di prammatica, Fazio ha preferito evitare qualsiasi commento sulla scomparsa: ”in questi casi – ha detto ai suoi collaboratori – si chiedono alle persone note parole che servano a consolare la gente. Io sono tra quei tantissimi che hanno bisogno di essere consolati”. Un ”rispettoso silenzio” sulla scomparsa di De Andre’ e sull’impatto avuto dalla sua attivita’ artistica sulla citta’ di Genova, e’ venuto da Piero ottone, che da direttore del Secolo XIX e’ stato testimone dell’ esplosione artistica del cantautore.”Nel mondo della musica -ha detto – mi smuovo come un marziano. Preferisco tacere”. (ANSA).

DE ANDRE’: BERTINOTTI, DISSACRO’ FALSI MITI MORALISMO (ANSA) –
ROMA, 11 GEN – ”Piu’ di una generazione sara’ sempre grata a Fabrizio De Andre’ per cio’ che ci ha dato e che non muore con lui”: Fausto Bertinotti e’ addolorato per la scomparsa di De Andre’ che e’ stato il cantore della ”dissacrazione dei falsi miti del moralismo borghese. Ha saputo raccogliere e interpretare i sentimenti e le condizioni degli ‘ultimi”’. Il segretario del Prc, sottolinea che la musica e la cultura italiana perdono ”uno dei suoi protagonisti piu’ creativi e innovativi. De Andre’, per piu’ di 30 anni, ha contribuito in maniera rilevante a quel processo di innovazione radicale della produzione musicale della canzone italiana, che ha permesso a quest’ ultima di diventare uno degli strumenti piu’ importanti di espressione culturale e di manifestazione di un sentire collettivo delle nuove generazioni”. De Andre’ ”ha saputo dare voce e rappresentare le inquietudini dei giovani e il loro bisogno di rivolta”. ”Ha saputo valorizzare la tradizione e la musica popolare, a cui ha dato dignita’ culturale inserendola in un contesto musicale di assoluta modernita’. Anche grazie alla sua opera, la canzone italiana ha acquistato dimensione europea. Vivo con tristezza la scomparsa di un uomo che, anche nel suo stile di vita, ha continuamente interpretato e proposto un modello di artista non mercantile e non banalmente spettacolare”. (ANSA).

DE ANDRE’: POETA DA ANTOLOGIA, SCRITTORE PICARESCO (ANSA) –
ROMA, 11 GEN – La scandalosa Bocca di Rosa e la timida Marinella: due icone dell’opera di Fabrizio De Andre’ e del suo mondo cui il cantautore non aveva voluto rinunciare neanche quando decise di passare alla letteratura vera e propria con un romanzo, ”Un destino ridicolo”, che usci’ nel 1996 per Einaudi, segnando cosi’ una dichiarata continuita’. Alla sua ”poeticità”’, celebrata al punto da farlo entrare in molte antologie scolastiche, ma osteggiata dagli intellettuali tradizionalisti, aveva reso infine omaggio anche Mario Luzi. ‘E’ davvero uno chansonnier – scriveva il poeta, nell’introduzione ad ‘Accordi eretici’ (Euresis), un volume del ’97 dedicato al musicista – vale a dire un artista della chanson. La sua poesia, perche’ la sua poesia c’e’, si manifesta nei modi del canto e non in altro; la sua musica, poiche’ la sua musica c’e’, si accende e si espande nei ritmi della sua canzone e non altrimenti. Per quanto il suo dono di affabulazione crei una certa magia, non sarebbe in grado di soggiogare l’uditorio senza il foco di quella concrezione e sintesi”. ”Un destino ridicolo”, romanzo scritto a quattro mani con Alessandro Gennari, che rivela l’amore di De Andre’ non soltanto per certi suoi indimenticabili personaggi, ma anche per i suoi autori prediletti come Gabriel Garcia Marquez, Mario Vargas Llosa e Alvaro Mutis. La sua poetica colta si era pero’ nutrita anche di poeti maledetti, come Villon e Baudelaire, aveva fatto riferimento all’Antologia di Spoon River e a Cecco Angiolieri, e aveva attinto persino ai Vangeli apocrifi. Comunque e’ l’avventura, quella sfrontata e picaresca, ammantata quindi da una sorta di purezza primordiale, al centro del suo unico romanzo che per lungo tempo e’ stato in testa alle classifiche di vendita a dimostrazione della fedelta’ del suo pubblico. Protagonisti un contrabbandiere marsigliese, che si era ritrovato a combattere nella guerra partigiana, e un magnaccia che aveva stabilito il suo regno nell’angiporto di Genova. Il romanzo segue la progettazione di un colpo grandioso e le successive peripezie tra bassifondi, bar e balere, quasi in un giro dell’Italia della mala, dalla Sardegna a Genova, alla Bassa Padana. Atmosfere e ‘tipi’ quindi profondamente radicati nell’immaginario di De Andre’, che pure nonostante il legame con la scrittura non si era prima mai cimentato con il romanzo. Tra i suoi scarni titoli solo un’autobiografia, scritta nel 1991 con Cesare Romana e pubblicata da Sperling and Kupfer, ora esaurita. In ”Amico fragile”, questo il titolo, parlava della sua infanzia in Piemonte, dell’adolescenza e la gioventu’ a Cremona, dei primi dischi, della Sardegna e del rapimento, ma anche delle passioni che ne hanno fatto un idolatrato ”eretico”.

DE ANDRE’: CRISTIANO, HA LOTTATO COME UN GUERRIERO (ANSA) – MILANO, 11 GEN – ”I mesi di malattia li ha vissuti come un guerriero. Ha sempre combattuto e lottato per qualcosa, e nello stesso modo ha cercato con tutto se stesso di vincere il male”. Il figlio di Fabrizio De Andre’, Cristiano, anche lui musicista e cantautore, ricorda la grande forza d’animo del padre che lo ha sostenuto anche nel momento piu’ terribile. E’ provato, Cristiano, da queste settimane. Ma spiega quella battaglia appena perduta del padre: ”Della malattia ha voluto sempre sapere tutto. Ha avuto momenti di rabbia, di disperazione, ma non si e’ mai lasciato andare, ha sempre reagito. Ce l’ aveva quasi fatta, poi negli ultimi tempi si e’ aggravato”. La morte, pero’, l’ ha colto sereno. ”Eravamo con lui – racconta il figlio – la moglie Dori, mia sorella Luvi ed io. Gli abbiamo stretto le mani, e la sua ultima espressione e’ stata di grande serenita”’. Il tumore gli era stato diagnosticato alla fine dell’ estate. ”Non aveva mai avuto niente – dice Cristiano De Andre’ -. In estate ha cominciato ad accusare forti mal di schiena. Abbiamo sperato nell’ efficacia delle terapie, ma la malattia era gia’ in stato avanzato”. Fabrizio De Andre’ ha trascorso i suoi ultimi cinque mesi dentro e fuori dall’ ospedale. Solo nelle ultime settimane e’ stato ricoverato all’ Istituto dei Tumori di Milano, ma ha potuto trascorrere a casa il giorno di Natale. Sulle sue condizioni e’ stato sempre mantenuto il massimo riserbo. E’ il momento dei ricordi. ”Con lui – commenta Cristiano – abbiamo perso un artista che aveva ancora tante cose da dare, da comunicare. E’ stato un grande poeta, come ha detto il suo amico Paolo Villaggio”. Dal padre, che ha accompagnato in molte tournée, Cristiano spiega di aver imparato soprattutto ”la coerenza”. ”Mi ha insegnato – aggiunge – che e’ importante parlare solo quando si ha qualcosa da dire. Gli invidiavo la sua forza d’animo, la sua volonta”’. Era un grande artista, riconosciuto da tutti, ma anche un uomo umile, timido. ”Spesso si sottovalutava – dice il figlio – era timoroso del giudizio del pubblico. Per questo i concerti, le tournée, lo mettevano sempre in ansia”. Un grande amore lo legava alla Sardegna. ”Quello del sequestro era per lui un capitolo chiuso – dice Cristiano De Andre’, ricordando che il padre e’ nato nel quartiere di Albaro, a Genova, dove c’e’ ancora la casa dei genitori del cantautore -. Non ne parlava piu’. E non ha mai smesso di amare la Sardegna”.

DE ANDRE’: UNA LEZIONE DI STILE LUNGA 35 ANNI (ANSA) –
ROMA, 11 GEN – Fabrizio De Andre’ era nato a Genova il 18 febbraio ’40. Alle sue canzoni la musica popolare italiana deve la scoperta che un brano musicale poteva raccontare storie, sensazioni, emozioni che fino a quel momento si credevano riservate alle pagine di un libro o ai versi di una poesia. Alla musica il giovane Fabrizio, figlio di un alto dirigente dell’Eridania, si era avvicinato da liceale, entrando in una jazz band capeggiata dal sassofonista Luigi Tenco. Paolo Villaggio, Gino Paoli, il poeta Remo Borzini sono i suoi primi compagni in un viaggio nella cultura popolare e ‘antagonista’ che passa per l’eleganza delle liriche di Brassens ma anche per la militanza in una country band genovese, i ‘Crazy Cowboys’. A 22 anni Fabrizio sposa Enrica Rignon, a 23 anni e’ padre di Cristiano, che seguira’ le sue orme nella musica d’autore. Il successo arriva nel 1965, quando Mina interpreta la ‘Canzone di Marinella’. Fabrizio abbandona gli studi di legge e si dedica alla musica. Il primo album e’ del 1966: ‘Tutto De Andre’ viene accolto con entusiasmo dal pubblico. Seguono, ‘De Andre’ volume I’ (’67), ‘Tutti morimmo a stento’ (’68),’De Andre’ volume 2′ e nel ’70, ‘La buona novella’. La sua musica, che da’ voce al disagio esistenziale della sua generazione, entra a far parte della colonna sonora dei fermenti del ’68. Nel ’71 arriva ‘Non al denaro ne’ all’amore ne’ al cielo’, in cui rivisita con Fernanda Pivano l’Antologia di Spoon River. Nel ’73, con ‘Storia di un impiegato’, il primo piano si sposta sull’Italia delle contraddizioni industriali e del disagio di classe. Nel ’74 arriva ‘Canzoni’, scritto con De Gregori, a cui segue la prima delle rare tournée di De Andre’. La piu’ celebre, segnata da una appassionata partecipazione del pubblico, e’ del 1978 con la Pfm, in cui il repertorio di De Andre’ si veste di suoni elettrici e arrangiamenti Pop, conquistando nuove generazioni di fan. La scelta di vivere in Sardegna non cambia neanche dopo gli oltre 100 giorni passati in mano ai sequestratori nel 1979 assieme alla nuova compagna Dori Ghezzi. Le sensazioni del rapimento trovano la descrizione piu’ efficace nell’81 nella struggente ‘Hotel Supramonte’. Intanto De Andre’ cambia ancora pelle e nel 1984, con ‘creuza de ma’, anticipa la svolta etnica del Pop internazionale. Nell’89 l”anarchico buono” sposa Dori Ghezzi. Attende il 1990 per pubblicare ‘Le nuvole’, a cui segue un tour trionfale.Canzoni come ‘Don Rafae” vanno ad aggiungersi a un repertorio che, dalla ‘Guerra di Piero’ a ‘Via del Campo’, da ‘Bocca di Rosa’ a ‘Fiume Sand Creek’, rappresenta un pezzo del patrimonio piu’ prezioso della musica italiana. La malattia lo raggiunge nel’98. E’ l’anno di ‘Mi innamoravo di tutto’. All’ album, antologico, partecipa anche Mina che, 35 anni dopo, torna a cantare la ‘Canzone di Marinella’, dalla quale il viaggio artistico di De Andre’ aveva preso il via.

