L’ultima visita prima del parto

È quando il medico valuta lo stato di salute di mamma e bebè e la donna impara a riconoscere i possibili segnali che annunciano il travaglio

La visita pre parto si esegue intorno alla 36ª-37ª settimana e serve a controllare che tutto proceda bene e che l’organismo materno si stia preparando al grande evento. Ulteriori controlli verranno effettuati solo se la mamma supera la soglia della 40ª settimana.

Come prepararsi alla nascita

È proprio in occasione dell’ultimo incontro con il ginecologo che si comincia a pianificare il parto, vale a dire a prevedere se sarà possibile realizzarlo in modo fisiologico, come accade nella maggior parte dei casi, o se si dovrà ricorrere a un cesareo. Particolarmente utili allo specialista sono i risultati degli ultimi esami effettuati: è infatti importante conoscere, nell’imminenza del travaglio, il valore di alcuni parametri del sangue come l’emocromo, il dosaggio degli anticorpi contro la rosolia e la toxoplasmosi e la concentrazione del ferro nel plasma. All’appuntamento occorre portare l’ultima ecografia effettuata tra la 32aª e la 34aª settimana di gestazione, che evidenzia un eventuale ritardo di accrescimento del feto, le condizioni della placenta e l’efficacia della circolazione uterina. È opportuno eseguire anche le prove di coagulazione del sangue, visto che a un certo punto del travaglio può essere praticata l’anestesia peridurale.

Il colloquio con il ginecologo

Come negli altri incontri, anche in quest’ultimo lo specialista parlerà con la futura mamma per aggiornarsi sul suo stato di salute. Rivolgerà pertanto alcune domande alla futura mamma, per esempio se soffre di frequenti mal di testa. Un sintomo, questo che può far sospettare l’anemia o una pressione arteriosa elevata. Si accerterà se ha problemi urinari o perdite vaginali che possono essere sintomo di un’infezione. In questo caso, il ginecologo prescriverà un’urinocoltura e un tampone vaginale per verificare la presenza dello Streptococco Bemolitico, il batterio che può infettare il bimbo durante il parto. Se i risultati delle analisi saranno positivi (avviene nel 20% dei casi), il medico annoterà sulla cartella clinica la necessità di eseguire una copertura antibiotica durante il parto, per via endovenosa. Fino a quel momento non è opportuno intervenire. La somministrazione di antibiotici prima del travaglio rischierebbe di selezionare batteri resistenti che potrebbero trasmettersi al bambino alla nascita, vanificando così le terapie.

La palpazione addominale

Con le mani il ginecologo eseguirà la cosiddetta manovra di Leopold. Palpando l’addome, potrà infatti valutare il tono dell’utero, verificare se il feto è posizionato longitudinalmente con il capo rivolto verso il basso, se una buona quantità di liquido amniotico avvolge ancora il nascituro e se la sua testa è impegnata nella prima parte del canale del parto. Nell’ipotesi che il bambino possa essere particolarmente grosso, sarà richiesta un’ulteriore ecografia per verificare il suo peso e le sue dimensioni. Nel caso il feto sia fuori misura (oltre i 4 chili), il parto potrà essere indotto prima del tempo. Se si valuta che la testa del bambino non può attraversare agevolmente il bacino della mamma potrà essere programmato un cesareo a partire dalla 38ª-39ª settimana di gravidanza. La manovra di Leopold serve tuttavia anche a raddrizzare un bebè posizionato obliquamente in utero, a portare cioè la sua testa verso il canale del parto. Il medico toccherà inoltre anche le caviglie della futura mamma per verificare se ci sono gonfiori. La ritenzione di acqua nei tessuti è un fenomeno piuttosto frequente durante il terzo trimestre e può destare preoccupazioni se è grave e accompagnato dall’alterazione di alcuni parametri del sangue, dalla presenza di proteine nelle urine o dalla pressione arteriosa elevata. Tutti segni che possono far presagire la comparsa di ipertensione gravidica o preeclampsia, condizione che richiede l’induzione del parto prima del tempo.

L’esame del collo dell’utero

L’ultima visita prevede anche la palpazione del collo dell’utero, che può aver subìto modificazioni dalle quali si può dedurre in modo approssimativo la data del parto. Si valuterà la sua consistenza, la sua lunghezza e la sua posizione. Se è diventato più morbido e/o accorciato, passando per esempio da 3 cm a 1,5 cm, e/o se ha cominciato a dilatarsi, probabilmente la donna darà alla luce il suo bambino prima della 40″ settimana di gravidanza. Il ginecologo verificherà inoltre la tonicità del perineo (la zona compresa tra ano e vagina), la presentazione del bambino, la sua discesa lungo il canale del parto ed eventuali perdite di liquido amniotico, di sangue e di infezioni locali.

Gravidanza: Quale Dieta, Quali Controlli, Quale Preparazione

Описание:
http://www.medicinaeinformazione.com/\nIl Prof. Roberto Corosu, Professore Associato di Ostetricia e Ginecologia all’Università La Sapienza di Roma ci parla di tutte le fasi della gravidanza, cominciando dai mesi che precedono il concepimento in cui è bene seguire una dieta corretta, smettere di fumare e assumere acido folico passando al primo trimestre in cui fare la prima ecografia e tutta una serie di controlli a seconda dell’età e delle condizioni della gestante, alla preparazione al parto con corsi in cui si affrontano gli aspetti pratici, clinici e psicologici della gravidanza e del parto fino al momento della nascita, in cui una donna può scegliere un parto naturale o un parto medicalizzato attraverso l’epidurale per l’analgesia. Senza trascurare la delicata fase dell’allattamento e come comportarsi con dieta e attività fisica per tornare in forma.

L’auscultazione del cuore fetale

Per confermare che la gravidanza prosegue bene, il medico rileverà il ritmo del cuore del nascituro, che deve essere costante e con una frequenza di 120-160 battiti al minuto.

La rilevazione della pressione arteriosa

Tra le varie indagini non potrà mancare il controllo della pressione sanguigna, che è comunque importante rilevare ogni mese per controllare che il suo valore minimo non superi i 90 mmHg. La registrazione di picchi elevati, soprattutto se accompagnati dalla comparsa di altri segni, non va mai sottovalutata. Può essere un sintomo dell’ipertensione gravidica, una malattia che inizia a manifestarsi nel corso del terzo trimestre e che si riscontra più di frequente nelle donne che già soffrivano di pressione arteriosa elevata o che avevano un peso eccessivo già prima della gestazione.

Gli ultimi consigli da seguire

Durante l’ultima visita, se la gravidanza procede bene il ginecologo ricorderà alla futura mamma quali sono i segni clinici da non sottovalutare (vedi riquadro nella pagina precedente) e si accerterà che sappia riconoscere i sintomi dell’inizio del travaglio. Le ricorderà di recarsi in clinica se avverte contrazioni regolari e dolorose, che si ripetono ritmi ogni 5-10 minuti per almeno un’ora. Inoltre, la futura mamma non dovrà esitare a farsi ricoverare se la borsa delle acque si rompe (anche senza contrazioni) e se il termine della gravidanza (42 settimane) è superato. In questo caso, comunque, già dalla 40ª settimana la mamma starà sotto osservazione: verrà concordato con lei il momento giusto per il suo arrivo al reparto di maternità.