DE ANDRE’: CASTELLANO, UN PERSONAGGIO DELLA NOSTRA CULTURA (ANSA) – GENOVA, 11 GEN – ”Abbiamo perso con Fabrizio de Andre’ un grande poeta, uno dei piu’ coerenti testimoni delle inquietudini e degli interrogativi della societa’ italiana degli ultimi trent’anni”: Carlo Castellano, presidente e amministratore delegato di Esaote Biomedica, ricorda cosi’ l’ex compagno di gioventu’. Lo aveva conosciuto ai tempi della scuola, al liceo Colombo. ”Aveva 18 anni ed era compagno di classe di quella che e’ ora mia moglie” ricorda ancora Castellano ”mi sembrava un grande poeta”. ”Con la sua persona, le sue contraddizioni e i suoi slanci – prosegue Castellano – De Andre’ e’ riuscito ad interpretare gli interrogativi e le inquietudini della nostra societa’. Ha visto il disagio giovanile, i problemi di una Sardegna inquieta e tragica, il rapporto tra perbenismo e i valori veri della societa’. Questo e’ de Andre’. Un personaggio importante della nostra cultura e del nostro paese”. Castellano ricorda di aver sentito De Andre’ lo scorso luglio; ”era in Sardegna e mi sembrava stesse molto bene”. In occasione dell’ultimo concerto a Genova, al Teatro Carlo Felice, nel dicembre 1997, era andato a festeggiare con lui dopo lo spettacolo. ”C’erano Forattini, Renzo Piano, Beppe Grillo: siamo stati insieme fino alle ore piccole. E’ stato bello. Lo ricordo con moltissimo affetto”. (ANSA).

DE ANDRE’: VASCO ROSSI, ‘UN GRANDE ARTISTA E UN GRANDE UOMO’ (ANSA) – ROMA, 11 GEN – Non solo un grande artista ma anche un grande uomo: e’ De Andre’ nel ricordo di Vasco Rossi. ”Ho conosciuto De Andre’ prima come artista – ha detto il ‘Blasco’ – e l’ho amato subito. Poi ho avuto la fortuna di conoscerlo come uomo e non mi ha mai deluso, cosa non facile. Un grande artista e un grande uomo”. (ANSA).

DE ANDRE’: RADIO VATICANA, HA DATO VOCE ALL’INQUIETUDINE (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 11 GEN – ”Aveva dato voce all’ inquietudine esistenziale dell’ uomo d’ oggi”. In questi termini, oggi, la Radio Vaticana, dedica una propria nota alla morte di Fabrizio De Andre’. ”Veniva dall’ alta borghesia – prosegue la nota – ma ha passato la vita a denunciare le ipocrisie del vivere borghese. Molti i suoi successi, a dispetto di una scarsa discografia e di tematiche scomode. Della sua Genova aveva cantato il lato piu’ torbido, della vita quello piu’ drammatico. Aveva iniziato a suonare la chitarra a 16 anni, impegnandosi in brani americani country e western. Nel 1965 arriva il successo grazie a Mina, che interpreta la sua ‘Canzone di Marinella’ ”. Fabrizio ”butta alle ortiche la sua ennesima esperienza universitaria – ricorda ancora la Radio Vaticana – e capisce che con la canzone avrebbe fatto piu’ strada e si sarebbe divertito di piu’, come lui stesso dichiaro’ in una intervista. L’ anno seguente esce il nuovo disco e inizia a delinearsi il suo pubblico: soprattutto studenti e intellettuali. Vengono fuori i risultati delle lunghe serate passate in giovinezza a discutere di letteratura con Luigi Tenco, Gino Paoli o con il poeta Remo Borzini. Nei suoi testi e’ costante il legame con intellettuali non soltanto europei”. ”Nelle musiche di De Andre’ – rileva la Radio Vaticana – emerge la vicinanza con gli chansonnier francesi – alcuni dei quali sono stati conosciuti in Italia grazie alla sue rielaborazioni. Ne la ‘Buona Novella’ aveva riletto i vangeli apocrifi, in ‘Non al denaro ne’ all’ amore ne’ al cielo’, l’ Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. In ‘Creuza de ma’ aveva cantato la sua citta’ natale utilizzando testi in stretto dialetto genovese”. ”Nel 1990 l’ ultima fatica discografica ‘Le nuvole’, da Aristofane – conclude la Radio Vaticana – ennesimo atto d’ accusa contro chi incombe dall’ alto e gestisce il potere. La sua voce, calda nel timbro e fredda nel fraseggio, aveva cantato il lato oscuro del mondo. Non la dimenticheremo”.

DE ANDRE’: LA FAMIGLIA E’ UN PEZZO DI STORIA GENOVESE (ANSA) – GENOVA, 11 GEN – I De Andre’, una famiglia che e’ anche un pezzo della storia economica, politica e culturale della Genova del dopoguerra. ”Tutte persone di grande intelligenza, spessore e genialita”’. Enrica Rignon, detta ”Puny”, ex moglie di Fabrizio De Andre’, ne parla con grande affetto. E’ distrutta dal dolore: ”ho il cuore che cade a pezzi – dice – avevo un rapporto di grande amicizia e di stima reciproca con Fabrizio”. Divorziata da diversi anni, era comunque rimasta ”grande amica” del cantante. Del padre di lui, Giuseppe, dice che era una persona di ”intelligenza eccezionale”. Esponente di primo piano del mondo politico-economico genovese, dal dopoguerra fino agli anni ’60 fu consigliere comunale repubblicano e vicesindaco (nell’amministrazione Pertusio). Conclusa la carriera politica divenne general manager del gruppo Monti e fu amministratore delegato della societa’ di zuccheri Eridania. Ebbe il compito da Attilio Monti di ristrutturare il suo gruppo editoriale. Fu anche fondatore e presidente della Fiera Internazionale di Genova. Mori’ nel 1985 a 73 anni. Il fratello di Fabrizio, Mauro, era considerato il genio della famiglia. Avvocato societario, uno dei piu’ importanti d’ Italia, mori’ improvvisamente a 53 anni mentre era in vacanza a Bogota’, in Colombia, nel 1989. Fu stretto collaboratore di Raul Gardini che era presidente della Ferruzzi e della Montedison. Mauro De Andre’ fu consigliere d’ amministrazione delle societa’ Montedison, Ferruzzi Finanziaria, Eridania, Fondiaria, Enimont, Messaggero, Italia Assicurazioni, Calcestruzzi, Banco di Chiavari e della riviera ligure, Italiana olii e risi, Nikols, Gerolimich, Nai-Navigazione Alta Italia e Sci-costruzioni ed insediamenti edilizi. Si era laureato in legge nel 1959. A piangere la sua morte avvenuta per una malformazione cardiaca furono, oltre al fratello Fabrizio, la vedova, il figlio e la madre che mori’ qualche anno dopo. Fabrizio De Andre’ aveva col fratello Mauro un rapporto di grande stima ed affetto nonostante avessero preso strade diverse. Dopo la maturita’ classica Fabrizio si iscrisse come il fratello a giurisprudenza, ma non si laureo’ mai. La musica e, soprattutto la ”scuola” dei cantautori, lo avevano assorbito completamente. Si sposo’ con Puny all’inizio degli anni sessanta. Dall’unione nacque Cristiano, oggi trentacinquenne. Il matrimonio falli’ proprio negli anni in cui Fabrizio De Andre’ conquistava il successo. Dopo il primo periodo di rancori, tra il cantautore e Puny nacque una grande amicizia che li ha sempre tenuti uniti; a legarli, oltre al figlio Cristiano, c’erano anche i tre nipotini. L’ultimo concerto Fabrizio lo ha tenuto l’ 8 agosto scorso ad Arenzano, a pochi chilometri da Genova, la citta’ tanto amata e dove avrebbe voluto ritornare a vivere. (ANSA).

DE ANDRE’: BUBOLA, ‘UN UOMO DI GRANDISSIMA RICCHEZZA UMANA’ (ANSA) – VERONA, 11 GEN – ”Una persona di grandissima ricchezza umana, con una cultura immensa, che si orientava su tutto”. E’ il ricordo che Fabrizio De Andre’ ha lasciato in Massimo Bubola, il cantautore veronese che con lui aveva condiviso, gia’ dal 1976, alcune esperienze musicali, da ”Rimini” e ”L’indiano” fino a ”Don Raffaé”’. Fa fatica a parlare Bubola, che anche di recente aveva incontrato De Andre’ a Milano. ”E’ difficile – dice – scavare nei ricordi ora. Fabrizio non amava essere compatito, era una persona fiera. Si parlava di film, libri e dischi, poesia e romanzi”. Sulla loro collaborazione artistica, Bubola ricorda come De Andre’ fosse ”molto esigente sul linguaggio”, e rammenta anche la comune passione la poesia e per la cultura contadina. ”Tale tensione fra semplicita’ e intellettualita’, tra popolarita’ e ricerca – osserva – e’ emersa anche nella nostra collaborazione, ed e’ in realta’ il marchio di tutti i suoi lavori”. Bubola aveva solo 21 anni quando conobbe De Andre’, allora gia’ un uomo di 37. ”Mi ha fatto amare Brassens e scoprire Lorca. Aveva un approccio fresco con la poesia: diceva questo e’ un bel verso e mi spiegava che non bisogna farsi incantare dalla scatola, dalla formula e dal nome”. Il loro sodalizio aveva poi dato forse tutti i suoi frutti, e sarebbe dovuto passare del tempo per nuove collaborazioni. ”Gli dava fastidio – conclude – ritornare sui suoi passi, rifare cose gia’ fatte”. (ANSA)

DE ANDRE’: IN OSPEDALE SCRITTA ‘LETTO ROTTO’ INVECE DEL NOME (ANSA) – MILANO, 11 GEN – All’Istituto dei Tumori, sulla lavagna appesa in una delle sale del personale che riporta i dati anagrafici dei pazienti, il nome di Fabrizio De Andre’ non e’ mai comparso. Al suo posto, a fianco del numero di camera, solo una scritta: ‘Letto rotto’. Per mantenere il massimo riserbo sulle condizioni del cantautore, per tenere lontani giornalisti, fans e curiosi, il personale dell’ospedale milanese ha cancellato in queste ultime settimane di ricovero ogni traccia della sua presenza. E infatti fino all’ultimo la malattia di De Andre’ e’ rimasta segreta: voci, soltanto voci, mai confermate. Non compare il nome di De Andre’ nemmeno sul frontespizio della cartella clinica. L’artista sarebbe arrivato nel reparto solventi dell’Istituto Tumori circa tre settimane fa e per le vacanze di Natale sarebbe tornato a casa qualche giorno. La moglie Dori Ghezzi l’ha assistito notte e giorno fino all’ ultimo, dormendo in un letto sistemato accanto al suo. ”Era affettuosissima – hanno detto alla divisione -, molto premurosa. Entrambi erano persone molto a modo, discrete e gentili”. Come hanno riferito alcuni, di visite, a parte quelle dei familiari, De Andre’ non ne riceveva e pare che anche gli altri pazienti non sapessero che il cantautore era ricoverato nel reparto. L’ artista e’ stato lucido fino a ieri mattina, quando le sue condizioni si sono aggravate e ha perso conoscenza. (ANSA)

DE ANDRE’: SCRISSE ‘HOTEL SUPRAMONTE’ PER RISARCIRE PADRE (ANSA) – CAGLIARI, 11 GEN – Quando nel 1981 usci’ l’album con ”Hotel Supramonte’ (in copertina c’era un pellerossa a cavallo, per un accostamento tra gli indiani d’America e i sardi, due popoli che riteneva entrambi nelle ”riserve”), Fabrizio De Andre’ mantenne un impegno che aveva preso due anni prima, dopo la conclusione del sequestro suo e di Dori Ghezzi: scrivere qualcosa sui 117 giorni trascorsi nelle mani dell”Anonima’ anche per ridare al padre Giuseppe parte dei soldi del riscatto (550 milioni). Era la tarda mattinata dell’antivigilia di Natale del 1979 e il cantautore aveva da meno di 24 ore riacquistato la liberta’, due giorni dopo la sua compagna. Incontrando i giornalisti nella villetta al mare del fratello Mauro, nella zona di Pratobello, vicino a Santa Teresa di Gallura, De Andre’ face un racconto dai toni pacati di quella brutta esperienza (”ci consentivano a volte di restare a lungo senza bende e slegati”). E a proposito dei suoi rapitori aggiunse che erano loro i veri sequestrati. ”Noi, infatti, ne siamo venuti fuori – sottolineo’ – mentre loro non potranno farlo mai”. Di progetti musicali non voleva parlare, ma incalzato da un cronista dell’Ansa, fece una mezza promessa. ”Ho i magazzini della memoria pieni e non so ancora – spiego’ – cosa riusciro’ a tirar fuori. Qualcosa dovro’, comunque, scriverlo, anche perche’ devo cominciare a risarcire mio padre”. (ANSA).

DE ANDRE’: SINDACO GENOVA, LA SUA POESIA RIMARRA’ NEL TEMPO (ANSA) – GENOVA, 11 GEN – ”E’ un grande dolore. Scompare un poeta che ha cantato Genova e la nostra cultura riprendendo suggestioni molto genovesi. Personalmente vivo questa mancanza come un ulteriore allontanamento dal passato”. E’ quanto ha dichiarato il sindaco di Genova, Giuseppe Pericu, dopo aver appreso della morte di Fabrizio De Andre’. ”Con De Andre’ – ha ricordato il sindaco – siamo quasi coetanei e le sue canzoni ricordano molto la Genova degli anni ’60. In ogni caso la poesia di Fabrizio De Andre’ restera’ nel tempo per regalare emozioni e Genova sapra’ sicuramente onorarne il ricordo”. (ANSA).

DE ANDRE’: GIGI RIVA PIANGE L’ AMICO, ‘SCHIVO COME ME’ (ANSA) – CAGLIARI, 11 GEN – ”Eravamo molto simili di carattere”: cosi’ Gigi Riva, ricorda commosso l’ amico scomparso. Un’ amicizia fatta di silenzi e di reciproco rispetto, nata tanti anni fa quando ”Rombo di tuono” incantava gli italiani con le sue prodezze balistiche e Fabrizio De Andre’ con le sue canzoni. Anche oggi Gigi Riva vorrebbe rispettare con il silenzio la morte dell’ amico, ma poi accetta di ricordare la vecchia amicizia. ”La prima volta che l’ ho incontrato – racconta – e’ stato nella sua casa di Genova. Io ero un suo ammiratore. Penso di essere stato uno dei primi estimatori delle sue canzoni. Anche lui voleva conoscermi e l’ incontro fu organizzato da alcuni giocatori del Genoa. Per dire quanto fossimo simili di carattere – ha aggiunto – in quella occasione credo che in un quarto d’ ora abbiamo detto si e no tre parole in due. Poi, dopo qualche whisky, ci siamo sciolti”. Fabrizio De Andre’ ha avuto un ruolo fondamentale nella giovinezza di Riva. ”Mi ha accompagnato per tanti anni – ricorda oggi l’ ex bomber – con la sua musica e le sue canzoni. Ci stimavamo. Io gli avevo regalato una mia maglietta e lui una delle sue chitarre. Lascia un vuoto che non potra’ essere colmato. Era un poeta, uno che accompagnava con la musica le sue poesie. Dopo Battisti ora con De Andre’ se ve va un altro pezzo importante della mia e della nostra vita”. (ANSA).

DE ANDRE’: BIDERI, COLONNA DELLA MUSICA ITALIANA E DELLA SIAE (ANSA) – ROMA, 11 GEN – ”La forza della sua vena poetica e della sua musica hanno contribuito ad aumentare il prestigio della canzone italiana e della Societa’ italiana degli autori ed editori nel mondo”. Lo ha detto Luciano Bideri, presidente della Siae, ”alla quale De Andre’ si iscrisse come autore e compositore nel 1965, appena venticinquenne”. ”Insieme a lui – ha detto Bideri, che aveva premiato De Andre’ lo scorso anno al premio Lunezia per musica e poesia per il brano ‘Smisurata preghiera’ – si spegne una voce appartata, profonda e inconfondibile di un grande artista della nostra epoca, che ha vissuto fuori dalle mode e dai condizionamenti, rimanendo sempre se stesso”. (ANSA).

Dedicò a Cutolo “Don Raffae'” L’avvocato “ne fu orgoglioso” (ANSA)-
La canzone “Don Raffaè” fu ispirata a Fabrizio De André da Raffaele Cutolo, il boss della camorra napoletana. “E il boss apprezzò – racconta il suo avvocato -. Dopo averla ascoltato, mandò una lettera al cantautore. Poi regalò l’album in cui era contenuta la canzone a numerosi amici, sia in carcere che fuori”.(ANSA).

DE ANDRE’: ‘FORMA PUBBLICA’ PER I FUNERALI (ANSA) –
ROMA, 11 GEN – Avranno ”forma rigorosamente pubblica” i funerali di Fabrizio De Andre’, che si svolgeranno mercoledi’ alle 11.30 nella Basilica di Santa Maria Assunta in Carignano, a Genova. Lo ha fatto sapere la famiglia, secondo la quale ”Fabrizio appartiene non solo alla famiglia, ma a tutti quelli che lo hanno amato”. (ANSA).

DE ANDRE’:INTERNET;CORDOGLIO IN RETE E MIGLIAIA DI CONTATTI (ANSA) – GENOVA, 11 GEN – Alle 19 di oggi erano oltre cento i messaggi di cordoglio per la scomparsa di Fabrizio De Andre’ registrati sui due principali ”gruppi di discussione” dello spazio musicale della rete Internet. Gli estimatori del cantautore genovese si sono ”incontrati sulle piazze” di ”it.arti.musica” e di ”it.arti.musica.cantautori” scambiandosi messaggi del tipo: ”Scrivo per superare questo momento di smarrimento e per ricordare i brividi che sentivo ascoltando la sua poesia” (firmato Elena). Oppure ”ora noi siamo un po’ piu’ soli e il potere un po’ piu’ tranquillo” (Karl) e ancora ”ci manchera’ la sua voce profonda ed espressiva, carica di beffarda ironia ma calda e tenera” (Lu). Oltre 700 mila invece i contatti registrati sul sito dell’ Ansa, che ha dedicato uno speciale alla scomparsa di De Andre’. Incalcolabile invece il numero di messaggi raccolti sui vari ”siti” dispersi sulla rete, come in ”www.freeweb.org/musica/DeAndre”, rapidamente aggiornato stamane nella ”home-page” alla notizia della morte di De Andre’ a Milano. ”Non possiamo neppure trovare – si legge sotto la foto del cantante – una parola almeno leggermente adatta a spiegare questo grande dolore; stringiamoci vicini tutti noi che lo abbiamo ‘conosciuto’ e alla sua famiglia”. Su un altro sito: ”L’ unico modo per sfogare il nostro dolore e’ piangere, addio, poeta”. (ANSA).

DE ANDRE’: MILANO LO SALUTA CON BIGLIETTINI E UN ROSARIO (ANSA) – MILANO, 12 GEN – La salma di Fabrizio De Andre’ sara’ trasferita a Genova domani mattina verso le 8.30, dove alle 11.30 si terranno i funerali pubblici. A quanto si e’ appreso sono stati fatti i documenti necessari per la cremazione. Oggi all’ Istituto nazionale dei Tumori di Milano, nella camera mortuaria, alle 15.30, il cappellano don Lino dara’ la benedizione e recitera’ un rosario insieme con i parenti e gli amici piu’ stretti dell’ artista. Intanto, gia’ di prima mattina, e’ ripresa la processione dei fans alla camera mortuaria – oggi l’ accesso e’ premesso – dove il feretro non e’ pero’ esposto. Giovani, anziani, persone di mezza eta’, infermieri e dipendenti dell’Istituto dei Tumori hanno portato mazzi di fiori e bigliettini. Hanno scritto solo poche, toccanti parole: ”Fabrizio al prossimo spettacolo. ”, ed anche ”Te ne vai anche oggi, senza chiedere il permesso, da uomo comune, mentre fuori piove. Ma tu sei piu’ forte di noi, hai la tua poesia, la tua musica, grazie a loro ancora una volta potrai regalare la tua presenza e la tua voce. ”. Alcuni hanno sostato un momento semplicemente per dire una preghiera.(SEGUE).

DE ANDRE’: ‘LE MONDE’ RICORDA IL ‘GEORGES BRASSENS ITALIANO’ (ANSA) – PARIGI, 12 GEN – ”Fabrizio De Andre’ e’ stato un mito in Italia, cosi’ come Jacques Brel o Georges Brassens in Francia”. Cosi’ oggi, ‘Le Monde’ ricorda Fabrizio De Andre’ in un lungo articolo dedicato al ”Georges Brassens italiano”. ”Fabrizio De Andre’ – scrive il quotidiano – appartiene alla generazione ‘chitarra acustica’, compositore che curava le melodie che venivano riprese nei circoli militanti. Ma molto rapidamente divenne un musicista eclettico, che non disdegnava – come Leo Ferre’ – le grandezze sinfoniche. Seppe mescolare benissimo i generi e gli strumenti: barocco (la musica delle tradizioni medievali, le processioni popolari), contadina (arrangiamenti con cornette, tube, mandolini), rock, swing, rthytm’n’blues, ed evocazioni orientali, spesso con risultati di rara finezza. E’ il caso di ‘Le Nuvole’, apparso nel 1990, ed ispirato da Aristofane. In italiano, in genovese, l’autore vi fustiga una societa’ incapace di pronunciarsi sul proprio futuro, ‘dipendente’ dalla televisione, smantellata dalla corruzione politica, ma dove il sogno musicale e’ ancora possibile”. (ANSA).

DE ANDRE’: A RUBA I SUOI DISCHI A GENOVA (ANSA) – GENOVA, 12 GEN – I negozi di Genova stanno ordinando i cd con le canzoni di De Andre’; dopo la morte del cantante le vendite sono infatti subito aumentate e le scorte, non consistenti, si sono gia’ esaurite o comunque sono in via di esaurimento. Da una rapida e sommaria indagine e’ risultato che sono per la maggior parte donne di eta’ superiore ai trent’anni quelle che in mattinata sono andate ad acquistare i suoi dischi. Molte hanno chiesto ”creuza de ma”, la canzone in genovese che ieri era stata piu’ volte proposta dai vari telegiornali. I commercianti hanno spiegato che i dischi di De Andre’ sono sempre stati venduti a Genova, ma che oggi le richieste sono aumentate soprattutto da parte di curiosi. Lo dimostrerebbe anche il fatto che il disco piu’ richiesto e’ ”M’innamoravo di tutto”, raccolta di alcuni dei brani piu’ famosi del cantautore. In ogni caso tutti i negozi di dischi genovesi si aspettano per i prossimi giorni un assalto ai suoi dischi e per questo hanno provveduto ad ordinarne alcune migliaia.(ANSA).

DE ANDRE’: I FUNERALI A ‘LA VITA IN DIRETTA’ (ANSA) – ROMA, 12 GEN – Nella puntata di domani, ”La vita in diretta”, in onda alle 16,00 su Raidue, seguira’ i funerali di Fabrizio De Andre’ nella Basilica di Santa Maria Assunta in Carignano. In scaletta: l’emergenza criminalita’ a Milano con in primo piano visita all’oratorio di San Giovanni Bosco per ricordare Salvatore Corigliano, il giovane edicolante ucciso il 4 gennaio scorso; il lutto e l’esasperazione della citta’. Visite alla casa romana di Gigi Sabani e alla casa su quattro ruote di Liana Orfei. (ANSA).

DE ANDRE’: ‘PUNY’, ‘GLI ULTIMI AUGURI LA NOTTE DI CAPODANNO’ (ANSA) – RAPALLO (GENOVA), 12 GEN – ”Ci siamo fatti gli ultimi auguri la notte di Capodanno e Fabrizio, nonostante tutto, era ancora convinto di riuscire a sconfiggere il suo male”. Enrica Rignon, ‘Puny’, ex moglie di Fabrizio De Andre’, che con il cantautore aveva mantenuto un rapporto di grande amicizia, ora vive a Rapallo, nella riviera ligure di Levante, dove spesso la va a trovare il figlio Cristiano. ‘Puny’ e’ affranta dal dolore e parla di Fabrizio con grande tenerezza, lo ricorda con affetto e descrive il vuoto immenso che ha lasciato. ”Fino all’ ultimo – ha detto – nonostante sapessimo che era stato colpito da un male che non perdona, aspettavamo il miracolo. Ma, purtroppo, non c’ e’ stato”. Enrica Rignon racconta che Fabrizio ha lottato con tutte le sue forze, fino all’ ultimo. ”Ha sempre avuto un rapporto di odio-amore con la morte – ha spiegato – e pensava di vincere; era convinto di poterla ingannare. Amava molto la vita ed aveva ancora tante cose da dire e da offrire a tutti noi”. ‘Puny’ ricorda di aver visto Fabrizio, per l’ ultima volta, al concerto che tenne nell’ agosto scorso, ad Arenzano, vicino Genova, pochi giorni prima che si manifestasse la sua inesorabile malattia. ”Preferisco ricordarlo cosi’- ha affermato – impegnato a cantare con tanto amore le sue ‘poesie’. Dopo, quando e’ stato male ed era ricoverato, lo sentivo spesso al telefono”. ‘Puny’ ricorda con nostalgia tutti i Natali passati con Fabrizio De Andre’ a ‘Villa Paradiso’, in Albaro, quando ancora c’ erano i genitori del cantautore ed il fratello Mauro, ma pensa con gioia anche a quelli trascorsi insieme quando ormai erano separati. ”La nostra – ha spiegato – era una grande famiglia, al di fuori degli schemi e, quindi, nonostante le circostanze ci avessero indirizzati verso strade diverse, dopo il primo periodo di contrasti, abbiamo mantenuto ottimi rapporti passando insieme tutti i Natali: con Cristiano, Luvi, Dori Ghezzi, e con i nostri tre nipotini”. ”Qualche volta – ha aggiunto – abbiamo festeggiato a Genova, anche in casa di mia cognata Flavia e altre volte a Milano ma sempre insieme. Quello passato e’ stato il primo Natale che non ci ha visti tutti uniti a brindare”. ‘Puny’ e’ molto preoccupata per Cristiano. ”Non so come fara’ a reggersi – ha detto – Fabrizio non era solo il suo papa’, era il suo amico, il suo mito irraggiungibile. Lo ascoltava come il piu’ appassionato dei suoi fan”. ”Faremo di tutto perche’ non venga dimenticato – ha detto piangendo – ma, domani, intanto, dovremo salutarlo per l’ ultima volta. Avevamo pensato di ricoprire la sua bara con un grande cuscino di fiori di campo ma ci hanno detto che non e’ la stagione. Ma forse e’ stato meglio cosi”’. (ANSA).

DE ANDRE’: IN VIA DEL CAMPO SI ASCOLTANO LE SUE CANZONI (ANSA) – GENOVA, 12 GEN – Risuonano in via del Campo, il vicolo del centro storico di Genova, cui Fabrizio De Andre’ ha dedicato uno dei suoi piu’ celebri brani, le canzoni del cantautore scomparso ieri. Per tutta la giornata i passanti hanno potuto ascoltare tutto il repertorio grazie agli altoparlanti del negozio di dischi di Gianni Tassio, proprio all’ inizio della via e sotto la maestosa porta dei Vacca. Il titolare ricorda i pomeriggi che De Andre’ ”passava qui con me a guardare gli strani personaggi che entravano in negozio” e ricorda pure Beppe Grillo da giovanissimo, ”quando veniva per conto del fratello, responsabile della casa editrice Produttori associati, per vendermi i dischi di Fabrizio”. ”De Andre’ era il gioiello della casa – ha spiegato Tassio – gli altri nomi erano Raul Casadei e qualche altro”. Sul bancone del piccolo e buio negozio regna il libro con tutti i testi del cantante, merce rara oggi a Genova (esauriti da Feltrinelli e da Ricordi). Sulla strada passano veloci impiegati e tanti cittadini stranieri; sotto la porta dei Vacca un ambulante vende frutta e verdura. La via del Campo cantata da De Andre’ sembra molto lontana, anche se nel periodo estivo sono molti i turisti (specie tedeschi, dice Tassio) che si fermano per qualche minuto. ”Ma lui non aveva descritto la strada – ha detto Tassio – ha dato un quadro d’ insieme dei nostri vicoli; poi ha scelto il nome: via del Campo lo aveva subito convinto”. (ANSA).

DE ANDRE’: IL SALUTO DEGLI AMICI, FRA LACRIME ED EMOZIONE (ANSA) – MILANO, 12 GEN – ”Fabrizio non e’ morto. Vivra’ sempre negli spazi profumati della poesia, che e’ eterna”. Gli occhi ricolmi di lacrime, la voce rotta dal pianto, Fernanda Pivano esce dalla camera mortuaria dell’ Istituto dei Tumori di Milano, nel pomeriggio, dopo aver trascorso un’ora e mezza accanto alla salma di Fabrizio De Andre’, insieme ai suoi familiari e agli amici piu’ intimi, che hanno vegliato il cantautore per tutto il pomeriggio. Oggi c’e’ stato l’addio degli amici milanesi, quelli del mondo dello spettacolo che lo conoscevano, quelli semplicemente appassionati alle sue canzoni, o militanti di una certa sinistra in cui lui si riconosceva. Chi era amico di famiglia e’ entrato nella camera mortuaria a dare una parola di conforto a Dori Ghezzi, ai figli Cristiano e Luvi, davanti alla salma del ‘poeta cantautore’, coperta con un telo per volere della famiglia. Li’, a meta’ pomeriggio, Don Lino, il sacerdote dell’Istituto dei Tumori, ha officiato una breve funzione, un rosario. Sono stati visti entrare Fernanda Pivano, Fabio Fazio, Sandra Mondaini, i componenti della Premiata Forneria Marconi Franco Mussida e Franz Di Cioccio, oltre ad altri amici e a impresari musicali. Tutti gli altri sono rimasti fuori, sul marciapiede di via Ponzio, accanto ai cancelli d’ ingresso, in un grigio pomeriggio milanese dal freddo pungente. (SEGUE).

DE ANDRE’: IL SALUTO DEGLI AMICI, FRA LACRIME ED EMOZIONE (ANSA) – MILANO, 12 GEN – ”Fabrizio non e’ morto. Vivra’ sempre negli spazi profumati della poesia, che e’ eterna”. Gli occhi ricolmi di lacrime, la voce rotta dal pianto, Fernanda Pivano esce dalla camera mortuaria dell’ Istituto dei Tumori di Milano, nel pomeriggio, dopo aver trascorso un’ora e mezza accanto alla salma di Fabrizio De Andre’, insieme ai suoi familiari e agli amici piu’ intimi, che hanno vegliato il cantautore per tutto il pomeriggio. Oggi c’e’ stato l’addio degli amici milanesi, quelli del mondo dello spettacolo che lo conoscevano, quelli semplicemente appassionati alle sue canzoni, o militanti di una certa sinistra in cui lui si riconosceva. Chi era amico di famiglia e’ entrato nella camera mortuaria a dare una parola di conforto a Dori Ghezzi, ai figli Cristiano e Luvi, davanti alla salma del ‘poeta cantautore’, coperta con un telo per volere della famiglia. Li’, a meta’ pomeriggio, Don Lino, il sacerdote dell’Istituto dei Tumori, ha officiato una breve funzione, un rosario. Sono stati visti entrare Fernanda Pivano, Fabio Fazio, Sandra Mondaini, i componenti della Premiata Forneria Marconi Franco Mussida e Franz Di Cioccio, oltre ad altri amici e a impresari musicali. Tutti gli altri sono rimasti fuori, sul marciapiede di via Ponzio, accanto ai cancelli d’ ingresso, in un grigio pomeriggio milanese dal freddo pungente.Erano una piccola folla silenziosa che e’ andata formandosi a partire dalle 15 ed e’ andata via via crescendo – insieme a giornalisti, fotografi e operatori televisivi – fino alle 17, ora di chiusura della camera mortuaria. C’erano artisti, ragazzi coi capelli lunghi, giovani e meno giovani che ricordavano di aver ”imparato a suonare la chitarra con le canzoni di Fabrizio De Andre”’. Accanto al cancello molti hanno lasciato mazzi di fiori, rose rosse e blu, bigliettini con frasi affettuose, anche i testi delle sue piu’ belle canzoni, una immaginetta di Padre Pio firmata ‘I detenuti di San Vittore’ portata da un’ assistente sociale. Molti pensavano che la salma fosse portata oggi a Genova, erano venuti per salutarla all’uscita e ci son rimasti male all’apprendere che il trasporto sara’ domani alle 8,30. I bigliettini, i fiori, i ceri lasciati fuori della camera mortuaria sono stati portati dentro da un amico di famiglia. I bigliettini, in particolare, sono stati riuniti in un cesto dal figlio Cristiano, che si e’ commosso per le testimonianze di affetto. Saranno portati a casa, a Genova. Quasi tutti gli amici e i familiari hanno lasciato l’ospedale attraverso altre uscite, tranne Cristiano e Fernanda Pivano che, senza trattenere le lacrime, ha ricordato l’amico come ”un uomo buono, che pensava solo alla pace e all’amore, che non ha mai detto nulla contro qualcuno, ma tanto a favore di tutti”. (ANSA).

DA ROCKONLINE
E’ morto durante la scorsa notte Fabrizio De André, spentosi a 58 anni intorno alle 2,30 all’Istituto dei tumori di Milano, dove era ricoverato da tempo. Era nato a Genova, nel quartiere della Foce, il 18 febbraio 1940. Con De André scompare uno dei maggiori cantautori italiani di sempre. Nuovi dettagli in merito quanto prima su Rockol.

La notizia della morte di Fabrizio De André ha addolorato ma non sorpreso il mondo della musica. Da tempo Fabrizio era ricoverato all’Istituto dei Tumori di Milano, ma il riserbo chiesto dai familiari – il figlio Cristiano, anch’ egli musicista, la moglie Dori Ghezzi, già cantante di successo, e la figlia Luvi – era stato osservato e rispettato. La cancellazione di concerti già fissati aveva fatto temere che l’ernia del disco – patologia della quale lo stesso De André aveva annunciato di soffrire – fosse in realtà un male più serio e grave. In effetti, come ha fatto sapere Cristiano De André, “Il tumore era stato scoperto a fine estate: abbiamo sperato nelle cure, ma purtroppo non c’è stato più niente da fare”. La morte è avvenuta alle 2,30 della notte fra domenica e lunedì: “Papà è morto serenamente: gli eravamo accanto, gli stringevamo le mani”.

Presso l’Istituto dei Tumori di Milano, dove Fabrizio De André – che vi era ricoverato – è deceduto questa notte, non sarà allestita una camera ardente. La salma verrà trasferita mercoledì a Genova, città natale del cantautore; i funerali si terranno, probabilmente nello stesso giorno, a Carignano.

“Al liceo ascoltavamo i dischi di Fabrizio De André. Quello che ci piaceva delle sue canzoni è che c’erano le parolacce”. Lo disse qualche tempo fa Ivano Fossati, sottolineando in modo un po’ naif, ma molto efficace, la statura artistica di Fabrizio De André e centrando il punto su ciò che, da subito, attirò nei suoi confronti l’interesse dei giovani. Di certo, quello che raccontavano i suoi dischi non era molto comune nell’Italia degli anni ‘ 60, così come non era affatto abituale la sua capacità di mescolare la chanson francese di Brel, Brassens, Ferrè, con una coscienza ‘sociale’ prima ancora che politica i cui moduli provenivano dalle canzoni di protesta d’ oltreoceano. Affrancato da ogni tipo di stile che non fosse il suo, De André si ribellava parimenti a ogni ipocrisia, cercando di mettere in luce nella sua musica il lato oscuro delle cose, il non visto su cui però spesso vale la pena di riflettere. Non è un caso che molte delle sue canzoni abbiano preso in simpatia i ‘reietti’, sposandone senza riserve la causa in modo da scardinare la mentalità borghese che da sempre aleggiava sul consumo delle canzonette. I suoi personaggi forse hanno proprio questo in comune: il presentarsi con uno spessore ‘alternativo’ a quello che attribuirebbe loro la conoscenza comune. Bocca di Rosa è una puttana simpatica e appassionata, Piero un soldato che non vuole sparare, i Vangeli di “la Buona Novella” sono quelli apocrifi, i personaggi di Edgar Lee Masters in “Non al denaro, né all ‘amore né al cielo” sono una galleria di morti che sfugge al buonismo da necrologio e da epigrafe, Princesa un trans di cui non ci si può non innamorare, le “Anime salve” del suo ultimo disco una carovana di solitudini in viaggio. Insomma, gli sconfitti dalla vita trovavano gloria e rivincita negli album di De André, e ritornavano a proporsi a mo’ di scherno, sotto forma di canzone, nelle vite di coloro che, quotidianamente, cercavano di emarginarli. Questo canzoniere è stato riassunto negli album di Fabrizio De André: non troppi, se si pensa alla loro cadenza (poco più di quindici dischi in quarant’anni di carriera); non pochi, se si considera la loro qualità. Dagli inizi più propriamente cantautorali contenuti in “Vol. 1” e “Vol. 3”, alle escursioni monografiche di “La buona novella” e “Non al denaro né all’amore né al cielo”, dal maggio francese celebrato e rievocato in “Canzoni di un impiegato”, alle cover di “Canzoni”, dall’album a quattro mani con De Gregori “Vol. 8” a quello scritto, oltre vent’anni dopo, in coppia con Ivano Fossati, “Anime salve”, dall’epopea americana di “Rimini” e “Fabrizio De André” alla svolta mediterranea ed etnica di “Creuza de ma’”, “Le nuvole” e “Anime salve”, il cantautore genovese ha solcato mari diversi raccontando ogni volta nei propri dischi la vita e la gente con una lucida poesia che non ha paragoni. “Molti mi chiedono come mai faccio dischi a intervalli di tempo così lunghi”, aveva detto una volta. “Il problema è che io faccio dischi soltanto quando ho qualcosa da dire, davvero. E non capita spesso di avere qualcosa che valga la pena di essere detto”.

I familiari del cantautore scomparso questa notte hanno chiesto all’Istituto dei Tumori (dove Fabrizio De André era ricoverato da un paio di settimane) di osservare assoluto riserbo in merito ai particolari clinici del male che ha causato la morte del loro congiunto. Rockol, come ha già fatto in altre tristi circostanze analoghe, ci comporterà di conseguenza, evitando di riportare informazioni o illazioni in proposito fino a quando – a funerali avvenuti – verrà consegnato ai mezzi d’informazione un comunicato ufficiale.

Fabrizio De André, altre dichiarazioni

“Mi dispiace, è un dolore profondo. De André è stato un interprete e un autore che ho molto amato, ho ascoltato molto spesso le sue canzoni e sono molto colpito dalla sua scomparsa”. (Silvio Berlusconi)

“Ho conosciuto De André prima come artista, e l’ho amato subito. Poi ho avuto la fortuna di conoscerlo come uomo: e non mi ha mai deluso, cosa non facile. Un grande artista e un grande uomo. Mi accompagnerà sempre la sua grande umanità vissuta senza chiedere niente in cambio, una cosa sinceramente rara oggi e non solo nel nostro ambiente.
Oggi ho perso un amico oltre che un punto di riferimento artistico molto importante. Senza esagerazioni credo di aver cominciato a scrivere canzoni proprio dopo aver ascoltato quelle di Fabrizio. Alla metà degli anni ’60, in un periodo di grande stagnazione culturale, la sua voce è stata la prima ad essere allegramente contro. Fabrizio e Dori vennero a trovarmi a casa mia nell’82, in un periodo molto difficile per me. Si annunciarono con una telefonata e rimasero con me tutta una serata. Li ho conosciuti così. Circolavano giudizi terribili sul mio conto, loro mi avevano capito, non si erano fermati alle apparenze, cercavano l’uomo”. (Vasco Rossi)

“E’ la perdita, prima di tutto, di un uomo di straordinario spessore umano e culturale, rispecchiato con continuità nella sua instancabile opera di artista, che si è identificata con la sua stessa vita. De André è stato molto più di un cantautore, è stato un poeta che ha segnato con le sue canzoni la vita di molte generazioni, compresa la mia. Un artista che ha sperimentato con coraggio e passione i percorsi delle parole, della musica e anche del dialetto come espressione di culture ancora vive e da non dimenticare. Con De André scompare un uomo che è riuscito perfino a trasformare e a condividere le sue sofferenze in testi che vanno ben oltre la storia della nostra canzone. Di questo siamo grati a De André. Sono certa che la sua scomparsa non potrà mai cancellare una ricerca che era anche una difesa dei valori più profondi dell’uomo, con uno sguardo attento alla difesa degli ‘ultimi’ e dei più deboli. Le composizioni di De André hanno aiutato molti di noi a leggere la vita con gli occhi della poesia e dell’ironia. Oggi ci possono aiutare ad alleggerire il rimpianto per la perdita di una persona che avrebbe potuto dare ancora molto alla cultura italiana”. (Giovanna Melandri, ministro dei Beni Culturali)

“Ho il cuore che cade a pezzi: anche se avevamo divorziato da anni, avevo con lui un rapporto di grande amicizia e di stima reciproca”. (Enrica Rignon, detta ”Puny”, ex moglie di Fabrizio De André)

“Aveva dato voce all’ inquietudine esistenziale dell’uomo d’oggi. Veniva dall’alta borghesia, ma ha passato la vita a denunciare le ipocrisie del vivere borghese. Della sua Genova aveva cantato il lato più torbido, della vita quello più drammatico. Nei suoi testi è costante il legame con intellettuali non soltanto europei. Nelle sue musiche emerge la vicinanza con gli chansonnier francesi, alcuni dei quali sono stati conosciuti in Italia grazie alla sue rielaborazioni. La sua voce, calda nel timbro e fredda nel fraseggio, aveva cantato il lato oscuro del mondo. Non la dimenticheremo”. (Radio Vaticana)

“Una persona di grandissima ricchezza umana, con una cultura immensa, che si orientava su tutto. E’ difficile scavare nei ricordi ora. Fabrizio non amava essere compatito, era una persona fiera. Gli dava fastidio ritornare sui suoi passi, rifare cose già fatte. La tensione fra semplicità e intellettualità, tra popolarità e ricerca è emersa anche nella nostra collaborazione, ed è in realtà il marchio di tutti i suoi lavori. Aveva un approccio fresco con la poesia: diceva “questo è un bel verso” e mi spiegava che non bisogna farsi incantare dalla scatola, dalla formula e dal nome”. (Massimo Bubola)

“E’ un grande dolore. Scompare un poeta che ha cantato Genova e la nostra cultura riprendendo suggestioni molto genovesi. Personalmente vivo questa mancanza come un ulteriore allontanamento dal passato. Con De André siamo quasi coetanei, e le sue canzoni ricordano molto la Genova degli anni ’60. In ogni caso la poesia di Fabrizio De André resterà nel tempo per regalare emozioni, e Genova saprà sicuramente onorarne il ricordo” . (Giuseppe Pericu, sindaco di Genova)

“La prima volta che l’ho incontrato è stato nella sua casa di Genova. Io ero un suo ammiratore. Penso di essere stato uno dei primi estimatori delle sue canzoni. Anche lui voleva conoscermi, e l’incontro fu organizzato da alcuni giocatori del Genoa. Per dire quanto fossimo simili di carattere, in quell’ occasione credo che in un quarto d’ ora abbiamo detto sì e no tre parole in due. Poi, dopo qualche whisky, ci siamo sciolti. Ci stimavamo. Io gli avevo regalato una mia maglietta e lui una delle sue chitarre. Lascia un vuoto che non potrà essere colmato. Era un poeta, uno che accompagnava con la musica le sue poesie. Dopo Lucio Battisti, ora con De André se ne va un altro pezzo importante della mia e della nostra vita”. (Gigi Riva)

“E’ stata una voce capace di cercare e di descrivere le umanità degli zingari anche quando rubavano, dei sequestratori anche quando il sequestrato era lui. Una lezione che porta il suo nome. In Italia non ce ne sono molti altri: avevo per lui una stima immensa. Al di là di ciò che ha rappresentato per la mia generazione, e del dispiacere per la scomparsa, ne ricordo il coraggio anarchico di vedere nella delinquenza, o in comportamenti condannati da legge e senso comune, aspetti che nessun altro ha avuto il coraggio di vedere. Non valutava certo le cose dal punto di vista di chi deve far funzionare la società, ma le vedeva con la chiarezza di un poeta insofferente ai luoghi comuni. Nella sua separatezza, nel fatto di restare così individuo, singolo, trovava la capacità di comunicare con tutti”. (Michele Santoro)

“La forza della sua vena poetica e della sua musica hanno contribuito ad aumentare il prestigio della canzone italiana e della Società Italiana degli Autori ed Editori nel mondo. Insieme a lui si spegne la voce appartata, profonda e inconfondibile di un grande artista della nostra epoca, che ha vissuto fuori dalle mode e dai condizionamenti, rimanendo sempre se stesso”. (Luciano Bideri, presidente della Siae)

“Era intelligente, geniale, allegro, squinternato, un pò vanitoso, snob: non era triste, come voleva l’immagine pubblica che gli avevano dipinto addosso. Era un anarchico, grande poeta”. (Paolo Villaggio)

“Non trovo le parole per ricordare questo grande artista, grande poeta della canzone, grande amico”. (Fernanda Pivano)

“E’ incredibile come la cultura ufficiale si sia opposta al fatto che un cantore potesse realizzare lavori a così alti livelli. De Andrè si era permesso di lavorare su analisi storiche e poetiche. E puntualmente era stato criticato”. (Dario Fo)

I funerali di Fabrizio De André si terranno mercoledì 13 gennaio alle 11,30 nella basilica di Santa Maria Assunta in Carignano, Genova. Lo hanno comunicato i parenti dell’artista scomparso, che hanno anche fatto sapere che “la cerimonia avrà forma rigorosamente pubblica, perché Fabrizio appartiene non solo alla famiglia, ma a tutti quelli che lo hanno amato”.

Come Rockol ha già anticipato ieri, si terranno domani (mercoledì) mattina, nella basilica di Nostra Signora Assunta in Carignano, a Genova, i funerali di Fabrizio De André. Sarà una messa funebre pubblica, per volontà esplicita della famiglia, e si prevede che la chiesa sarà affollatissima. La tumulazione avverrà poi nella tomba di famiglia dei De André, nel cimitero monumentale di Staglieno. Don Antonio Balletto, che celebrerà la Messa, ha detto: “Sento lo strazio per la morte di un uomo ancora giovane che avrebbe potuto darci altre belle poesie. Fabrizio aveva un rapporto particolare con la morte. In una sua canzone scrisse pressappoco così: “quando la morte verrà a liberarmi dalla vita”. Io credo che Fabrizio De André fosse un pellegrino della vita, sempre alla ricerca di ciò che rende l’uomo dignitoso. Chi cerca è un uomo errante. Mi ha sempre colpito poi il suo interesse umano per i reietti della società”. Intanto si apprende, con una certa tristezza, che come al solito accade in queste tristi circostanze nei negozi di dischi le richieste degli album di Fabrizio De André si sono moltiplicate dopo la notizia della morte del musicista. Temiamo anche di non dover attendere troppo prima di dover registrare le consuete iniziative discografiche postume e un po’ necrofile. Così è la vita, e così è la morte. Purtroppo.

Questi i titoli sulle prime pagine dei quotidiani: “Morto De André, poeta della canzone – Stroncato dal cancro a 58 anni. Da destra e da sinistra un coro unanime di consensi per l’artista – Il Vaticano: denunciò le ipocrisie borghesi”. Un ricordo di Mario Luzzatto Fegiz intitolato “Quell’ultima telefonata” e uno di Fernanda Pivano: “Poeta prima di Dylan”. (Il Corriere della Sera) “Addio Bocca di rosa – E’ morto Fabrizio De André”. “Lui e Battisti voci dal silenzio”, scrive Marco Molendini. “Il poeta in musica dei poveri cristi”, scrive Valerio Magrelli. (Il Messaggero) Nessun titolo, ma solo una foto a colori affiancata da un occhiello: “Addio a Fabrizio De André, la voce anticonformista della canzone”, e due commenti: “La politica delle lacrime” (di Pierluigi Battista) e “Grazie da Bocca di rosa” (di Carla Corso, presidente del Sindacato prostitute). (La Stampa) “Un pensiero per Fabrizio – L’Italia piange De André. Mandate al nostro numero di fax un pensiero sul grande cantautore-poeta” (Il Giorno – La Nazione – Il Resto del Carlino) “Addio a De André, poeta ribelle”; Michele Serra firma un pezzo intitolato “La ballata di Fabrizio” e Vincenzo Cerami parla di “Anarchia e dolcezza”. Nell’occhiello: “Il figlio Cristiano: ‘Se n’è andato stringendoci le mani'”. (La Repubblica) I maggiori quotidiani dedicano almeno quattro pagine alla scomparsa del cantautore, mettendo in evidenza alcuni passaggi delle sue canzoni, ospitando i ricordi di chi l’ha conosciuto o di personalità autorevoli della musica o della cultura. Tra i ricordi, cominciamo da quello di Mario Luzzatto Fegiz del “Corriere della Sera”: “Giudico la realtà da come mi sento. Oggi mi sento bene. E quindi va tutto bene. Il resto non conta. Spero di uscirne presto”. Così ci aveva detto al telefono il 25 dicembre Fabrizio De André. E all’incoraggiamento “oggi si guarisce da tutte le malattie”, aveva risposto: “Sì, proprio da tutte, anche da quella malattia che si chiama vita”. Fernanda Pivano scrive: “Un giorno, mentre andavo all’Hotel Savoy di Nervi a salutare Hemingway, in un chiosco lì accanto, a un jukebox, stavano trasmettendo La guerra di Piero. Naturalmente sono rimasta folgorata dal miracolo di quella voce, dalla grazia della musica, e soprattutto da quelle parole così legate ai sogni di alcuni di noi di far finire le guerre. Stavo curando un’antologia pacifista per Feltrinelli e ho scritto alla casa produttrice del disco per avere il permesso di includere quei versi magici fra quelli dei miei poeti americani; ma non ho avuto risposta. Fabrizio mi ha detto molto più tardi che non gli avevano mai fatto vedere la lettera, come è accaduto poi con Bob Dylan, che anni dopo è stato il Fabrizio americano”. Mario Luzzatto Fegiz dedica un ritratto alla moglie del cantautore: “Ha rotto il silenzio, Dori Ghezzi, solo per far sapere che i funerali di Fabrizio si svolgeranno mercoledì a Genova alle 11.30 alla Basilica di santa Maria Assunta in Carignano “in forma rigorosamente. pubblica”. “Perché – ha aggiunto Dori Ghezzi – Fabrizio apparteneva a tutti”. Come si vede un atteggiamento in qualche modo opposto a quello della vedova di Lucio Battisti. (. ) Se il rock è pieno di vedove discutibili o impopolari, Dori Ghezzi, al contrario, merita un suo posto tutto speciale. Se non fosse retorico si dovrebbe parlare di una donna molto simile a un angelo”. Sui progetti a cui stava lavorando De André, riporta il “Corriere della Sera”: “”Preparavamo un nuovo disco al telefono: mi chiamava per leggermi i versi e ascoltare la musica. Voleva incidere suite per un amico sardo morto. Lo rivela il musicista Mark Harris, che a Fabrizio era legato da un’amicizia ventennale e che Fabrizio, ormai da un anno, esortava a scrivere le musiche per il suo nuovo progetto discografico. (. ) Aveva contattato Mauro Pagani, Piero Milesi, il tastierista Eros Cristiani. Gli avevo suggerito di chiedere una collaborazione anche a Luciano Berio, un’idea che lo aveva entusiasmato”. Ma Berio non conferma contatti di lavoro con De André, che aveva conosciuto un anno e mezzo fa, e si limita a esprimere il suo cordoglio”. Viceversa, Luciano Berio su “La Repubblica” afferma: “”Riscrivere l’inno nazionale italiano: un po’ per ridere un po’ sul serio, era questo il progetto che avevamo insieme, Fabrizio ed io”, racconta dalla sua casa in Toscana, nella campagna senese, il compositore Luciano Berio, probabilmente il massimo autore del nostro tempo nell’ambito della musica ‘colta’. “Lo avevo conosciuto a Genova, a casa di Renzo Piano, appena un anno e mezzo fa, e ci siamo rivisti qualche tempo dopo a Milano. Mi piacque subito, era una persona di sensibilità e acutezza straordinarie. (. ) L’idea di un nuovo inno nazionale divertiva sia me che lui e ne abbiamo parlato spesso. Naturalmente ci eravamo divisi i compiti: a lui toccavano i testi e a me la musica. E io intanto la musica l’ho scritta. Purtroppo mancano le sue parole””. La commemorazione televisiva è ovviamente l’argomento del critico tv Aldo Grasso, che sul “Corriere della Sera” titola: “Lontani dal karaoke-Battisti stavolta in onda l’imbarazzo”. “Lucio Battisti non volle più mostrarsi in pubblico ma quando morì tutte le Tv inondarono gli schermi di sue immagini. Anche Fabrizio De André aveva qualche problema con il pubblico, con la sua immagine pubblica, ma gli archivi si sono dimostrati più avari. E questa è la differenza fra la negazione e il dubbio. (. ) De André ha messo in imbarazzo i media (e imbarazzate sono state le commemorazioni immediate, quella di Bindi a “Telesogni”, quella di Gennari con Limiti, quella di Morselli) perché ha sempre cantato la morte, una delle ultime interdizioni. Già la morte: “La guerra di Piero”, “La canzone di Marinella”, la morte di Tenco (“Ascolta la sua voce che canta nel vento / Dio di Misericordia vedrai sarai contento”), la morte di Pasolini, la morte di Cristo (“il potere vestito d’umana sembianza/ormai ti considera morto abbastanza”), la morte del vivere civile (“Hotel Supramonte”), la morte degli emarginati (“i figli cadevano dal calendario / Jugoslavia Polonia Ungheria / i soldati prendevano tutti/ e tutti buttavano via”, “Khorakhané”), fino a “Anime salve” cioè solitarie. E’ parso perciò giusto il silenzio che “Striscia” ha voluto dedicargli”. Alessandra Comazzi su “La Stampa” nota la stessa differenza: “Per ricordarlo, la televisione lo ha ricordato, ci mancherebbe altro. (. ) Quando, nel settembre ’98, se ne è andato Battisti, radio e tv non hanno fatto altro, non appena si è saputa la notizia, che trasmettere le sue canzoni; RaiUno aveva realizzato all’impronta uno speciale (condotto da un nome a caso, Vincenzo Mollica) carico di gloriose presenze. Come se fosse morto “un pezzo di Italia”. Mentre con Fabrizio De André è morto “solo” un cantautore. (. ) Ieri sera solo RaiDue ha preparato una trasmissione apposta”. Su “La Repubblica”, Michele Serra scrive: “Era il compagno di banco, lo stesso che ti aveva fatto leggere Masters o Majakowski, a imprestarti i suoi dischi. Erano canzoni sconosciute alle hit-parade, alla televisione, alla radio. (. ) Noi ragazzi degli anni Sessanta ci innamorammo dei suoi eroi malvisti, derelitti, risplendenti di solitudine. E ridevamo dei suoi grotteschi bersagli, re sudicioni, borghesucci ipocriti, giudici spietati, beghine pavide. Quella stessa potente, preziosa materia – la percezione che il mondo è ingiusto e ottuso – che la politica, di lì a poco, avrebbe bruciato come carta straccia, nelle canzoni di Fabrizio faceva una luce incantevole, la mite e durevole luce dell’arte. E la ferita emotiva che quelle parole, quelle ballate aprivano nell’animo, corrispondeva all’intuizione che l’arte e la poesia fossero la più radicale delle rivolte”. Vale la pena di segnalare, sempre su “La Repubblica” un intervento di Luigi Manconi: “Guai a imprigionarlo nella musica politica” (“Per parlare del lavoro di Fabrizio De André, il criterio più appropriato è quello musicale-letterario. (. ) Guai, dunque, a imprigionare il lavoro di De André all’interno di una lettura “politica” o a scrivere, come già fanno le agenzie, che “la sua musica entra a “far parte della colonna sonora dei fermenti del ’68”. Al contrario, il suo album meno riuscito è proprio quello più dichiaratamente “generazionale” (ovvero “Storia di un impiegato”). De André si interessa di politica, discute di politica, si appassiona persino alla politica “solo quando strettamente indispensabile” (me lo disse lo scorso settembre). La sua politica è, piuttosto, quella della com-passione (ovvero del patire insieme) per gli ultimi”. Su “La Stampa”, Pierluigi Battista in prima pagina ha un tono diverso; ma più che ridimensionare il lutto per De André il suo bersaglio sono ministri e parlamentari, con il loro “solito bla-bla”: “Non è successo con Alberto Moravia, che pure era stato eurodeputato e di cui si favoleggiava la potenza di influente capoclan letterario. Non è successo con Leonardo Sciascia, anch’egli ex deputato. Non è successo con Italo Calvino e nemmeno con Elsa Morante. Con la scomparsa dei protagonisti più prestigiosi della letteratura italiana contemporanea non era successo che l’intero mondo politico facesse un affare di Stato del dolore che si deve alla scomparsa di un artista. Così come è accaduto con la recente perdita di Lucio Battisti, la morte di un cantautore molto amato come Fabrizio De André ha invece innescato un vorticoso meccanismo di “dichiarazionismo” politico-istituzionale che mette in luce, a parte il solito presenzialismo, una novità nell’antropologia politica italiana: la straordinaria preminenza simbolica assunta dall’universo della canzone nell’immaginazione pubblica rispetto ad altre espressioni della cultura che ha attizzato nella politica il desiderio di occupare una ribalta decisiva per la formazione del consenso. Piangere De André, certo. Ma il reiterato lutto di Stato per un cantautore non appare un tantino esagerato?” “La Stampa” ospita un articolo dello stesso cantautore che racconta alcuni episodi della sua vita riguardanti il suo rapporto con Torino, un approfondimento “letterario” di Nico Orengo, e un’intervista a Vasco Rossi (intitolata “Mi ha aperto la testa”). “Nella confessione di un addoloratissimo Vasco spunta il filo di una parentela stretta con l’amico fragile e il ricordo di un rapporto di amicizia fra i due voluto personalmente da Fabrizio. (. ) “E’ stato un rapporto non di frequentazione continua ma veramente di affetto: va detto che mi hanno voluto bene in un momento in cui non mi voleva nessuno (. ) Volevano conoscermi, vennero al capannone dove abitavano all’epoca, la torre della mia solitudine amara nella quale vivevo, perché non veniva mai nessuno. Quest’incontro mi aprì simbolicamente la porta del capannone e anche il cuore. (. ) Non mi sento l’inventore di un linguaggio opposto a quello di De André. Ne sono la continuazione, anche se non certo a quel livello. Ho soltanto sostituito la chitarra con un gruppo. “” (12 Gen 99)

Erano le 12,35 quando la bara di Fabrizio De André ha lasciato la basilica in cui si era svolta le cerimonia funebre per essere trasportata al cimitero di Staglieno per la cremazione. Mentre il feretro usciva dalla chiesa è stata eseguita l’ “Ave Maria sarda”. “Tu sei stato un cavaliere che cavalca il deserto: invochiamo per te di potere correre nei pascoli del cielo”, ha detto nell’omelia il sacerdote. Rockol si unisce all’auspicio. (13 Gen 99)

Da La Repubblica del 13 gennaio
È durata poco più di un’ora la cerimonia funebre nella basilica di Carignano, e una gran folla ha accolto il feretro di Fabrizio de André anche al cimitero monumentale di Genova, dove è stato portato subito dopo. Gente da ore in attesa, nonostante il freddo pungente, ha atteso l’arrivo della bara, trasferita nella piccola camera mortuaria, dove si sono riuniti i familiari e gli amici. Intorno tante persone, per l’ultimo saluto al cantautore. Una folla muta, senza applaudire come invece era accaduto in Basilica, ha fatto da ala alla famiglia. Poi ha ricominciato a sfilare nella camera mortuaria. Ancora silenziosamente.
La salma rimarrà nella camera mortuaria fino a domani, alle dieci, quando verrà cremata. La tumulazione è prevista tra venerdì e sabato nella tomba di famiglia dove già sono sepolti i genitori del cantautore genovese, Giuseppe (mancato nell’85) Luisa Amerio (deceduta nel ’95) e il fratello Mauro (morto nell’89).
“Tu sei stato un cavaliere che cavalca il deserto” ha detto nell’omelia don Antonio Balletto, amico di famiglia. “Invochiamo per te” ha proseguito “di potere correre nei pascoli del cielo”. Mentre la bara usciva dalla basilica è stata eseguita l'”Ave maria sarda” composta da Fabrizio De André, emozionando ulteriormente l’immensa folla che ha applaudito. Vicino alla moglie, Dori Ghezzi, e ai figli Cristiano e Luvi, diecimila persone, famose o meno: Paolo Villaggio, Beppe Grillo, Vasco Rossi, Ivano Fossati, Fiorella Mannoia, Teresa De Sio, Fernanda Pivano, Antonio Ricci, Nico dei New Trolls, Mauro Pagani, Bruno Lauzi, Roberto Vecchioni. E soprattutto gente comune di ogni età e censo, intere classi scolastiche, universitari, giovani dei centri sociali. La salma del cantautore è stata accolta dalle bandiere rossonere con la “A” cerchiata dei tanti gruppi di anarchici, dai pugni alzati, dalle sciarpe rossoblù del Genoa e dal gonfalone a lutto della città.
Anche il centro storico di Genova ha dato l’ultimo saluto al “suo” poeta-cantante: sui muri, un manifesto con la scritta “Grazie, Fabrizio” e una foto di De André mentre canta Creuza de Mà, la canzone scritta in genovese (“Umbre de muri muri de mainè, dunde ne vegnì duve l’è ch’anè” – “Ombre di facce, facce di marinai, da dove venite dov’è che andate”). Per tutta la giornata, lungo la via Garibaldi, il comune diffonderà le canzoni del musicista.
Davanti alla basilica di Santa Maria Assunta, sulla collina di Carignano, la folla ha seguito i funerali. La basilica domina il centro storico di Genova: da lì partono i ‘carruggi’ tanto amati da Fabrizio De André, gli stretti vicoli che fino a pochi decenni fa erano abitati in gran parte da emarginati, diseredati e puttane, resi famosi dalla ballata ‘Via del Campo’.
La città di Genova ricorderà De André anche sabato alle 18, al Teatro Carlo Felice. Il programma prevede l’esecuzione ad opera dell’Orchestra sinfonica del Teatro Carlo Felice dell’Eroica di Beethoven, preceduta da un ricordo di Fernanda Pivano. Al termine Elisabetta Pozzi e Marco Sciaccaluga leggeranno alcuni brani dall’Antologia di Spoon River.

I quotidiani raccontano i funerali di Fabrizio De André: molti si soffermano ad annotare (qualcuno anche molto minuziosamente) chi c’era e chi non c’era (con o senza giustificazione), chi è il primo ad arrivare, le dichiarazioni e i gesti davanti alla bara. Per i più dettagliati tra questi resoconti, che in certi passaggi trasmettono la sensazione della cronaca di un grande appuntamento mondano (salvo sottolineare a tratti la cornice ecumenica del tutto), rimandiamo al “Corriere della Sera” e al “Giorno”. Per il commento, il “Corriere della Sera” si affida a Ranieri Polese, “La Repubblica” a Gianni Mura. Il primo scrive, tra l’altro: “Era difficile non piangere. Solo gli ipocriti, i sepolcri imbiancati, i filistei bigotti e senza cuore potevano trattenere la commozione. Ma grazie a Dio ieri, alla messa per il nostro fratello Fabrizio che ci lasciava, “gli stolti e gli sciocchi” non erano venuti. Anche i politici e le celebrità che affollavano la chiesa di Santa Maria dell’Assunta in Carignano, confusi fra le persone comuni, parevano spogliati dei loro titoli ed emblemi. Erano lì anche loro a piangere una persona cara, un grande amico, costretti come tutti a interrogarsi sul perché della sua morte. (. ) L’ha riconosciuto nella sua breve omelia anche don Antonio Balletto che dall’altar maggiore ha chiesto a Dio padre di avviare il fratello Fabrizio verso i pascoli del cielo. A lui, ha detto don Balletto, il cielo aveva dato un dono raro: quello di toccare i cuori, di scorgere i fiori là dove gli altri vedono solo disperazione. De André, insomma, come Cristo: “Entrambi hanno saputo vedere cuori stupendi dove gli altri vedono fango””. Questi invece alcuni passaggi dell’articolo di Gianni Mura, in prima pagina su “La Repubblica”. “Adesso che solo la morte lo ha portato in collina, a Fabrizio non dispiacerebbe sapere che proprio di fronte alla chiesa di Carignano, al balcone dell’istituto E. Ravasco, Figlie del Sacro Cuore di Gesù e Maria, è appeso uno striscione bianco e sopra c’è scritto grazie Fabrizio, e lo gonfia la tramontana. Sotto, davanti alla chiesa barocca (le nuvole non ci sono, oggi) gli anarchici hanno scritto sull’asfalto che la puttana (Bocca di rosa) alla stazione ce l’ha accompagnata il prete con la polizia. Memento. In cima alla scalinata c’è la bandiera rossa e nera dell’anarchia. La regge ferma una signora col cappotto bordeaux e la faccia di chi ha camminato la vita per dritto e non per traverso. (. ) E forse a lui verrebbe da ridere: picchetto d’onore e un prete a dire le ultime parole, ma almeno un prete che sa cosa dire, e poi non esistono le ultime parole. Una vecchia ragazza con le calze verdi (come Nancy) lega fiori finti a un palo della segnaletica e il biglietto dice: Bocca di rosa per sempre. Non capisco cosa vuol dire, ma sono qui per sperare, non per capire. Ci pensavo prima della cerimonia, che è stata asciutta e dolce, con tanti lucciconi quando è partita l’Ave Maria in sardo, e se partiva “Preghiera in gennaio” credo che molti sarebbero stati male sul serio. Ci pensavo ascoltando dei ragazzi che erano fuori a cantare, in un angolo, fin dalle nove con un paio di chitarre. Cantavano stonati, ma con tanto amore. (. ) Sicché, “Le Monde” ha scritto che Fabrizio era il Brassens italiano, e detto dai francesi è un gran complimento. Ma io penso che Brassens, gigantesco, monolitico, una cosa come “Creuza de mà” non l’avrebbe mai fatta, non ci avrebbe mai pensato. Non perché gli mancasse un Mauro Pagani ma perché era l’esempio dell’ artista isolato e lieto di esserlo. Mentre Fabrizio, che passava per un musone appartato, gli altri li ha cercati e ci ha lavorato: De Gregori, Pfm, Bubola, Fossati. (. ) Pure, le ultime parole non esistono. Come Fabrizio non sarebbe stato Fabrizio se non avesse ascoltato Brassens, e un po’ di Brel e di Ferré, così uno di questi ragazzi che si sentono più soli un giorno troverà le parole giuste e i giusti accordi per la libertà e l’ amore. A questo servono, brutto verbo, i poeti”. Sempre su “La Repubblica”, Ernesto Assante titola: “Uscirà il disco “live” – Ma con Pagani stava pensando a un ‘Requiem'”. “Fabrizio De André ha lasciato un disco pronto e la Bmg Ricordi lo pubblicherà nei prossimi mesi. Si tratta di un disco dal vivo, realizzato durante l’ultimo tour, nel concerto al Teatro Carlo Felice di Genova. Il disco, in realtà, sarebbe dovuto uscire in occasione delle feste natalizie, ma la malattia del cantautore aveva impedito che il progetto fosse portato a termine e i discografici ed i familiari di De André avevano preferito soprassedere, spostando la pubblicazione al 2001. Ora, invece, con il placet della moglie Dori Ghezzi e del figlio Cristiano, il disco verrà completato e nei prossimi giorni sarà decisa la tracklist e la data di pubblicazione. Un altro concerto dello stesso tour, quello del Teatro Brancaccio di Roma era stato invece filmato per diventare un home video: parte delle riprese, montate da De André stesso, sono andate in onda ieri sera su RaiDue, ma la versione completa sarà nei negozi tra qualche settimana. Il concerto verrà trasmesso in “pay per view” anche dalla Stream, domani, sabato e domenica, e l’intero introito verrà devoluto all’Istituto Nazionale per la ricerca sul cancro di Genova. De André non aveva ancora pianificato un album di canzoni nuove, ma aveva comunque pensato a un progetto di “Requiem per il Secolo” con Mauro Pagani. Al tempo stesso questo lavoro aveva cominciato a prendere forma in quattro suite, i “Notturni”, con la collaborazione del musicista Mark Harris e dell’autore Oliviero Malaspina. Ma il progetto resterà tale, come quello della collaborazione con Mina, per la quale Harris aveva già due anni fa preparato una canzone. Tra qualche settimana verrà anche ripubblicato un libro realizzato da Cesare G. Romana per la Sperling & Kupfer, un’ autobiografia, un lungo racconto in prima persona, che da tempo era introvabile. Antologie o cofanetti, per ora, non sono in programma e, come sottolineano i discografici, non ci sono canzoni inedite pronte per la pubblicazione”. (14 Gen 99)

Ieri Fabrizio De André è stato cremato; sui quotidiani in edicola oggi si descrive l’ultimo addio al cantautore. “La Stampa” nel titolo informa che “chiusi nella bara, accanto al corpo del cantautore, una sciarpa rossoblù dell’amato Genoa, un drappo azzurro come il mare, un naso da clown. “Era uno scherzo tra noi” ha spiegato Bepi Morgia, il regista degli show di De André”. Beppe Grillo, del quale De André era stato testimone di nozze, “ha risparmiato alla vedova, Dori Ghezzi, e ai figli Cristiano e Luvi, l’ultima, difficile prova: assistere, come vuole la legge, alla cremazione. Con lui, a dare l’estremo saluto a Fabrizio De André, Flavia, la vedova dell’avvocato Mauro De André, scomparso improvvisamente a Bogotà nell’89”. Sul “Corriere della Sera”, Mario Luzzatto Fegiz intervista Roberto Vecchioni, che “per la morte dell’amico Fabrizio ha rimandato l’uscita del suo album “Sogna ragazzo sogna” prevista per martedì scorso”. Il titolo dell’articolo è: “Vecchioni: ‘De André, il Pirandello della canzone'”: perché “Come lo scrittore odiava le finzioni, e ha trasformato la realtà in favola. Era un poeta: i suoi testi sono gli unici che reggono anche senza la musica. (. ) Il suo linguaggio non è per tutti. Eppure è stato il primo a creare vera partecipazione col pubblico”. (15 Gen 99)

Mentre su “Repubblica” Cristiano De André smentisce “Il Giornale”, che in un articolo pubblicato ieri sosteneva che parte dell’eredità dell’artista scomparso sarebbe destinata a diverse associazioni di Genova e Milano, tra cui una che aiuta le prostitute (<>), il “Corriere della Sera” evidenzia l’evento-tributo dedicato oggi al grande Fabrizio. Questa sera, al ‘Carlo Felice’ di Genova, è previsto l’estremo saluto dei fans con “Cent’anni busseremo alla tua porta”, un incontro che verrà aperto alle 18.00 da Fernanda Pivano con un’orazione funebre e che prevede, di seguito, la lettura delle liriche di De André da parte di Elisabetta Pozzi e Marco Sciaccaluga e, emozione permettendo, del figlio Cristiano, al quale toccherà leggere “Il suonatore Jones”, autoritratto in versi del padre. Concluderà in musica l’evento l’orchestra del ‘Carlo Felice’ diretta da Martin Turnovsky, che eseguirà la Sinfonia n. 3 di Beethoven, “L’Eroica”. Anche il Corriere interviene sul testamento, sottolineando che l’apertura è prevista lunedì 18 gennaio alle 12.00 a Milano, e chiude l’articolo sottolineando l’impennata delle vendite dei dischi “Creuza de ma” e “Live”: per loro si registra il tutto esaurito. (16 Gen 99)

Dei vari (e pochi) libri usciti a raccontare la vita e la musica di Fabrizio De André, quello che Cesare G. Romana – noto quotidianista e critico musicale de Il Giornale – ha pubblicato nel 1991 è forse il libro che più di ogni altro è riuscito a raccontare il cantautore genovese dall’interno. Merito di un’amicizia di vecchia data che si è tradotta in una serie di confidenze, in un racconto di De André che Romana ha trasformato in un volumetto, scritto sapientemente alternando considerazioni e ricostruzioni alle parole del musicista. Dall’infanzia in campagna nell’astigiano al tour di “Le nuvole”, penultimo album della discografia di De André, scorrono tutti i momenti principali della sua storia, accanto ai quali particolare risalto è dato alle vicende musicali, sottolineando la grande libertà dell’uomo-De André, prima ancora che dell’artista. Insomma, in questi giorni di tristi notizie e commemorazioni, “Amico fragile” è un libro prezioso, capace di raccontarvi con parole scelte, la vicenda e il carattere del più inimitabile dei nostri cantautori. E così è come lo stesso De André si racconta, parlando all’inizio del libro di Genova: “Genova per me è (. ) Lee Masters che già a scuola preferivo pericolosamente a Carducci; e Brassens e Brel cui devo se ho cominciato a fare questo mestiere che non è un mestiere, no davvero, semmai un modo di prendere, se devi lavorare, la strada che ti sembra più facile – per poi scoprire che gli ostacoli che credevi di avere scavalcato te li ritrovi tutti, due passi più avanti. E infine, come dicevo, Genova è anche il profumo e il sapore della sua cucina. Come quelli del pesto, che facciamo a Milano o in Gallura, io e Dori, mettendoci dentro tante noci perché non sappia di menta: come capita quando il pesto lo fai lontano da Genova. Perché solo il basilico di Genova ‘non ne sa’. E che altro? A me pare che Genova abbia la faccia di tutti i poveri diavoli che ho conosciuto nei suoi caruggi, gli esclusi che avrei ritrovato in Sardegna ma che ho conosciuto la prima volta nelle riserve della città vecchia, le ‘graziose’ di via del Campo e i balordi che potrebbero anche dar via la loro madre, per mangiare. I fiori che sbocciano dal letame. I senzadio per i quali chissà che Dio non abbia un piccolo ghetto ben protetto, nel suo paradiso, sempre pronto ad accoglierli”.